The Flow of Life

Life often flows elusive and incomprehensible, full of mystery and coincidences that profoundly affect the path of a person as well as that of another, of each other.
Death, in these times, seems to prevail and wrap itself around the life of those who perceive it as close as if it were a membrane that protects and does not divide everything from nothing.
Events overlap and the other’s life becomes your own life and thus his death.
Together we go through the pain and anguish, together we try not to succumb to the rhythm of loss and let it sing the hymn to life instead.
While one suffers from the detachment, the other faces new sentences and yet another becomes aware of his lifelong dependence on those drugs that should preserve health, but which, instead, still lead to death, but only one step further slow.
If everything begins with a cry, everything ends with a gasp, no one can escape this truth, no one should pretend not to take it into account.
In reality, that wailing is not life nor that rattle is death.
Life is everything that fits between those extremes and death is everything that begins after both for those who go and for those who stay.
Life and death, the extremes of a time that is actually eternal that one must learn to be worthy of.
We search so much for eternity and we don’t realize that it already belongs to us precisely in the awareness of that infinity of which the first cry and the last gasp are nothing but the announcement and the invitation.
We smile at the first gasp without realizing how much that is a cry of pain, while we cry at the last gasp regardless of whether that is the sign of a serene reconciliation and a beneficial reunion.
Life and death, a single thread that recites the verses of our single song.

La vita scorre spesso inafferrabile e incomprensibile, ricca di mistero e coincidenze che incidono profondamente sul percorso di una persona come su quello di un’altra, di ogni altra.
La morte, in questi tempi, sembra prevalere e avvolgersi alla vita di quelli che la percepiscono vicina come fosse membrana che protegge e non divide il tutto dal niente.
Gli eventi si accavallano e la vita dell’altro diventa la tua stessa vita e così la sua morte.
Insieme si percorre il dolore e l’angoscia, insieme si cerca di non soccombere al ritmo della perdita e lasciare che questo intoni, invece, l’inno alla vita.
Mentre uno soffre per il distacco, l’altro affronta nuove condanne e un altro ancora si rende consapevole della sua dipendenza a vita da quei farmaci che dovrebbero preservare la salute, ma che, invece, accompagnano comunque alla morte, ma solo a un passo più lento.
Se tutto inizia nel vagito, tutto si conclude nel rantolo, nessuno può sfuggire a questa verità, nessuno dovrebbe fingere di non tenerne conto.
In realtà, non è quel vagito la vita nè quel rantolo la morte.
Vita è tutto ciò che si inserisce tra quegli estremi e morte è tutto ciò che comincia dopo sia per chi va sia per chi resta.
Vita e morte, gli estremi di un tempo in realtà eterno di cui bisogna imparare a essere degni.
Si cerca tanto l’eternità e non ci si accorge che essa già ci appartiene proprio nella consapevolezza di quell’infinito di cui il primo vagito e l’ultimo rantolo non sono che l’annuncio e l’invito.
Si sorride per il primo vagito senza rendersi conto di quanto quello sia un urlo di dolore, mentre si piange per l’ultimo rantolo incuranti che quello sia il segno di una serena riconciliazione e di un benefico ricongiungimento.
Vita e morte, un filo unico che recita i versi del nostro unico canto.

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