Recurrence

The recurrence! This omnipresent enemy, even when it’s not there.
Every check, from the simplest to the most complicated, becomes a source of anxiety for everyone, including me, of course.
It’s like perceiving the constant and invisible presence of a specter, the ghost of recidivism, in fact, which allows you to live fully only up to a certain point. It’s a ghost ready to let out its terrifying scream even in the most starry and lucid night.
The recurrence is also like a lasso ready to grab you by the neck with such force that not even the liveliest foal could stop it, get rid of it to continue following the desired route. No, the spirit of that bond does not subside, it is stronger than your maximum strength, it is impetuous and violent and longs to destroy your possible freedom, it limits your gaze and your breathing.
Yet even this anxiety teaches us something and makes us stronger.
Teach to be patient, to imagine possible reactions for every eventuality, to give full value to the present time, to desire the breath of the one you love to imprint it well in your memory so that it never comes out again.
Anxiety, though exhausting, shows that one’s finiteness is a harbinger of infinity.
Anxiety, even if it repeats itself and repeats itself again, indicates how to stay grounded and love every beginning as every end.
Sure, it’s undeniable, anxiety also hurts.
It hurts if you can’t be present to yourself and handle it. It hurts when it is accentuated in the gaze of those you love and you remain helpless because you cannot erase it despite your desire to do so, despite the fact that you don’t want to see those you love suffer.
It hurts because it’s tired, because we’re human and, at a certain point, we wish everything was more defined, but then, thinking about it, you tell yourself that there is nothing in life that is completely defined. Nothing, everything is varied and changeable, everything can happen unexpectedly, everything can cause the pain we would like to avoid.
Yet, when it comes to diseases like cancer, everything seems marked and programmed, every gesture becomes epic, heroic, while it’s just a different form of everyday life that doesn’t make us special as it shouldn’t make us more lonely.

La recidiva! Questo nemico onnipresente, anche quando non c’è.
Ogni controllo, dal più semplice al più complicato, diventa motivo di ansia per tutti, anche per me, ovviamente.
È come percepire la presenza costante e invisible di uno spettro, il fantasma della recidiva, appunto, che consente di vivere pienamente solo fino a un certo punto. È un fantasma pronto a lanciare il suo urlo terrificante anche nella notte più stellata e lucida.
La recidiva è anche come un lazo pronto ad afferrarti per il collo con una forza tale che neanche il più vivace puledro potrebbe fermarlo, liberarsene per continuare a segure la rotta desiderata. No, lo spirito di quel laccio non si placa, è più forte della tua massima forza, è irruento e violento e anela a distruggere la tua possibile libertà, limita il tuo sguardo e il tuo respiro.
Eppure, anche quest’ansia insegna qualcosa e rende più forti.
Insegna a essere pazienti, a immaginare reazioni possibili per ogni eventualità, a dare valore pieno al tempo presente, a desiderare il respiro di chi ami per imprimerlo bene nella memoria affinché non ne esca mai più.
L’ansia, anche se estenuante, mostra che la propria finitezza è un presagio dell’infinito.
L’ansia, anche se si ripete e si ripete ancora, indica come restare con i piedi per terra e amare ogni principio come ogni fine.
Certo, è innegabile, l’ansia fa anche male.
Fa del male se non si riesce a essere presenti a sé stessi e gestirla. Fa del male quando si accentua nello sguardo di chi ami e tu resti impotente poiché non ti è possibile cancellarla nonostante il tuo desiderio di farlo, nonostante tu non voglia vedere soffrire coloro che ami.
Fa del male perché stanca, perché siamo umani e, a un certo punto, vorremmo che tutto fosse più definito, ma, poi, pensandoci, ti dici che nella vita non c’è cosa alcuna che sia completamnte definita. Nulla, tutto è vario e mutevole, tutto può accadre in modo inatteso, tutto può causare quel dolore che vorremmo evitare.
Eppure, quando si tratta di malattie come il cancro, ogni cosa sembra segnata e programmata, ogni gesto diventa epico, eroico, mentre si tratta solo di una diversa forma del quotidiano che non rende speciali come non dovrebbe rendere più soli.