Root and Flower

Why be only a flower and not a root?
The beauty of a flower has no comparison, you look at it and see life flowing through its petals and offering itself as a gift to the insects that multiply its sign in the fervor of their spreading pollen everywhere around them.
Yet, where does so much beauty come from? What sap refreshes its whiteness?
The roots are the balsamic viaticum through which beauty is disposed to be and can express itself. The roots are the fulcrum and the support of the peaceful fruit they give. Even the smallest chaste meadow flower has roots that nourish it to display its proud yearning for life.
Sometimes, the roots are rotten and the flower dies well before being able to show itself, but often more subtle roots still try, in the groan of their effort, to give birth to their gift of life, perhaps imperfect, but always a sign of the power of a dream.
It is like this for humans too. His origins leave signs in his dreams and, even if sometimes the nightmares of his presence are darker and darker, one must never stop looking for those thin roots which, like a beacon in the most stormy night, can always show the way home, the life.
You must never surrender to yourself and make the supreme gesture of renunciation and decay. We can all be a flower, but we need to take care of our roots, eradicate the rotten ones, clean the mud from those thin fingers that wrap us in an embrace of hope that will be life.
There are imperfect roots in everybody’s heart, but nothing can be perfect but only perfectible. Everyone is a complete flower in themselves when they intimately aspire to the truth and discern it on the suffering of choices, in the sadness of often finding themselves alone, in its melancholic light that converses with the sun.
I want to be root and flower, suffering and beauty, gloom and candor, struggle and hope. I want to be root and flower, I want to be lighthouse.

Perché essere solo fiore e non radice?
La bellezza di un fiore non ha paragone, lo osservi e vedi la vita scorrere tra i suoi petali e offrirsi in dono agli insetti che ne moltiplichino il segno nel fervore del loro spargere il polline ovunque attorno a sé.
Eppure, da dove deriva tanta bellezza? Quale linfa ne rinfresca il candore?
Sono le radici il viatico balsamico attraverso cui la bellezza si dispone a essere e può esprimere sé stessa. Sono le radici il fulcro e il sostegno del pacifico frutto di cui fanno dono. Anche il più piccolo e casto fiore di prato ha radici che lo nutrono affinché esponga il suo orgoglioso anelito di vita.
Talvolta, le radici sono marce e il fiore muore ben prima di potersi mostrare, ma spesso radici più sottili tentano comunque, nel gemito del loro sforzo, di partorire il loro dono di vita, magari imperfetto, ma sempre segno del potere di un sogno.
Anche per l’essere umano è così. Le sue origini lasciano segni nel suo sogno e, se anche talvolta più cupi e tenebrosi siano gli incubi della propria presenza, non bisogna mai smettere di cercare quelle radici sottili che, come un faro nella notte più tempestosa, possono mostrare sempre la via di casa, la vita.
Non bisogna mai arrendersi a sé stessi e compiere il gesto supremo della rinuncia e del disfacimento. Tutti possiamo essere fiore, ma bisogna aver cura delle proprie radici, estirpare quelle marce, ripulire dal fango quelle sottili dita che ci avvolgono in un abbraccio di speranza che sarà vita.
Ci sono radici imperfette nel proprio cuore, ma nulla può essere perfetto ma solo perfettibile. Ciascuno è un fiore completo in sé quando intimamente aspira alla verità e la discerne sulla sofferenza delle scelte, nella tristezza di ritrovarsi spesso soli, nella sua luce malinconica che dialoga con i sole.
Voglio essere radice e fiore, sofferenza e bellezza, cupezza e candore, lotta e speranza. Voglio essere radice e fiore, voglio essere faro.

Un pensiero su “Root and Flower

I commenti sono chiusi.