The Eternal Sea

I would never get tired of looking at the sea, I see it even when it’s not in front of my eyes, I see it because I feel it inside.
The sea is inside me.
An ocean of emptiness and fullness, an oasis that reveals itself and helps, a voice that calls and is never silent. The sea.
The shy embrace on the shore that wraps together sand and shells and footprints that don’t erase memory; the soft caress of the wind on the hull of a boat that goes away never to return; the fearless and roaring slap of the storm deaf to tears and pain. The sea.
The horizon where the gaze gets lost and imagines and dreams of adventures in love; the pressing and calm silence broken only by the incredulous laughter of those stars who are not afraid to mirror themselves in the depths of what has a meaning. The sea.
Sovereign flight of seagulls, albatrosses indicating the current, meowing of cats waiting on the dock for their share of the catch they receive, giving in return the infinite thanks of a satisfied meow. The sea.
Waves that rise, waves that hide, calm that soothes, emptiness that fills itself with solitude and omens while, on the beach, irreverent voices do not hear and steal the beauty of a life that fades away. Only the laughing voices of the children appease the hidden, invisible, composed cry of the sea.

Non mi stancherei mai di guardare il mare, lo vedo anche quando non è dinanzi ai miei occhi, lo vedo perché lo sento dentro.
Il mare è dentro di me.
Un oceano di vuoto e di pieno, un’oasi che si rivela e soccorre, una voce che chiama e mai tace. Il mare.
Il timido abbraccio sulla riva che avvolge insieme sabbia e conchiglie e impronte che non cancellano memoria; la carezza morbida del vento sullo scafo di una barca che si allontana per non più tornare; lo schiaffo impavido e ruggente della tempesta sorda alle lacrime e al dolore. Il mare.
L’orizzonte in cui lo sguardo si perde e immagina e sogna avventure innamorate; il silenzio incalzante e calmo rotto solo dalle risate incredule di quelle stelle che non temono di specchiarsi nella profondità di ciò che un senso lo ha. Il mare.
Volo sovrano di gabbiani, albatros che indicano la corrente, miagolio di gatti che sulla banchina aspettano la loro parte del pescato che ricevono donando in cambio l’infinito grazie di un miagolio appagato. Il mare.
Onde che sorgono, onde che nascondono, calma che occulta, vuoto che si riempie di solitudine e presagi mentre, sulla spiaggia, voci irriverenti non odono e rubano la bellezza di una vita che si spegne. Solo le voci ridenti dei bambini placano l’urlo nascosto, invisibile, composto, del mare.