Suspended by a Thread

There are sleepless nights, nights of anxiety, nights of distressing waiting for the result of a CT scan that will say its word about you, which will decide for you at what point in your life you have arrived. These last few nights have been nights like that.
Then, suddenly and at an unexpected time, the solution. I consult the report page of the diagnostic center incredibly misplaced and I find what I expected, but I did not imagine I would have already found there: the report.
I check the date over and over again, that’s it. My head is spinning, my fingers tremble on the keyboard as I click the key to open the file. My heart leaps in anticipation, what will I read?
I find myself in that paradoxical condition where you want to know and not know at the same time. I must admit that this last Tac had brought me into a state of considerable anxiety. I didn’t want to do it, I wanted everything to proceed without my knowing its progress, I was burdened by the continuous and periodic dependence on this medicalization that imprisons me and creates addiction; besides, let’s face it, I was afraid.
Fear of finding myself with fragments of life even more marked by time, fear of having to give pain to my family, fear of not being able to complete the work I am writing and not to be able to keep the lecture I am preparing and failing to respect my commitment. Fear of having suffered so much and not having obtained a minimum result, fear of having to declare to those I love that everything was over.
Finally the file opens. “There are no signs …”. I rejoice.
I know well that this only means that in three months I will have to do the next CT scan which will put me in the same mood, but there is time for this now. Reading that “There are no signs …” next to each analyzed organ of my body is like receiving a caress and a gift for every single letter that makes up each sentence.
That “there are no signs …” becomes like the magic formula of a good fairy, like the beneficial and flavored balm from which you can let yourself be enveloped by loving the scent of life.
I know, I am always suspended on a thread along which I often do acrobatics to stay steady and not fall, but once again the thread has held me up and allows me to admire unexpected landscapes.
I have almost completely recovered the use of my legs, fatigue is beginning to be more manageable, the courage and patience of resistance have given me good results.
It does not matter that soon it all will start again, what does it matter to live a life suspended on the edge of the abyss, for now “there are no signs …” and I am happy as well.

Ci sono notti insonni, notti di ansia, notti di attesa angosciante per il risultato del referto di una Tac che dirà su di te la sua parola, che deciderà per te a che punto della tua vita sei arrivato. Queste ultime notti sono state notti così.
Poi, improvvisa e a orario imprevisto, la soluzione. Consulto in orario incredibilmente fuori luogo la pagina dei referti del centro diagnostico e trovo quello che aspettavo, ma che non immaginavo vi avrei già trovato: il referto.
Controllo la data più e più volte, è proprio lui. Mi gira la testa, mi tremano le dita sulla tastiera mentre clicco il tasto per aprire il file. Il cuore sobbalza nell’attesa, che cosa leggerò?
Mi trovo in quella condizione paradossale in cui vuoi sapere e non sapere contemporaneamente. Devo riconoscere che quest’ultima Tac mi aveva calata in una condizione di notevole ansia. Non volevo farla, volevo che tutto procedesse senza che io ne conoscessi l’andamento, mi pesava la dipendenza continua e periodica da questa medicalizzazione che mi imprigiona e crea dipendenza; inoltre, diciamolo pure, avevo paura.
Paura di ritrovarmi con frammenti di vita ancora più segnati dal tempo, paura di dover dare un dolore alla mia famiglia, paura di non riuscire a completare i lavori che sto scrivendo e di non poter tenere il seminario che sto preparando mancando a un impegno preso. Paura di aver sofferto tanto e di non aver ottenuto un minimo risultato, paura di dover dichiarare a chi amo che tutto era finito.
Finalmente il file si apre. “Non ci sono segni…”. Esulto.
So bene che questo significa solo che tra tre mesi dovrò fare la Tac successiva che mi porrà nello stesso stato d’animo, ma c’è tempo per questo, ora. Leggere quel “Non ci sono segni…” accanto a ogni organo analizzato del mio corpo è come ricevere per ogni singola lettera che compone ciascuna frase una carezza e un dono.
Quel “non ci sono segni…” diventa come la formula magica di una fata buona, come il balsamo benefico e aromatizzato da cui potersi lasciare avvolgere amando il profumo della vita.
Lo so, sono sempre sospesa a un filo lungo il quale spesso faccio acrobazie per restare salda e non precipitare, ma anche questa volta il filo mi ha retto e mi consente di ammirare paesaggi inaspettati.
Ho recuperato quasi totalmente l’uso delle gambe, la stanchezza comincia a essere più gestibile, il coraggio e la pazienza della resistenza mi hanno donato buoni frutti.
Non importa che tra breve sarò punto e a capo, che importa vivere una vita sospesi sull’orlo dell’abisso, per ora “non ci sono segni…” e sono felice così.

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