What Is and What Appears

There is a complexity in my head that words cannot explain. On the one hand, the image of new emotions, on the other, the difficulty of giving them an understandable form.
I guess this could be the thought of a volcano about to erupt…of course, if the volcano could think.
The need to bring out all that is inside of oneself collides with the perception that one’s fire could have consequences for the lives of others as well as one’s own.
Every day I would like to break through that wall of apathy that I feel growing around me, but every day I wonder why I should.
Every day I tell myself that I have to slowly finish the writings I’m working on, but every day I ask myself why I should do it.
The uncertainty of time, not just that of my time, leads me to think that everything is useless, even breathing.
And yet, if my breathing stopped and my heartbeat stopped, everything I started would remain suspended and incomprehensible.
Yet if I stopped fighting the apathy that gripped me, I would also stop listening to the voices and stories I promised not to betray.
It takes an act not of courage, but of strength and perseverance to get back on the road, it takes the perception of still believing in oneself, it takes the patience of resistance and the ability to look at the life of the other as well as one’s own ; it takes the desire not to get lost and not to betray the soul and reason of my writing.
The meaning of all this is inside and outside of me, but what is outside must once again be able to penetrate the heart weakened by pain and surrendered to the tiredness of this journey which seemed too long and hard to me.
Do I have the strength? I don’t know, but maybe I shouldn’t ask myself while I have to offer the little or nothing that I am and that I have despite everything and, who knows, maybe thanks to everything.
The pen in my hands, therefore, returns to being like the baton in the hands of an orchestra conductor who knows how to put differences together without feeling subjugated but, on the contrary, aware that the seed of ‘harmony.
Or, that pen is like a brush in the hands of an artist who knows how to dose strength and color to animate and give light to his work of art, to the mystery of his life.
Do I have the strength? I don’t know, but maybe I just have to let go and, once again, let the voices submerged in the oblivion of meaning let themselves be heard and dispel this uncertain hum of my tired heart.

C’è nella mia testa una complessità che le parole non riescono a spiegare. Da una parte, l’immagine di nuove emozioni, dall’altra, la difficoltà di dare loro una forma comprensibile.
Immagino potrebbe essere questo il pensiero di un vulcano in procinto di eruttare… ovviamente, se il vulcano potesse pensare.
Il bisogno di tirare fuori tutto quello che c’è dentro di sé si scontra con la percezione che il proprio fuoco potrebbe avere conseguenze sulla vita degli altri oltre che sulla propria .
Ogni giorno vorrei sfondare quel muro di apatia che sento crescere attorno a me, ma ogni giorno mi chiedo perché dovrei farlo.
Ogni giorno mi dico che devo portare a termine piano piano gli scritti cui sto lavorando, ma ogni giorno mi chiedo perché dovrei farlo.
L’incertezza del tempo, non solo quella del mio tempo, mi induce a pensare che tutto sia inutile, persino il respiro.
Eppure, se il respiro tacesse e il battito del cuore si fermasse, tutto ciò che ho iniziato resterebbe sospeso e incomprensibile.
Eppure, se smettessi di lottare contro l’apatia che mi assale, smetterei anche di ascoltare le voci e le storie che ho promesso di non tradire.
Ci vuole un atto non di coraggio, ma di forza e perseveranza per riprendere il cammino, ci vuole la percezione di credere ancora in sé stessi, ci vuole ancora la pazienza della resistenza e la capacità di guardare alla vita dell’altro oltre che alla propria; ci vuole il desiderio di non perdersi e non tradire l’anima e la ragione della mia scrittura.
Il senso di tutto questo è dentro e fuori di me, m ciò che è fuori deve nuovamente riuscire a penetrare il cuore indebolito dal dolore e come arreso alla stanchezza di questo viaggio che mi è sembrato troppo lungo e duro.
Ne ho la forza? Non so, ma forse non devo chiedermenlo mentre devo offrire il poco o nulla che sono e che ho nonostante tutto e, chissà, forse grazie a tutto.
La penna tra le mie mani, dunque torna a essere come la bacchetta tra le mani di un direttore d’orchestra che sa mettere insieme le differenze senza sentirsene soggiogato ma, anzi, consapevole che dalla sua costanza e fiducia e perseveranza possa scaturire il seme dell’armonia.
Oppure, quella penna, è come il pennello tra le mani di un artista che sa dosare forza e colore per animare e dare luce alla sua opera d’arte, al mistero della sua vita.
Ne ho la forza? Non so, ma forse devo solo lasciarmi andare e, ancora una volta, lasciare che le voci sommerse nel dimenticatoio del senso, si lascino ascoltare e dissipino questo ronzio incerto del mio cuore stanco.