Nadine Gordimer: Storia di mio figlio

“Storia di mio figlio” (Feltrinelli, 2015) di Nadine Gordimer è un romanzo intenso che lascia nel lettore la sensazione di aver vissuto una storia dall’interno e che nella vita, in qualche modo misterioso, ogni cosa sia destinata a essere totalmente sconvolta prima che tutto torni al suo posto e al suo normale respiro.
È così che un figlio, un padre, una madre, una sorella e un’amante possono unire il proprio destino fino all’ultimo, inaspettato, fiato.
La storia di Will (il figlio), quella di Sonny (il padre), di Aila (una madre), di Baby (una sorella) e di Hannah (l’amante), non si incrociano semplicemente, ma si inseriscono in un circuito il cui movimento dà movimento alla vita dell’altro e la inserisce nel difficile periodo della rivolta contro l’apartheid in Sudafrica.
Will (chiamato così per volontà del padre, professore e appassionato lettore di Shakespeare), è un ragazzo dedito allo studio, ma che un giorno nel marinare la scuola poco prima degli esami finali fa una scoperta che cambierà per sempre la sua vita e condizionerà il rapporto con suo padre: al cinema, incontra proprio suo padre, ma lo incontra con la sua amante Hannah, una donna bianca che, come rappresentante di un’organizzazione per i diritti umani, è stata vicina al padre imprigionato per la sua attività contro l’apartheid.
Questo episodio e il desiderio di Will di proteggere la madre nascondendole ciò che aveva scoperto, saranno la base di ogni sviluppo della narrazione umana dei personaggi, ma anche il motivo affinché ciascuno dei personaggi riesca a liberare sé stesso dalle consuetudini del quotidiano e a trovare ciò che veramente desidera essere.
Sonny non nega mai di avere un’amante, sebbene con Aila finga sempre di partire per viaggi di lavoro. In realtà, tutti conoscono la verità, ma ciascuno lascia che la situazione modifichi la prospettiva della propria vita e scelga il suo proprio percorso, spesso in completa contraddizione con quello che si poteva prevedere o che sempre si era accettato come un dato di fatto.
Infatti, ciascuno dei personaggi intraprende un viaggio personale che lo porterà a cambiare. Baby tenterà un suicidio e se questo episodio incrinerà per sempre il rapporto tra Sonny e suo figlio Will, libererà invece Baby e, successivamente, la madre Aila. L’unico personaggio che sembra restare più solo, sebbene abbia un’amante e una vita politica di rilievo, è proprio Sonny che riesce a restare uguale a sé stesso poiché credeva profondamente nella sua azione di ribellione contro i soprusi e le discriminazioni, amava profondamente Aila sebbene la tradisse con Hannah, amava i figli e desiderava per loro il meglio. Eppure, è proprio Sonny che non si rende conto di quanto quella sua deviazione dalla routine abbia provocato una deflagrazione, portando tutti, tranne sé stesso, a scoprire una prospettiva diversa alla propria realtà.
Aila, da donna sempre presente e attenta al bene della famiglia, diventa un’attivista che finirà persino in prigione; Hannah sceglie la carriera abbandonando la sua relazione con Sonny; Baby, figlia prediletta di Sonny, lo abbandonerà senza neanche salutarlo e costruirà la propria vita; Will, ferito dal ruolo che il padre lo ha costretto a sostenere, non segue gli studi letterari che il padre avrebbe desiderato per lui e si laurea in Economia e Commercio; solo Sonny resterà allo stesso punto incapace di comprendere che cosa sia accaduto dei suoi progetti e delle sue attese.
Eppure, come detto in principio, il circuito è destinato a chiudersi e ricomporsi, poiché così è la vita. Proprio nell’atto di scrivere questa storia, l’io narrante, Will, risponderà alle aspettative di suo padre: diventare uno scrittore.
Una storia bella, che avvolge come un turbine sebbene tenda a non esaudire il desiderio del lettore di una maggiore introspezione dei personaggi; eppure, probabilmente, è proprio questo l’obiettivo dell’autrice, narrare la vita reale e personale che si incrocia e sovrappone con le vicissitudini politiche delle lotte in Sudafrica. Non c’è tempo per la psicologia e i ripensamenti, c’è solo il tempo per le scelte e la vita.
“Storia di mio figlio” (Feltrinelli, 2015) di Nadine Gordimer, una lettura a più strati che convince e ispira.

“Storia di mio figlio” (Feltrinelli, 2015) by Nadine Gordimer is an intense novel that leaves the reader with the feeling of having lived a story from the inside and that in life, in some mysterious way, everything is destined to be totally upset before everything returns to its normal place and to its normal breathing.
This is how a son, a father, a mother, a sister and a lover can join their destiny until the last, unexpected, breath.
The story of Will (the son), that of Sonny (the father), of Aila (a mother), of Baby (a sister) and of Hannah (the lover), do not simply cross, they are inserted in a circuit whose movement gives movement to the life of the other and places it in the difficult period of the revolt against apartheid in South Africa.
Will (named for the will of his father, professor and passionate reader of Shakespeare), is a boy dedicated to studying, but one day, while skipping school just before the final exams, he makes a discovery that will change his life forever and affect his relationship with his father: at the cinema, he meets his own father, but meets him with his mistress Hannah, a white woman who, as a representative of a human rights organization, has been close to her father imprisoned for his activities against the ‘apartheid.
This episode and Will’s desire to protect his mother by hiding what he had discovered from her, will be the basis of every development of the human narrative of the characters, but also the reason for each of the characters to free himself from the habits of everyday life and to find what truly want to be.
Sonny never denies that he has a mistress, although he always pretends to go on business trips with Aila. In reality, everyone knows the truth, but each lets the situation change the perspective of their life and choose their own path, often in complete contradiction with what could have been foreseen or had always been accepted as a fact.
In fact, each of the characters embarks on a personal journey that will lead him to change. Baby will attempt a suicide and if this episode will forever break the relationship between Sonny and his son Will, it will instead free Baby and, subsequently, her mother Aila. The only character who seems to remain more alone, although he has a mistress and a significant political life, is Sonny who manages to remain equal to himself because he deeply believed in his action of rebellion against abuses and discrimination, he loved deeply Aila although he cheated on her with Hannah, he loved his children and wanted the best for them. Yet, it is Sonny himself who does not realize how much that deviation from his routine has caused an explosion, leading everyone, except himself, to discover a different perspective to their reality.
Aila, from a woman who is always present and attentive to the good of the family, becomes an activist who will even end up in prison; Hannah chooses her career by abandoning her relationship with Sonny; Baby, Sonny’s favorite daughter, will abandon him without even saying goodbye and will build her own life; Will, wounded by the role that his father forced him to play, does not follow the literary studies that his father would have wanted for him and graduates in Economics and Commerce; only Sonny will remain at the same point unable to understand what has happened to his plans and his expectations.
Yet, as said in the beginning, the circuit is destined to close and recompose itself, since this is life. In the very act of writing this story, the narrator, Will, will respond to his father’s expectations: to become a writer.
A beautiful story, which winds like a whirlwind although it tends not to fulfill the reader’s desire for greater introspection of the characters; yet, probably, this is precisely the author’s goal, to narrate real and personal life that intersects and overlaps with the political vicissitudes of the struggles in South Africa. There is no time for psychology and second thoughts, there is only time for choices and life.
“Storia di mio figlio” (Feltrinelli, 2015) by Nadine Gordimer, a multi-layered reading that convinces and inspires.

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