Tombstones

This blind time of ours takes any breath away. There are natural disasters everywhere in the world, most of them caused by our starvation and we, instead of working to rescue the Earth and people, build social catastrophes from which no survivors are expected. We create distances and separations, conflicts and discriminations, we destroy what sense builds to assemble what sense should find abject. The Earth suffers, people lose the right to life and most bask in the words of deception and in the shine of golden mirrors that reflect only themselves.
How much incoherence, how much blindness, how much betrayal in this sort of repulsion towards the meaning of life! This is not a dilemma, it’s stupidity! There is no difficulty in choosing between what is good for yourself even if it causes harm to others and harm to yourself or others. This is about embodying the value you want to give to life in general, it’s something bigger than the individual, the individual selfishness. At stake are not personal interests, but those of the whole Earth, no expedient or strategy can ever save the individual.
This is the problem, we are no more able to think as a community but only as individuals. We have so lost the concept and thought of the other with us that we don’t realize how much we are actually damaging ourselves too. We have laid down the weapons of hope and put on the armor of the fleeting moment. We stopped building and found it easier to demolish. The ego has prevailed over the community to the point of destroying even the mere thought of it and we are no longer able to move together since everything becomes a dispute, everything is a reason to “measure”, everything is defined by the need to prevail not just to protect ourselves, but to annihilate the otherness that accompanies us. We have piled boulder upon boulder to make visible the image of our heart of stone and that of a static thought incapable of acting beyond our own self, but are we truly unaware of how much this inanity in freeing ourselves from the ego is causing the blindness of our gaze and the defeat of our being?
If we are no longer capable of a broad gaze, how can we imagine working together with another? And what do you build yourself? Buildings dilapidated and ready to collapse before the last stone has been laid.
Stone by stone we build our ivory tower, but each stone is like the placing of a tombstone upon the body of a lost humanity.

Toglie il respiro questo nostro tempo cieco. Ci sono disastri naturali ovunque nel mondo, la maggior parte causati dalla nostra inedia e noi, invece di operare per soccorrere la Terra e le persone, costruiamo catastrofi sociali dalle quali non si prospetta alcun sopravvissuto. Noi, creiamo distanze e separazioni, conflitti e discriminazioni, distruggiamo ciò che il senso edifica per assemblare ciò che il senso dovrebbe trovare abietto. La Terra soffre, le persone perdono il diritto alla vita e i più si crogiolano nelle parole dell’inganno e nel lustro di specchi dorati che riflettono solo sé stessi.
Quanta incoerenza, quanta cecità, quanto tradimento in questa sorta di repulsione verso il significato della vita! Questo non è un dilemma, è stupidità! Non c’è la difficoltà di scegliere tra ciò che è bene per sé anche se causa il male per gli altri e il male per sé o per gli altri. Qui si tratta di incarnare il valore che si vuole dare alla vita in generale, è qualcosa d più grande dell’individuo, del singolo, dell’egoismo. In gioco non ci sono gli interessi personali, ma quelli di tutta la Terra, nessun espediente o strategia potrà mai salvare l’individuo.
Questo è il problema, non siamo capaci di pensare come comunità ma solo come individui. Abbiamo talmente smarrito il concetto e il pensiero dell’altro insieme a noi che non ci accorgiamo di quanto stiamo in realtà danneggiando anche noi stessi. Abbiamo deposto le armi della speranza e indossato l’armatura dell’attimo che fugge. Abbiamo smesso di costruire e abbiamo ritenuto più semplice demolire. L’io ha prevalso sulla comunità al punto da annientarne persino il solo pensiero e non siamo più capaci di muoverci insieme poiché ogni cosa diventa disputa, ogni cosa è motivo di “misurarsi”, ogni cosa è definita dalla necessità di prevalere non per proteggersi soltanto, ma per annientare l’alterità che ci affianca. Abbiamo ammassato macigno su magigno per rendere visibile l’immagine del nostro cuore di pietra e quella di un pensiero statico incapace di agire oltre il proprio io, ma siamo davvero inconsapevoli di quanto questa inanità nel liberarsi dall’ego stia causando la cecità del nostro sguardo e la sconfitta del nostro essere?
Se non siamo più capaci di uno sguardo ampio, come possiamo immaginare di lavorare insieme a un altro? E che cosa si costruisce da soli? Edifici fatiscenti e pronti a crollare prima che l’ultima pietra sia stata deposta.
Pietra dopo pietra costruiamo la nostra torre d’avorio, ma ciascuna pietra è come la deposizione di una lapide sul corpo dell’umanità perduta.

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