A Dream of Serenity

I would just like to see more serene, sincere faces all around and around, dedicated to doing and giving the best of themselves to make society better in a common action, from the highest to the lowest steps.
I would like to see faces devoted to meaning and life and the meaning of life rather than that of quantity and money.
I would like to see and breathe that kind of serenity that doesn’t erase obstacles, but that makes everyone more capable of facing them, overcoming them, falling and getting up again with the courage not to give up. I would like that serenity that can allow everyone, absolutely everyone, to face all the challenges of their daily life, many of which do not allow you to choose.
I wish they could be faced with greater deliberation and awareness and without the pressure of hatred that grows out of all proportion and of competition with no direction other than the abyss of oneself.
You hate without even knowing who you hate and why you hate yourself. We hate to hate, to keep our distance, to set boundaries between ourselves and the other in the presumption of always being on the right side and with the belief that they protect, while instead limiting and imprisoning.
We hate because we are prisoners of ourselves, of indifference and fear. You hate yourself because you refuse to acknowledge the other’s story and his voice, because you fear that letting yourself go to good means showing weakness and yielding. We hate ourselves because it is easier to refuse than to question ourselves and try to be stronger in the role play because it is believed that hatred has this power.
Yet, that’s not the case. The power of hatred is the impoverishment and misery of conscience. It is to isolate by making oneself alone. Unfortunately, this is convenient for many and in the narcissistic society of egolatry being alone gives the illusion of being above.

Vorrei solo vedere tutto intorno e a largo giro volti più sereni, sinceri, dediti a fare e dare il meglio di sé stessi per rendere migliore la società in un’azione comune, dagli scalini più alti a quelli più bassi.
Vorrei vedere volti dedicati al senso e alla vita e al significato della vita più che a quello della quantità e del denaro.
Vorrei vedere e respirare quel tipo di serenità che non cancella gli ostacoli, ma che rende tutti più capaci di affrontarli, superarli, cadere e rialzarsi con il coraggio di non arrendersi. Vorrei quella serenità che possa consentire a tutti, ma proprio a tutti, di affrontare tutte le sfide del proprio quotidiano, molte delle quali non consentono di scegliere.
Vorrei che si potesse affrontarle con maggiore ponderatezza e consapevolezza e senza la pressione dell’odio che cresce a dismisura e della competizione senza direzione alcuna se non l’abisso di sé stessi.
Si odia senza neanche sapere bene chi si odia e perché si odia. Si odia per odiare, per mantenere le distanze, per fissare dei confini tra sé e l’altro nella presunzione di essere sempre dalla parte giusta e con la convinzione che essi proteggano, mentre invece limitano e imprigionano.
Si odia perché si è prigionieri di sé stessi, dell’indifferenza e della paura. Si odia perché si rifiuta di riconoscere la storia dell’altro e la sua voce, perché si teme che lasciarsi andare al bene significhi mostrare debolezza e cedibilità. Si odia perché è più facile rifiutare che mettersi in discussione e tentare , nel gioco delle parti, di essere più forti perché si ritiene che l’odio abbia questo potere.
Eppure, non è così. Il potere dell’odio è l’impoverimento e la miseria della coscienza. È quello di isolare rendendo soli. Purtroppo, a molti fa comodo così e nella narcisista società dell’egolatria essere soli dà l’illusione di essere al di sopra.

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