A Game of Words

Yesterday I was playing a banal game, what would be the first three words I read in three different books and taken at random (one for each book) and how to compose them into something that had a logic. My chance was “losing” from my “Giulia”, “tried” from A. Gurnah’s “Sulla riva del mare” and “an idea” from A. Gramsci’s “Notebooks from prison”. Difficult composition! Who knows, I thought, maybe it could be “he tried (to) lose an idea”, but I was more convinced by “(the) losing tried (in the sense of being proof of) an idea”. Who knows, mystery of my unconscious. Trying to lose an idea is difficult for me, but often losing has been proof for me that fighting for an idea is worthwhile and right and involves getting back up and continuing to fight. Maybe.

Ieri giocavo un gioco banale, quali sarebbero state le prime tre parole che avrei letto in tre libri diversi e presi a caso (una per ciascun libro) e come comporle in qualcosa che avesse una logica. Sono capitate “perdere” dal mio “Giulia”, “provava” da “Sulla riva del mare” di A. Gurnah e “un’idea” da “Quaderni dal carcere” di A. Gramsci. Difficile composizione! Chissà, ho pensato, forse potrebbe essere “provava (a) perdere un’idea”, ma mi convinceva di più “(il) perdere provava (nel senso di essere prova)un’idea”. Chissà, mistero del mio inconscio. Provare a perdere un’idea mi è difficile, ma spesso perdere è stato per me la prova che lottare per un’idea è meritevole e giusto e implica il rialzarsi e continuare a lottare. Chissà.