Where Is Life?

Again another sleepless night due to the noises in a city street: screams, laughter, scooters and cars racing in the circuit of nowhere and towards nowhere.
It seems to me the picture of despair, not that of the joy of living!
Yet, I can not get nervous, while I feel, instead, so much pain. No, it is not the typical speech of “when I was young …”, transgression is a characteristic of every adolescence in every age, but it must be transgression, not commonplace without meaning.
My upset, the pain I feel, arises from a question that haunts me while I hear the coarse and meaningless voices, since this is what it is, lack of meaning: what remains of all this? What are you left with, young people lost in the no-sense of your discontent?
Staying on the street chatting until dawn is a beautiful experience that even has the mystical flavor of catharsis, almost a reappropriation of the spaces and time filled, during the day, by the frenzy of shopping, by the races behind the times of work and various commitments. Even the rumble of voices in the night, among the streets guarded between tall and dark buildings, even that can be pleasant and not annoying, giving back the taste of medieval mystery in the nights when daring knights tried their destiny … but it is not so what happens, there are no riders, but only boys without course and without imagination.
No one talks all night long, no one talks and tells himself, no one reveals the daytime and individual discomfort except in those clumsy and alcohol-filled screams that do not return their sense and reason, nor listen to the inner voice of their discomfort or feed the fire of the community against extreme individualism that continues to act and plague the hearts of those deluded spirits of freedom, but what freedom they betray in those hours of extreme madness that contribute to making the prison of being in everyday life darker.
What remains of these screaming nights? Nothing. Not the memory of the joy and of hours spent together with others than with oneself, albeit in a group; not the word given and received in the tender exchange between people who listen to each other; not a support for the next day weighed down, however, by the fumes of alcohol and disgust.
Only the drunken screams remain in which each one lulls himself into his malaise without finding a moment of respite; unbridled races remain in the physical circuit of a road that contributes to making one twist on oneself to the point of extreme suffocation.
There remains the bitter taste of personal solitude that does not die out in the drunken din that accompanies but does not help to share, a more sour taste because it is a loneliness that tears and dries up.
There remains the acrid stench of alcohol and vomit mixed with dog piss, but more miserable and more defrauding.
Here, what is missing in all its forms is the scent, the scent of life.

Ennesima notte insonne a causa dei rumori in una strada di città: urla, risate, motorini e macchine in corsa nel circuito del nulla e verso il nulla.
Mi sembra il quadro della disperazione, non quello della gioia di vivere!
Eppure, non riesco a innervosirmi, mentre provo, invece, tanta pena. No, non è il tipico discorso del “quando io ero giovane…”, la trasgressione è una caratteristica di ogni adolescenza in ogni epoca, ma di trasgressione si deve trattare, non di luogo comune senza significato.
Il mio turbamento, la pena che provo, nasce da una domanda che mi assilla mentre odo le voci sguaiate e senza senso, poiché di questo si tratta, di mancanza di senso: che cosa resta di tutto questo? Che cosa vi resta, giovani smarriti nel no-sense del vostro scontento?
Restare per la strada a chiacchierare fino all’alba è un’esperienza bella che ha persino il sapore mistico della catarsi, quasi un riappropriarsi degli spazi e del tempo riempiti, di giorno, dalla frenesia dell’acquisto, dalle corse dietro i tempi del lavoro e gli impegni vari. Persino il rimbombare delle voci nella notte, tra le strade custodite tra palazzi alti e oscuri, persino quello può essere piacevole e non fastidioso, restituire il gusto del mistero medievale nelle notti in cui arditi cavalieri tentavano il proprio destino… ma non è così che accade, non ci sono cavalieri, ma solo ragazzi senza rotta e senza fantasia.
Nessuno parlotta per tutta la notte, nessuno racconta e si racconta, nessuno rivela il disagio diurno e individuale se non in quelle urla sgraziate e piene di alcool che non restituisconi senno e ragione, né ascoltano la voce interiore del proprio disagio né alimentano il fuoco della comunità contro l’individualismo estremo che continua ad agire e a piagare il cuore di quegli spiriti illusi di libertà, ma che libertà tradiscono in quelle ore di estrema follia che contribuiscono a rendere più oscura la prigione dell’essere nel quotidiano.
Che cosa resta di queste notti urlate? Nulla. Non il ricordo della gioia e di ore trascorse insieme ad altri che a sé stessi, sebbene in comitiva; non la parola donata e ricevuta nel tenero scambio tra persone che si ascoltano; non un sostegno per il giorno successivo appesantito, invece, dai fumi dell’alcool e del disgusto.
Restano solo le urla ubriache in cui ciascuno culla sé stesso nel proprio malessere senza trovare un attimo di respiro; restano le corse sfrenate nel circuito fisico di una strada che contribuisce a fare attorcigliare su sé stessi fino all’estremo soffocamento.
Resta il sapore amaro della solitudine personale che non si spegne nel frastuono ubriaco che accompagna ma non aiuta a condividere, un sapore più aspro perché si tratta di una solitudine che lacera e inaridisce.
Resta il puzzo acre dell’alcool e del vomito mischiato al piscio dei cani, ma più misero e più defraudante.
Ecco, quello che manca in ogni sua forma è il profumo, il profumo della vita.

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