Dario Leone: Identità liquida, disagio Solido

La casa editrice Nulla Die pubblica un interessante volume del sociologo Dario Leone, Identità liquida, disagio solido (2019), nel quale è analizzata la società contemporanea e l’efferata globalizzazione che si è risolta nella debilitazione delle relazioni e di una realtà in cui ciascuno possa trovare la propria direzione. 

Il testo, accompagnato dalla Prefazione di Massimo Zamboni, prende le mosse dal concetto di società liquida, studiato e suggerito da Zygmunt Bauman, per trovare nel disagio una forma di solidità altrettanto alienante.

L’autore, Dario Leone, percorrendo la via della società globalizzata che diviene società individualizzata, individua nell’uomo contemporaneo la difficoltà di porsi in relazione con se stesso avendo di sé non l’immagine reale, ma quella della visione dell’altro che spesso non corrisponde alla realtà, ma neanche a una pseudo realtà poiché questa è in continuo e molteplice divenire.

La mancanza di comunicazione con sé e con l’altro, sembra corrispondere alla perdita di valore del linguaggio stesso, valore ormai differito al denaro che, per giunta, nella congiuntura sociale ed economica attuale, è esso stesso liquido e variabile e persino immateriale (si pensi alla nuova economia virtuale).IMG_0898

Poiché tutto diviene immateriale (= meno oggettivo), è complesso riuscire a riconoscere la realtà e ribellarsi. Difatti, anche la lotta di classe diventa un effimero “urlarsi contro”, e  libertà diventa astensione!

Ciò che davvero è venuto a mancare è il legame con il prossimo; persino la crescente solitudine sembra dare più soddisfazione della relazione all’interno di una comunità che nei fatti non esiste (si pensi all’uso dei social a tutti i livelli). La politica persino abusa dei social per far credere in una comunità superiore e ampliata che sia in grado di scegliere, laddove nella realtà il cittadino si ritrova sempre più solo ed isolato.

È d’obbligo chiedersi come sia stato possibile che una minoranza possa aver definito una tale liquidità relazionale e  indotto un tale dissolvimento. La risposta è che probabilmente si è inventato un disagio costante reso solido e sempre più consistente proprio perché incapaci di costruire ideologie e confronto reale.

«Il disagio diviene l’unico compagno di vita», presume l’autore, l’unico da essere così radicato e diffuso da essere solido. Il disagio non è transitorio, ma presente e condizionante, diventando anche struttura della personalità. Esso debilita l’immagine di sé e l’immagine che l’altro ha del nostro sé verso la quale si tende per identificarsi; il disagio porta il sé nella dimensione del «l’in-esistere» mentre contemporaneamente rende gli altri inesistenti. È il caos!

Un caos che produce e sposta nella vita virtuale uno pseudo equilibrio cui il sé e l’altro possano apparentemente appartenere e riequilibrarsi, ma si tratta di «un equilibrio virtuale», appunto, e come tale anch’esso inesistente.

Che fare?, si chiede e chiede l’autore. Sembra mancare un’alternativa.

Dario Leone, esperto sociologo, suggerisce un ritorno a se stessi e a quei valori che possano performare l’impegno di ciascuna vita; propone di sostituire, cioè, il disimpegno che sfocia in disumanizzazione con una responsabilità auto ed etero diretta che restituisca umanità all’uomo.

Un saggio interessante con cui confrontarsi e da cui prendere spunti di riflessione.

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