Ernest Hemingway: Il vecchio e il mare

“Il vecchio e il mare” (Mondadori, 1952) di Ernest Hemingway è indubbiamente un “classico”, ma nel suo senso più positivo. Un classico, cioè, che non è tale perché antico ed esemplare, ma perché è immortale, ed è immortale perché narra del per sempre.
Come lo stesso Hemingway ebbe a dire in un’intervista, si tratta di un racconto, semplicemente di un racconto e tutti i significati e le metafore che gli sono attribuite sono frutto del pensiero del lettore e non dell’intenzione dello scrittore. Forse è proprio questo che rende la storia di Santiago ancora più introspettiva e il suo autore un artista.
Nel 1953, Hemigway ricevette per “Il vecchio e il mare” il Premio Pulitzer e certamente questo romanzo contribuì al suo essere premiato con il Premio Nobel per la Letteratura nel 1954.
La storia è molto nota. Santiago, un vecchio pescatore con la passione per il baseball e Joe Di Maggio e che sogna spesso leoni sulla riva, è prevaricato dal senso di sconfitta per non essere riuscito in 84 giorni a pescare almeno un pesce che preservasse la sua dignità di pescatore e motivasse il suo tempo e il suo lavoro oltre che il suo sostentamento.
Accanto a Santiago c’è un ragazzo, Manolin, che rappresenta per il vecchio pescatore una compagnia e un amico, ma anche la possibilità di trasmettere la sua esperienza di pescatore affinché non finisca con lui. Manolin, che sembra uscito dall’immagine romantica del bambino come perpetuatore del bene e dell’innocenza, si prende cura di Santiago cercando di non ferirne la dignità, ha una capacità adulta e consapevole di accogliere gli insegnamenti e di donare amore. Il rapporto tra Manolin e Santiago è certamente come quello tra un padre e un figlio, ma in senso reciproco: l’uno è per l’altro e padre e figlio in un vincolo di unione che si manifesta nella trasparenza e nel rispetto.
Altro protagonista della narrazione, pari di livello a Santiago come si vedrà man mano che la lettura scorre, è il Marlin, il pesce enorme che nell’85esimo giorno di pesca, restituirà a Santiago la consapevolezza di essere un buon pescatore e di aver sconfitto la sfortuna che lo ha perseguitato. Sarà veramente così? Sappiamo che il Marlin, verrà divorato dagli squali prima che Santiago possa ritornare in porto, eppure, il legame tra Santiago e il Marlin nel momento della fine, è probabilmente il momento più emozionante per qualsiasi lettore sensibile.
Se tra Santiago e Manolin il legame che si stabilisce è un legame di affetto, quello tra il Marlin e Santiago è un legame sociale, fatto di consapevolezza del dovere di rispetto, del riconoscimento dei propri errori, di complicità nel tentativo di fiocinare gli squali che distruggono il sogno di Santiago nutrendosi del Marlin, ma che uccidono anche la dignità del Marlin per non aver potuto difendersi dagli attachi.
Santiago sente la responsabilità e il peso della fine inutile del Marlin, gli chiede perdono perché il suo orgoglio eccessivo ha costituito la sua morte. È bellissimo il rapporto che si crea tra la natura e Santiago, tra il mare e l’uomo. A tal proprosito, Santiago racconta che di solito i pescatori si riferiscono al mare come a un maschile mentre lui lo pensa al femminile e quindi a un abbraccio gentile più che a un antagonista. Hemingway gioca sulla duplice possibilità in spagnolo del sostantivo “mar” di essere sia maschile che femminile (si può dire “el mar” o “la mar”), ma è un gioco linguistico che prosegue oltre la raffinatezza della scelta metaforica e segna indelebilmente il rapporto d’amore tra Santiago e il mare, tra l’uomo e la natura.
Moltissime cose ancora possono essere dette di questo romanzo breve e scorrevole nel quale neanche l’uso di termini tipici della pesca interferisce con una lettura agile ed emotiva del racconto. Colpisce la dolce amarezza della conclusione non solo per il ritorno di Santiago con lo scheletro del Marlin che, comunque, desterà attenzione e meraviglia, ma perché, nello sguardo di alcuni turisti che lo vedono nel porto, sembra essere incasellato in puro folclore che ferisce e annulla lo sforzo della vita e della morte, il legame tra uomo e natura che solo a persone sensibili come Santiago e Manolin è dato comprendere.
“Il vecchio e il mare”(Mondadori, 1952) di Ernest Hemingway è e resta un capolavoro.

