The World’s Smile

I was looking for the smile of the world this morning.
I was looking for it in the last stars and in the dim and timid moon that struggled but insisted on showing itself again in the increasingly voracious and warm light of that dominating sun.
I was looking everywhere for the smile of the world, in the flowers that blossomed on the balconies and in those still closed that nourish hope; I looked for it in the chirp of the hungry little birds and in the festive chirping of the birds that brought them their food.
Those smiles weren’t enough for me and I kept looking for the smile of the world, with breathlessness, wherever my gaze could rest, among natural and vital things and also among immobile and abandoned objects … rag doll with no arms peeking through the remains of poorly collected garbage.
Thus, even the roar of the engine of a car moving away became for me the reason and distress of my search. Reason, for the awareness that if on that car there was the smile I was looking for, I hadn’t caught it even though I was aware that a life was beginning its daily journey and I hoped it would find its smile; anguish, because if there was a smile, it certainly escaped my gaze and I had not grasped its beauty.
Then, my attention began to shift to the sounds of awakening in the hitherto silent and sparse homes. The beep of an alarm clock that calls to routine duty, or the calm voice of a woman and a man who confide each other in the morning their dreams of the night; and then, the quiet breathing of a child still resting, so in contrast to the distorted voice from the neutral speakers of a television. There was also the voice of a mother who invited her son to get up to go to school or the clash of the first shutters of the morning refreshments (bars, pastry shops,) that welcome the first customers among inviting aromas that awaken that circuit of give and take, good morning goodbye and thanks that several times during the day will make them appear among the delightful aromas and flavors of those who can be nourished even if there are many who are left alone to look and hope.
Everywhere I looked for that smile, even fearing that it had disappeared from the world, too forced by the daily and individual habits and vicissitudes to fade away in gestures repeated from memory, without strength, courage, desire to be and find an extra smile.
Yet, the certainty of that everything that often moves by wasting its energies in ephemeral things and chasing goods that are not good, has given me the certainty of the awakening of life that in many different ways resumes to shed light on time, or even just to drag on waiting for something to happen anyway.
It was then that my gaze stopped on the image reflected in the window pane; it is my image, that curious and restless gaze that searches everywhere for the meaning of every voice and every face is mine.
My eyes are lively, at times sincerely worried about the emptiness around them that they cannot fill, but also full of light and expectation and energy so that that breathless search for the breath and the smile of the world never runs out and that look never stops, never stop believing in the existence of a smile.
Well, I found it!
The smile of the world is in my gaze, it is in its tender caress that approves and encourages, supports and stimulates people over time to give shape and structure to their smile so that the gaze of the world is illuminated by it.
It is in my gaze the smile of the world which, grateful, invokes not to be forgotten and to find in other gazes the same light of perseverance and the courage to build hope and certainty of freedom.

Cercavo, stamattina, il sorriso del mondo.
Lo cercavo nelle ultime stelle e nella luna fioca e timida che stentava ma insisteva a mostrarsi ancora nella luce sempre più vorace e calda di quel sole dominatore.
Cercavo ovunque il sorriso del mondo, nei fiori sbocciati sui balconi e in quelli ancora chiusi che alimentano la speranza; lo cercavo nel pigolio degli uccellini affamati e nel cinguettio festoso degli uccelli che portavano loro il cibo.
Quei sorrisi non mi bastavano e continuavo a cercare il sorriso del mondo, con affanno, ovunque il mio sguardo potesse posarsi, tra le cose naturali e vitali e anche tra gli oggetti immobili e abbandonati… un cane al passeggio col suo padrone o la bambola di pezza senza braccia che fa capolino tra i resti della spazzatura mal raccolta.
Così, anche il rombo del motore di un’auto che si allontana diventava per me motivo e angustia del mio cercare. Motivo, per la consapevolezza che se su quell’auto c’era il sorriso che cercavo, io non lo avevo colto anche se ero consapevole comunque che una vita cominciava il suo percorso quotidiano e speravo che trovasse il suo sorriso; angustia, poiché se un sorriso c’era, di certo era sfuggito al mio sguardo e non ne avevo colto la bellezza.
Allora, la mia attenzione ha cominciato a spostarsi sui suoni del risveglio nelle case fino a quel momento silenziose e scarne. Il beep di una sveglia che richiama al dovere routinario, o la voce calma di una donna e di un uomo che si confidano al mattino i sogni della sera; e poi, il respiro tranquillo di un bambino che riposa ancora, così in contrasto con la voce falsata dagli altoparlanti neutri di un televisore. C’era anche la voce di una madre che invitava il figlio ad alzarsi per andare a scuola o il clangore delle prime saracinesche dei ristori mattutini (bar, pasticcerie,) che accolgono tra aromi invitanti i primi avventori che risvegliano quel circuito di dare e avere, di buongiorno arrivederci e grazie che più volte nel corso del giorno faranno il loro apparire tra i profumi e i sapori diletti di chi si può nutrire anche se in tanti sono quelli che restano solo a guardare e a sperare.
Ovunque ho cercato quel sorriso, temendo persino che dal mondo fosse sparito, troppo costretto dalle consuetudini e dalle vicissitudini quotidiane e individuali a spegnersi nei gesti ripetuti a memoria, senza forza, coraggio, desiderio di essere e trovare un sorriso in più.
Eppure, la certezza di quel tutto che si muove spesso sprecando le proprie energie in cose effimere e rincorrendo beni che non sono il bene, mi ha dato la certezza del risveglio della vita che in tanti modi diversi riprende a fare luce sul tempo, o anche appena a trascinarsi nell’attesa che qualcosa comunque si compia.
È stato allora che il mio sguardo si è fermato sull’immagine riflessa nel vetro della finestra; è la mia immagine, è mio quello sguardo curioso e inquieto assieme che cerca ovunque il senso di ogni voce e ogni volto.
I miei occhi sono vivaci, a tratti sinceramente preoccupati per il vuoto intorno che non possono colmare, ma anche pieni di luce e di attesa e di energia affinché quel cercare affannoso il respiro e il sorriso del mondo non si esaurisca mai e mai smetta quello sguardo, mai smetta di credere nell’esistenza di un sorriso.
Ecco, l’ho trovato!
È nel mio sguardo il sorriso del mondo, è nella sua carezza tenera che approva e incoraggia, sostiene e stimola le persone nel tempo a dare forma e struttura al proprio sorriso affinché di esso si illumini lo sguardo del mondo.
È nel mio sguardo il sorriso del mondo che, grato, invoca di non essere dimenticato e di trovare in altri sguardi la stessa luce di perseveranza e il coraggio di costruire speranza e certezza di libertà.

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