Giorgio Perilli: La Passione di Cristo

Il saggio di Giorgio Perilli “La Passione di Cristo” (Tangram ed. scien.) con la cura editoriale di Claudio Tugnoli, pur trattando un tema di elevata profondità teologica, lo fa con l’accuratezza della semplicità di chi vuole parlare non solo a degli specialisti, ma a chiunque desideri accostarsi a un tema tanto complesso e multisfaccettato a prescindere dal proprio credo. Direi che ci riesce bene.
La figura di Gesù, infatti, pur senza trascurarne la divinità, è affrontata nella dimensione umana del dolore, nella sua crudezza (spesso trascurata come forma di discrezione, probabilmente), nella sua capacità di perseguire un obiettivo che va oltre se stesso e di essere in funzione dell’altro e dell’amore universale.
Così, affrontando la narrazione filologica e storica (come comprovato dalle competenti ed eccelse citazioni che l’autore impiega per ampliare e approfondire il dialogo con il lettore) della vita di Gesù dall’arresto alla Resurrezione, il lettore si trova dinanzi un quadro in cui il dolore dell’altro diventa necessariamente responsabilità delle proprie scelte e invito alla ponderazione e al discernimento delle proprie azioni prima che queste siano compiute.
L’umanità di Gesù, messa in rilievo dalla sua breve vita nella relazione con ogni altro, è qui ben posta in evidenza nelle fasi salienti della sua sofferenza che trova motivo di esistere nella paziente sopportazione del proprio atroce ed innegabile dolore in nome del bene e della salvezza dell’altro.
Quanto attuale è questo messaggio! Quanto terribilmente rinnegato!
Non è difficile per il lettore, ritrovarsi, quindi, nel tradimento di Giuda quanto nella paura, l’indifferenza e il rinnegare degli apostoli o anche dei seguaci violenti e blasfemi che accompagnano Gesù lungo tutto il percorso fino al patibolo.
Eppure, la presenza della madre Maria, che rappresenta il dolore umano di una madre per un figlio che è uomo sebbene entrambi sappiano che c’è un oltre rispetto a quella condizione comprensibile da tutti, è altrettanto condivisibile.
C’è il disorientamento dello stesso Pilato, incapace di prendere una posizione dettata dalla coscienza dando a questa solo un breve spiraglio di luce presto ricoperto dal buio del consenso che diventa assenza. Assenza di cura, di amore, di lungimiranza, di onestà.
C’è la confusione della guardia che, per prima, dopo la morte di Gesù sente di poterne riconoscere la divinità in questo coinvolgendo tutti i curiosi, due volte infedeli: prima per aver rinnegato colui che avevano seguito e amato e, poi, per rinnegare la responsabilità della morte di Gesù semplicemente nascondendone la vergogna nel percuotersi il petto.
La Resurrezione indica un ritorno che solo chi è stato capace di entrare nel profondo di se stesso ricercando il messagio di verità può comprendere e diffondere.
Si parla del dolore concreto, di quello che l’arte e le iconografie tendono a nascondere, si tratta di un dolore umano di un uomo che ha saputo ergersi al di sopra della propria fragilità per amore e per obbedienza, un uomo capace di perdonare e di continuare ad amare gli innocenti senza abbandonare i colpevoli.
“La Passione di Cristo” (Tangram ed. scien.) di Giorgio Perilli è un libro da leggere con cura accogliendone i molteplici spunti di riflessione.

Giorgio Perilli’s essay “La Passione di Cristo” (Tangram scien. ed.) with the editorial care of Claudio Tugnoli, while dealing with a theme of great theological depth, does so with the accuracy and simplicity of one who wants to speak not only to specialists, but to anyone who wishes to approach such a complex and multifaceted topic regardless of their beliefs. I’d say it does it well.
The figure of Jesus, in fact, without neglecting his divinity, is addressed in the human dimension of pain, in his rawness (often neglected as a form of discretion, probably), in his ability to pursue an objective that goes beyond himself and to be in function of the other and of universal love.
Thus, facing the philological and historical narration (as proven by the competent and excellent quotations that the author uses to broaden and deepen the dialogue with the reader) of the life of Jesus from his arrest to the Resurrection, the reader finds himself before a picture in which the pain of the other necessarily becomes the responsibility of one’s choices and an invitation to ponder and discern one’s actions before they are completed.
The humanity of Jesus, highlighted by his short life in relationship with each other, is here clearly highlighted in the salient phases of his suffering which finds reason to exist in the patient endurance of one’s own atrocious and undeniable pain in the name of good and of the salvation of the other.
How timely this message is! How terribly renegade!
It is not difficult for the reader, therefore, to find himself in the betrayal of Judas as much as in the fear, indifference and renegade of the apostles or even of the violent and blasphemous followers who accompany Jesus all the way up to the scaffold.
And yet, the presence of the mother Mary, who represents the human pain of a mother for a son who is a man even though both know that there is something beyond that condition that is understandable by all, is equally acceptable.
There is the disorientation of Pilate himself, unable to take a position dictated by conscience by giving it only a brief glimmer of light which is soon covered by the darkness of consent which becomes absence. Absence of care, of love, of foresight, of honesty.
There is the confusion of the guard who, for the first time, after Jesus’ death feels able to recognize his divinity in this involving all the curious, twice infidels: first for having denied the one they had followed and loved and, then, to responsibility for Jesus’ death simply by hiding his shame in beating his chest.
The Resurrection indicates a return that only those who have been able to enter the depths of themselves in search of the message of truth can understand and spread.
We speak of concrete pain, of what art and iconography tend to hide, it is a human pain of a man who has been able to rise above his own fragility for love and obedience, a man capable of forgiving and to continue to love the innocent without abandoning the guilty.
“La Passione di Cristo” (Tangram ed. scien.) by Giorgio Perilli is a book to be read with care, welcoming its many points of reflection.

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