Waitings

Life is a path of waiting: waiting for the beginning and waiting for the end of everything.
Waiting for the beginning is a formula for research and enrichment, waiting for the end is awareness and a proposal to be able to go one step further.
Waiting should never be passive, neither in one direction nor in the other, because it is the responsibility towards the mystery of life which must be given a new name each time.
Waiting is not suspension, but pondering and an opportunity for discernment.
Waiting is the patience of recognizing oneself as imperfect but, in the same way, perfectible.
The wait is the reunion with the truth and the freedom of one’s heart and, long or short, it should never be disdainfully labeled as much as, instead, loved in the loyalty of its difficulty, in freeing oneself from the ephemeral to become capable enough and strong enough to find and consolidate the essence.
Every uneasiness, every check-up, every sampling of my now sick time, I await it in the anxiety of the beginning, but it translates into the anxiety of the end since each outcome could begin to tell a different story from the previous one and from the previous one. Yet, no voice can remain unheard and each voice tells its truth of that moment and only that, no matter how much this changes the overall perception you have of your time.
I don’t have the presumption to pretend that every expectation is easy for me, on the contrary, it makes me more and more nervous, yet I know that, in any case, I’m ready to face the change until the next time.
This time of mine is like this, a continuous trust in its flow without recriminations or hatred, often with tiredness and disillusionment, but never with the anger of someone who feels violated.
In reality, what I really want is for me to be freed from the control of the body to allow my wings to be free to take the trajectory of their flight.
I don’t feel anxious about waiting for the end, on the contrary, it is in it that I see the apex of my freedom and I would like those who love me, if they really love me, to renounce selfish love and understand and love my desire for freedom. It’s difficult, I know; a demand, perhaps, but certainly the awareness that I’m tired of enduring pain without it ever being satisfied.
How many times have I given up, how often have I placed myself in second, third, last place! Now, my soul longs forever and to be free from the physical control of a pain that is but the beautiful dress of a deeper and older suffering that has no name because it knows and has embodied all names and now only asks to be abandoned.

La vita è un percorso di attese: l’attesa dell’inizio e l’attesa della fine di ogni cosa.
L’attesa dell’inizio è formula di ricerca e arricchimento, quella della fine è consapevolezza e proposta dipoter andare un passo più oltre.
L’attesa non dovrebbe mai essere passiva, né in un verso né nell’altroperché essa è la responsabilità verso il mistero della vita cui ogni volta è necessario dare un nome nuovo.
L’attesa non è sospensione, ma ponderazione e occasione di discernimento.
L’attesa è la pazienza del riconoscersi imperfetti ma, allo stesso modo, perfettibili.
L’attesa è il ricongiungimento con la verità e la libertà del proprio cuore e, lunga o breve che sia, mai dovrebbe essere sdegnosamente etichettata quanto, invece, amata nella lealtà della sua difficoltà, nello svincolarsi dall’effimero per diventare capace a sufficienza e forte abbastanza da trovare e consolidare l’essenza.
Ogni malessere, ogni controllo, ogni prelievo di questo mio tempo ormai malato, lo attendo nell’ansia dell’inizio, ma si traduce nell’ansia della fine poiché ciascun esito potrebbe cominciare a narrare una storia diversa dalla precedente e dalla precedente ancora. Eppure, nessuna voce può restare inascoltata e ogni voce narra la sua verità di quel momento e solo di quello, non importa quanto questo muti la percezione complessiva che tu hai del tuo tempo.
Non ho la presunzione di fingere che ogni attesa mi sia lieve, anzi, mi innervosisce sempre di più, eppure so che, in ogni caso, sono pronta ad affrontarne il cambiamento fino alla prossima volta.
Questo mio tempo è così, un continuo affidarsi al suo scorrere senza recriminazioni né odio, spesso con stanchezza e disillusione, ma mai con la rabbia di chi si sente violato.
In realtà, quello che desidero davvero, è che io sia liberata dal controllo del corpo per dare la possibilità alle mie ali di essere libere di prendere la traiettoria del loro volo.
Non provo ansia per l’attesa della fine, anzi, è in essa che intravedo l’apice della mia libertà e vorrei che chi mi ama, se davvero mi ama, rinunciasse all’amore egoista e comprendesse e amasse il mio desiderio di libertà. È difficile, lo so; una pretesa, forse, ma certamente la consapevolezza che sono stanca di sopportare il dolore senza che questo si appaghi mai.
Quante volte ho fatto delle rinunce, quanto spesso mi sono messa al secondo, terzo, ultimo posto! Ora, la mia anima anela all’infinito e a essere libera dal controllo fisico di un dolore che non è che il vestito bello di una sofferenza più profonda e antica che non ha nessun nome poiché conosce e ha incarnato tutti i nomi e che ora chiede solo di essere abbandonata.

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