Fighting for Dignity

My fight for resistance gradually turns into a fight for dignity.
There must be a point beyond which one cannot go, one must not go out of respect for the sick person and so as not to put him in a position to find himself alone in facing the truth that it pains everyone to recognize.
Too often the cure can turn into excess, but this, if it responds to the good selfishness of the loved ones and to the wise professional instinct for the cure on the part of the doctors, produces discouragement to those who undergo those cures tired that they never end and aware that they cannot be decisive.
Delaying the end in suffering is, I think, worse than the end itself, at least for me.

La mia lotta per la resistenza si trasforma via via in lotta per la dignità.
Deve esserci un punto oltre il quale non si può andare, non si deve andare per rispetto del malato e per non metterlo nella condizione di ritrovarsi da solo ad affrontare quella verità che brucia a tutti riconoscere.
Troppo spesso la cura può trasformarsi in eccesso, ma questo, se risponde all’egoismo buono degli amati e al saggio istinto professionale per la cura da parte dei medici, produce sconforto a chi quelle cure subisce stanco che non finiscano mai e consapevole che non possono essere risolutive.
Ritardare la fine nella sofferenza è, penso, peggio della fine stessa, è così per me, almeno.

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