Culture Is Not a Game To Win

How sad this widespread impossibility / inability to do something without having a profit. Dedicating yourself to someone else’s work not to dialogue and gratify them, but to show off is somewhat out of place and means that you cannot imagine a possible dialogue between yourself and others since what matters is only the image of yourself.
An image you want to create, a narcissistic self-representation very reckless, actually, since only fools or those who are equally “loser” narcissists can consider real and just waiting to receive the same treatment.
This is a very widespread attitude, sadly widespread, in every sector of life and it always disappoints me; when this occurs in situations where the dialogue on culture, which should be an opportunity to spur reflection and exchange of ideas, is debased by self-attraction, this dismays me.
Immediately, culture ceases to be a proposal, a bridge, a possibility for developing awareness through knowledge and encounter. When this happens, all that is witnessed is the antithesis of culture, that is, it is not its construction, but its demolition.
What a shame!
Everything happens without any respect towards the real interlocutors (speaker and who assists) and eliminating any possibility of dialogue between the speaker and the listener. Even sadder when this behavior denotes not only immorality and inadequacy, but ignorance and deviation from the proposal and the context it should be dealing with, for the sole sake of showing off… culture as a show, in short, but a show whose there is nothing left.
Being next to another during a conference does not allow you to abuse the space of visibility granted to perform by taking time away from others. It takes respect, awareness, balance, humility, intuition and listening skills to guide and build a dialogue that leaves a good impression on those who participate and opens up new paths of research and discovery.
It takes formal and factual competence to build culture, but, I wonder, is this still what is desired? Is it culture to exhibit yourself? I fear, in reality, that it is only its destruction.
In its depth, culture is a value and, as such, it must be treated and cared for and cultivated and nourished with the bread of human and social principles far superior to the selfishness and exhibition of the individual.
Culture is not a race to be won since it, in fact, implies responsibility towards those who listen and no armchair should remain empty of meaning.

Che tristezza questa diffusa impossibilità/incapacità di fare qualcosa senza averne un tornaconto. Dedicarsi al lavoro di un altro non per dialogarne e gratificarlo, ma per mettersi in mostra è alquanto fuori posto e significa che non si riesce a immaginare un dialogo possibile tra sé e gli altri poiché ciò che conta è solo l’immagine di sé.
Un’immagine che si vuole creare, una rappresentazione narcisista di sé molto incauta, in realtà, poiché solo gli sciocchi o coloro che sono ugualmente dei narcisi “sfigati” possono considerare reale e giusta in attesa di ricevere lo stesso trattamento.
Questo è un atteggiamento molto diffuso, tristemente diffuso, in ogni settore della vita e mi delude sempre; quando questo si verifica in situazioni in cui il dialogo sulla cultura, che dovrebbe essere occasione di sprone alla riflessione e confronto delle idee, viene svilito dall’attrazione di sé per sé, questo mi sgomenta.
Immediatamente, la cultura smette di essere proposta, ponte, possibilità per sviluppare coscienza attraverso la conoscenza e l’incontro. Quando questo accade, tutto ciò cui si assiste è l’antitesi della cultura, cioè non ne è la costruzione, ma la sua demolizione.
Che peccato!
Tutto accade senza rispetto alcuno verso i veri interlocutori (chi parla e chi assiste) e sopprimendo ogni possibilità di dialogo tra chi parla e chi ascolta. Più triste ancora quando questo comportamento denota non solo scostumatezza e inadeguatezza, ma ignoranza e deviazione dalla proposta e dal contesto di cui si dovrebbe trattare, per il solo gusto di mettersi in mostra… cultura come spettacolo, insomma, ma uno spettacolo di cui non resta niente.
Essere accanto a un altro durante una conferenza non consente di abusare dello spazo di visibilità concesso per esibirsi sottraendo tempo agli altri. Ci vuole rispetto, consapevolezza, equilibrio, umiltà, capacità di intuizione e ascolto per guidare e costruire un dialogo che lasci un buon segno in chi vi partecipa e apra nuovi percorsi di ricerca e scoperta.
Ci vuole competenza formale e di fatto per costruire cultura, ma, mi chiedo, è ancora questo ciò che si desidera? È cultura esibire sé stessi? Temo, in realtà, che sia solo la sua distruzione.
Nella sua profondità la cultura è un valore e, come tale, va trattata e curata e coltivata e nutrita con il pane dei principi etci, umani e soicali ben superiori all’egoismo e all’esibizione dell’individuo.
La cultura non è una gara da vincere poiché essa, infatti, implica la responsabilità verso coloro che ascoltano e nessuna poltrona deve restare vuota di senso.

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