Just a Little Bit of Magic

Yes, there are days when something magical can only do well. A magic beyond the magic wand or spells and magic formulas. We need that magic that is born within each person whose strength and power we have forgotten absorbed as we often are in crying over the fragmentary and fragmented contingent in which we have lost the search for essence and essential. A little magic, then, is to light a smile on the lips curled downwards and make a light shine in the absorbed and gloomy eyes. It doesn’t take much, less than you think, just the purity of love, that love and that purity that, somewhere, cannot have completely abandoned us. It is magic, then, a kind word or respectful silence, involving and enveloping listening and dignified and mild words. The disinterested gaze and the soft caress of innocence are magic. The modesty and ardor with which one loves and believes in life is magic, the dream of a good that is nothing but good, complete in itself, free and sincere, is magic. It is magic a hand extended to support your tired heart and the strong shoulder on which you rest your pain and your crying. The day and the night, the light and the dark, the dawn and the sunset, the sun and the moon, sister, are magic that, kindly, accompany the broken rest of every heart that welcomes hope.

Ebbene sì, ci sono giorni in cui qualcosa di magico non può che fare bene. Una magia oltre la bacchetta magica o i sortilegi e le formule magiche. Abbiamo bisogno di quella magia che nasce dentro ciascuna persona la cui forza e il cui potere abbiamo dimenticato assorti come spesso si è nel piangere sul frammentario e frammentato contingente in cui abbiamo smarrito la ricerca dell’essenza e dell’essenziale. Una piccola magia, allora, è accendere un sorriso sulle labbra incurvate verso il basso e far splendere una luce negli sguardi assorti e cupi. Non ci vuole tanto, meno di quello che si crede, basta la purezza dell’amore, quell’amore e quella purezza che, da qualche parte, non può averci del tutto abbandonato. È magia, allora, una parola gentile o il silenzio rispettoso, l’ascolto coinvolgente e avvolgente e la parola dignitosa e mite. È magia lo sguardo disinteressato e la carezza tenue dell’innocenza. È magia il pudore e l’ardore con cui si ama e si crede nella vita, è magia il sogno di un bene che non è che il bene, completo in se stesso, gratuito e sincero. È magia una mano tesa per sorreggere il tuo cuore stanco e la spalla forte su cui appoggi il tuo dolore e il tuo pianto. È magia il giorno e la notte, la luce e il buio, l’alba e il tramonto, il sole e la luna, sorella, che, gentili, accompagnano il riposo affranto di ogni cuore che accoglie la speranza.

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