Patrizia Ciribè: L’idillio tra l’uomo e l’ombra

L’idillio tra l’uomo e l’ombra (Nulla die, 2016) di Patrizia Ciribè non è solo un bel libro, ma un libro bello. Un libro di quelli che restano tra i libri cari, un libro che attraverso il linguaggio netto, preciso, mai eccessivo ma non misurato, mette in scena il linguaggio segreto del non detto, di ciò che si sa esista, ma di cui non è lecito fare parola. È questo linguaggio sommerso, questa narrazione segreta che rende questo libro davvero un buon libro e questa storia una realtà che tutti viviamo sebbene spesso sommersa in rappresentazioni oniriche di un «io» che abbiamo messo a tacere.

È così, con questo gioco delle parti tra segreto e rivelazione, che i protagonisti, Elena e Alex, affronteranno la propria esistenza scoprendone e di volta in volta rivelandone aspetti sommersi che confondono e spingono a chiedere chi siano davvero e, chi siamo noi da osservatori, certo, ma anche da lettori che in qualche modo osservano i propri segreti come se appartenessero ad altri.

Il dolore di Elena, la sua impossibilità (non incapacità) di mostrarsi unica ma duplice si confronta con un silenzio e un dolore persino più nascosto di Alex. Infatti, sebbene il dolore di Alex si manifesti con maggiore controllo e con più spietata apparenza, esso rivela una pari fragilità accresciuta, forse, dall’età e dal pensiero di aver rinnegato sé stesso per fuggire dal suo vuoto e da una storia che lo ha reso estraneo alla sua stessa vita. Elena, invece, vive una vita sdoppiata, la sua è una esistenza che percorre due binari opposti e paralleli, ma in nessuno dei due percorsi riesce a trovare sé stessa, ma solo la negazione della sua esistenza.

Potranno Elena e Alex scoprire una dimensione di verità? O meglio, potranno comprendere chi sono davvero e riappacificarsi con la propria storia così come con sé stessi? Una sola condizione potrebbe salvarli, forse, avere il coraggio di rinnegare la propria vita per cambiare. Alex, allora, scopre nell’amore questa possibilità. Tutto il vissuto può essere riscattato dall’amore che prova per Elena al punto da rivelarle il suo vero nome, da compiere azioni che non avrebbe mai considerato, mostrando di comprendere nelle parole e nei gesti la condizione di Elena e riuscire ad amare la sua fragilità. Riuscirà Elena a fare la stessa scelta?

La vita, talvolta, misteriosamente lega e scioglie legami possibili e percorre vie diverse da quelle che si possono immaginare. Scegliere di essere uomo (persona) o ombra non sempre è una scelta facile, eppure da questa scelta dipende il destino degli altri, di quelli che ci amano spesso non riamati a sufficienza come di quelli che pretendono di amarci, ma scelgono quale parte di noi amare. Così, la vita degli altri resta coinvolta. È il destino di Gianni, marito di Elena. Sarà sua la scelta finale se essere uomo o ombra in questo idillio tra chiaro e scuro dove spesso l’ovvio e il giusto soccombono all’oscuro mistero della propria debolezza.

L’idillio tra l’uomo e l’ombra (Nulla die, 2016) di Patrizia Ciribè è un romanzo che pone tante domande, una più forte delle altre: è davvero il bisogno di amore quello che ci lega agli altri? Certo non è da escludere, ma c’è qualcosa di più, anche questo è un segreto al limite tra coscienza e incoscienza, ed è il bisogno di dare amore e non riceverne soltanto, di trovare la persona che possa pienamente comprendere chi siamo e ad essa donare il nostro bisogno di amare.

Alex vicino alla morte, Elena nel pieno della vita, entrambi in ricerca, entrambi soli, rappresentano una umanità che si divide tra essere e apparire nella quale spesso l’ombra è più forte dell’essere. È la rappresentazione del circolo della vita che non sembra volersi chiudere, eppure, la vita, a un certo punto chiede conto e non sempre il risultato è quello che ci si aspettava.

L’idillio tra l’uomo e l’ombra (Nulla die, 2016) di Patrizia Ciribè, lo consiglio davvero.

Patrizia Ciribè’s L’idillio tra l’uomo e l’ombra (Nulla die, 2016) is not only a beautiful book, but a book beautiful. A book of those that remain among the dear ones, a book that through the clear language, precise, never excessive but not measured, stages the secret language of the unsaid, of what is known to exist, but of which it is not lawful make word. It is this submerged language, this secret narration that makes this book a really good book and this story a reality that we all live although often submerged in dreamlike representations of an “I” that we have silenced.

It is so, with this game of the parts between secret and revelation, that the protagonists, Elena and Alex, will face their own existence by discovering and revealing from time to time submerged aspects that confuse and push to ask who they really are and who we are as observers , of course, but also as readers who somehow observe their secrets as if they belonged to others.

Elena’s pain, her impossibility (not inability) to show herself unique but twofold confronts an even more hidden silence and pain than Alex. In fact, although Alex’s pain manifests itself with greater control and with more ruthless appearance, it reveals an equal fragility increased, perhaps, by age and by the thought of having denied himself to escape from his emptiness and from a history that has alienated from his own life. Elena, on the other hand, lives a split life, hers is an existence that runs along two opposing and parallel tracks, but in neither of the two paths can she find herself, but only the denial of her existence.

Can Elena and Alex discover a dimension of truth? Or rather, will they be able to understand who they really are and reconcile with their own story as well as with themselves? One condition alone could save them, perhaps, have the courage to deny their lives to change. Alex then discovers this possibility in love. All the experience can be redeemed by the love she feels for Elena to the point of revealing his real name, to perform actions that she would never have considered, showing that she understands Elena’s condition in words and gestures and manages to love her fragility . Will Elena make the same choice?

Life, sometimes, mysteriously binds and loosens possible bonds and travels different paths from those that can be imagined. Choosing to be man (person) or shadow is not always an easy choice, yet the fate of others depends on this choice, those who love us often not loved enough as those who claim to love us, but choose which part of us to love. Thus, the lives of others remain involved. It is the fate of Gianni, Elena’s husband. It will be his final choice whether to be a man or a shadow in this idyll between light and dark where the obvious and the right often succumb to the dark mystery of their weakness.

Patrizia Ciribè’s L’idillio tra l’uomo e l’ombra (Nulla die, 2016) is a novel that asks many questions, one stronger than the others: is it really the need for love that binds us to others? Of course it is not to be excluded, but there is something more, this is also a secret on the border between consciousness and unconsciousness, and it is the need to give love and not only receive it, to find the person who can fully understand who we are and to it will give our need to love.

Alex near death, Elena in the midst of life, both in search, both alone, represent a humanity that divides itself between being and appearing in which the shadow is often stronger than being. It is the representation of the circle of life that does not seem to want to close, yet life, at a certain point, asks for an account and the result is not always what was expected.

L’idillio tra l’uomo e l’ombra (Nulla die, 2016) by Patrizia Ciribè, I really recommend it.

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