Who We Are to Decide of Life and Death?

The news that reports the discovery of the bodies of some children and a woman brought back from the sea and abandoned on the sand of Zuara causes me a deep pain. The pain not only emotional and fleeting, but the pain of testimony. It is a story that I heard told by the boys and girls with whom I spoke for a long time before writing my novel “Il vento trascina” (Nulla die, 2020), it is their experience, the experience of their gaze and tears pour out as of experienced fear. I read the newspaper and I felt like I was reading a story written by me, but lived by those who crossed that desert and that only by chance or by the strength of their resistance was able to overcome. It is the desert of violence and indifference of those who, as a distant and distracted spectator, only care to foment hatred and oblivion. It is the desert where next to every dead body lies a piece of soul not only of those who lived that story, but also of those who got naked and felt just as small and vulnerable in front of that experience. On what basis do we presume to be able to decide who has the right to live and choose their life? Those bodies abandoned on the sand tell us the story of a betrayal, the betrayal of the value of humanity. Those bodies have a name that we will probably never know, but those bodies also have my name and in the sense of emptiness of my despair, I implore from those bodies for forgiveness and from every institution and person to stop confusing power and politics and remember the value and profound meaning of the community.

La notizia che riporta il ritrovamento dei corpi di alcuni bambini e di una donna riportati dal mare e abbandonati sulla sabbia di Zuara mi provoca un dolore profondo. Il dolore non solo emotivo e passeggero, ma il dolore della testimonianza. È una storia che mi sono sentita narrare dai ragazzi e ragazze con cui ho dialogato a lungo prima di scrivere il mio romanzo “Il vento trascina” (Nulla die, 2020), è la loro esperienza, l’esperienza del loro sguardo e delle lacrime versate come della paura provata. Leggevo il giornale e mi sembrava di leggere una storia scritta da me, ma vissuta da chi quel deserto lo ha attraversato e che solo per caso o per la forza della propria resistenza è riuscito a superare. È il deserto della violenza e dell’indifferenza di chi, spettatore distante e distratto, ha cura solo di fomentare odio e oblio. È il deserto dove accanto a ogni corpo morto, giace un pezzo di anima non solo di chi quella storia l’ha vissuta, ma anche di chi si è messo a nudo e dinanzi a quell’esperienza si è sentito altrettanto piccolo e vulnerabile. In base a che cosa presumiamo di poter decidere chi abbia diritto di vivere e scegliere la propria vita? Quei corpi abbandonati sulla sabbia ci raccontano la storia di un tradimento, il tradimento del valore dell’umanità. Quei corpi hanno un nome che probabilmente non conosceremo mai, ma quei corpi hanno anche il mio nome e nel senso di vuoto della mia disperazione, imploro da quei corpi il perdono e da ogni istituzione e persona di smettere di confondere potere e politica e ricordare il valore e il significato profondo della comunità.

Un pensiero su “Who We Are to Decide of Life and Death?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.