That Veil Between Us

There is a veil which separates me from the others and which does not allow either me or them to fully understand the emotions and expressions of that new dialogue which is established between life and death.
It is not a veil woven and hoisted to divide, neither by my hand nor by the hand of others, but it is only the evidence of a detachment which, however sweet and loving, must be verified and asks to be accepted.
We draw close to each other, despite the veil. We perceive each other’s aroma; we can scrutinize, even without fully grasping, the lines of pain that for different reasons mark all faces and every face. And yet, it is never possible to make the gesture of total union because that soft veil, albeit harsh, not only separates, but makes the real thickness of the other’s life impalpable, confusing its linearity and tortuosity. We love each other, but the veil remains.
As I look from my side of the veil at them, I see movement and evidence of affection and love, but they always seem further behind my need that gallops away at my pipe dreams.
I imagine that from their vantage point the same could happen but on the contrary, they see the effervescent and tumultuous race I’m engaged in without being able to reduce the distance between me and the eternal.
I see them stay and look at me, holding out their hands as if they wanted to hold me back, suffering from the distance which, unavoidably, grows. I see them and I carry all this love within me not only as a caress that comforts, but as a light that illuminates the dark path that slowly opens before me.
I am their forward, mine is still unknown.

C’è un velo che mi separa dagli altri e che non consente né a me né a loro di comprendere fino in fondo le emozioni e le espressioni di quel dialogo nuovo che si instaura tra la vita e la morte.
Non è un velo tessuto e issato per dividere, né per mia mano né per mano altrui, ma è solo l’evidenza di un distacco che, per quanto dolce e amorevole, deve essere verificato e chiede di essere accolto.
Ci avviciniamo gli uni agli altri, nonostante il velo. Percepiamo il reciproco aroma; possiamo scrutare, anche senza cogliere pienamente, le rughe di dolore che per ragioni diverse segnano tutti i volti e ogni volto. Eppure, non è mai possibile compiere il gesto dell’unione totale poiché quel velo morbido, sebbene aspro, non solo separa, ma rende impalpabile lo spessore reale della vita dell’altro confondendone linearità e tortuosità. Ci amiamo, ma il velo resta.
Se guardo dal mio lato del velo verso di loro, vedo movimenti e testimonianze d’affetto e d’amore, ma sembrano sempre più indietro rispetto al mio bisogno che cavalca al galoppo i miei sogni irrealizzabili.
Immagino che dal loro punto di osservazione possa accadere lo stesso ma al contrario, vedono l’effervescente e tumultuosa corsa in cui sono impegnata senza poter ridurre la distanza che c’è tra me e l’eterno.
Li vedo restare a guardarmi, a tendere le loro mani come se volessero trattenermi, a soffrire per la distanza che, ineluttabile, cresce. Li vedo e porto dentro di me tutto questo amore non solo come carezza che consola, ma come luce che illumina il cammino oscuro che lentamente mi si apre dinanzi.
Io sono il loro avanti, il mio è ancora sconosciuto.