Think Right

Anxiety and the expectation of a new beginning are full of mystery and hope although these are accompanied by the doubt of being able to see completed the work that has so much value in the depths of one’s heart.
And yet, as we know, what matters is not so much the goal as the path built and lived to reach it; what matters is the honesty and dignity with which one has not given up in the face of obstacles; what matters is not having kept silent or denied oneself the truth but rather having patiently accepted and embraced its vicissitudes and pain.
I never stopped loving my life, not even when I asked myself on several occasions and on several occasions what was the use of living, not even when the pain was so strong that I was tired of it and wanted the end.
I have not hated my life, not even when the weight of memory undermined its beauty or when the void opened up before me showing me the depth of the abyss into which I could have fallen if I had lost respect for myself and for the love that I tried to build.
I don’t feel betrayed by life even now that the ups and downs of cancer scatter my often limping and uncertain gait with emptiness.
I don’t know how to hate, but often I long for detachment.
Detachment from what is useless, from fictions, from lies, from the opportunists that appear like mushrooms and disappear like snow at the first ray of sunshine.
Detachment from the inessential, from time wasted chasing after interest and not chasing innocent children in love with a blade of grass that bends but doesn’t break before the fury of an imperious and contrary wind.
Here, I feel like that blade of grass, fragile with innocence, charged by the violent breath of life that bends me but does not deny me and I do not deny life because it allows me to learn to know and recognize the tumult of innocence and the satisfaction of honor, of living with honor and honesty, diligence and dignity, kindness and serenity every pain, every shoot of life or death that clings to me and calls me by name.
Loving the life that flees, without nostalgia; to love the life he loves, without fear; love the life that passes, without fear; love the life that awaits, without shame.
Loving life, that’s all. You love for the love and not for what you get out of it; we love for freedom and not to be prisoners of labels, of blackmail (do ut des); you love for love and that’s enough.

L’ansia e l’attesa di un nuovo inizio sono prodighe di mistero e di speranza sebbene questi si accompagnino al dubbio di riuscire a vedere completata l’opera che tanto valore ha nel profondo del proprio cuore.
Eppure, si sa, ciò che conta non è tanto la meta quanto il percorso costruito e vissuto per raggiungerla; ciò che conta è l’onestà e la dignità con cui non ci si è arresi dinanzi agli ostacoli; ciò che conta è non aver taciuto né negato a sé stessi la verità ma averne, anzi, accolto e abbracciato pazientemente le vicissitudini e il dolore.
Non ho mai smesso di amare la mia vita, neanche quando a più riprese e in più occasioni mi sono chiesta a che cosa servisse vivere, neanche quando il dolore è stato così forte da esserne stanca e desiderare la fine.
Non ho odiato la mia vita, neanche quando il peso della memoria ne ha minato la bellezza o quando il vuoto mi si è aperto dinanzi mostrandomi la profondità dell’abisso in cui avrei potuto precipitare se avessi perso il rispetto per me stessa e per l’amore che ho cercato di costruire.
Non mi sento tradita dalla vita neanche ora che gli alti e i bassi del cancro disseminano di vuoto il mio incedere spesso claudicante e incerto.
Non so provare odio, ma spesso desidero il distacco.
Distacco da ciò che è inutile, dalle finzioni, dalle menzogne, dagli opportunisti che compaiono come funghi e spariscono come neve al primo raggio di sole.
Distacco dall’inessenziale, dal tempo sprecato a rincorrere l’interesse e non al rincorrersi innocente dei bambini innamorati di un filo d’erba che si piega ma non si spezza dinanzi alla furia del vento imperioso e contrario.
Ecco, mi sento come quel filo d’erba, fragile di innocenza, caricato dal soffio violento della vita che mi piega ma non mi rinnega e io non rinnego la vita poiché essa mi permette di imparare a conoscere e riconoscere il tumulto dell’innocenza e l’appagamento dell’onore, del vivere con onore e onestà, diligenza e dignità, gentilezza e serenità ogni dolore, ogni virgulto di vita o di morte che a me si abbranca e che mi chiama per nome.
Amare la vita che fugge, senza nostalgia; amare la vita che ama, senza timore; amare la vita che passa, senza paura; amare la vita che aspetta, senza vergogna.
Amare la vita, e basta. Si ama per l’amore e non per quello che se ne ricava; si ama per la libertà e non per essere prigionieri delle etichette, del ricatto (do ut des); si ama per l’amore e questo basta.