“Il vecchio e il mare” (Mondadori, 1952) by Ernest Hemingway is undoubtedly a “classic”, but in its most positive sense. A classic, that is, which is not such because it is ancient and exemplary, but because it is immortal, and it is immortal because it tells of forever.
As Hemingway himself said in an interview, it is a story, simply a story and all the meanings and metaphors attributed to it are the result of the reader’s thought and not the writer’s intention. Perhaps this is what makes Santiago’s story even more introspective and its author an artist.
In 1953, Hemigway received the Pulitzer Prize for “The Old Man and the Sea” and this novel certainly contributed to his being awarded the Nobel Prize for Literature in 1954.
The story is well known. Santiago, an old fisherman with a passion for baseball and Joe Di Maggio and who often dreams of lions on the shore, is overwhelmed by the sense of defeat for not being able in 84 days to catch at least one fish that would preserve his dignity as a fisherman and motivate his time and his work as well as his livelihood.
Next to Santiago there is a boy, Manolin, who represents for the old fisherman a company and a friend, but also the possibility of passing on his experience as a fisherman so that he does not end up with him. Manolin, who seems to have come out of the romantic image of the child as a perpetuator of good and innocence, takes care of Santiago trying not to hurt his dignity, has an adult and conscious capacity to accept teachings and to give love. The relationship between Manolin and Santiago is certainly like that between a father and a son, but in a reciprocal sense: one is for the other and father and son in a bond of union that manifests itself in transparency and respect.
Another protagonist of the narration, equal to Santiago as we will see as the reading goes by, is the Marlin, the huge fish that on the 85th day of fishing, will restore to Santiago the awareness of being a good fisherman and having defeated the bad luck that haunted him. Will it really be like this? We know that the Marlin will be devoured by sharks before Santiago can return to port, yet the bond between Santiago and the Marlin at the moment of the end is probably the most exciting moment for any sensitive reader.
If between Santiago and Manolin the bond that is established is a bond of affection, that between Marlin and Santiago is a social bond, made of awareness of the duty of respect, of the recognition of one’s mistakes, of complicity in the attempt to harness the sharks that they destroy Santiago’s dream by feeding on the Marlin, but they also kill the dignity of the Marlin for not being able to defend themselves from attacks.
Santiago feels the responsibility and the weight of the useless end of the Marlin, asks him for forgiveness because his excessive pride constituted his death. The relationship that is created between nature and Santiago, between the sea and man is beautiful. In this regard, Santiago says that fishermen usually refer to the sea as a male while he thinks it of the female and therefore a gentle hug rather than an antagonist. Hemingway plays on the double possibility in Spanish of the noun “mar” to be both masculine and feminine (it can be said “el mar” or “la mar”), but it is a linguistic game that continues beyond the refinement of the metaphorical choice and indelibly marks the love relationship between Santiago and the sea, between man and nature.
Many things can still be said of this short and flowing novel in which not even the use of typical fishing terms interferes with an agile and emotional reading of the story. The sweet bitterness of the conclusion is striking not only for the return of Santiago with the skeleton of the Marlin which, however, will arouse attention and wonder, but because, in the gaze of some tourists who see it in the port, it seems to be pigeonholed in pure folklore that hurts and it cancels the effort of life and death, the bond between man and nature that only sensitive people like Santiago and Manolin can understand.
“Il vecchio e il mare” (Mondadori, 1952) by Ernest Hemingway is and remains a masterpiece.

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