Small Lights in the Night

In the early morning there are only a few lights on in the buildings that surround me. They are small lanterns that confirm that there is life in these dark buildings with grey walls or a pale, dull yellow that instill sadness.
Sometimes, while looking for the moon in the sky, I look around to see if others among the few awake have the same need to utter the tender song of their awakening to the silence and to the sky.
Unfortunately no, there are no faces to observe the sky; all dedicated to the day’s activity, all forgetting its poetry, no one greets that day so that it may also be a good day despite the difficulties that will probably be encountered, but perhaps not.
Perhaps, they will say, I am an incurable romantic, or one who has nothing else to do, but that’s not the case, I’m just someone who loves to give the right weight to everything, even to be able to share thanks and love and wonder and amazement in the silence of the dawn because being alive.
Wishing a good morning every day is something that I have always done, since I was a child, a sort of ritual, a silent prayer in the recognition of something worth fighting for: the beauty of the breath of every day.
Wishing a good morning every day is, for me, like taking responsibility for what will happen over the course of the hours in order to be consciously their creators and not slaves, despite the fact that routine may risk influencing the actions of our time.
I look in the sky in the morning for the noble humility of simple hearts that do not cancel their breath in breathlessness or castrate the beating of their wings because they are subjected to the usual routine of things, but which, beyond them, still know how to see and love the light of the sun and feel the caress of the welcoming moon on their own skin.
Good morning, then, and may it not only be a good day, but a day good.

Al mattino presto sono poche le luci accese nei palazzi che mi circondano. Sono piccole lanterne che confermano che c’è vita in questi edifici oscuri dalle pareti grige o di un pallido e scialbo giallo che infondono tristezza.
Talvolta, mentre nel cielo cerco la luna, mi guardo attorno per vedere se altri tra i pochi svegli hanno lo stesso bisogno di pronunciare al silenzio e al cielo il canto tenero del proprio risveglio.
Purtroppo no, non ci sono volti che scrutano il cielo; tutti dediti all’attività del giorno, tutti dimentichi della sua poesia, nessuno saluta quel giorno affinché sia anche un giorno buono nonostante le difficoltà che si incontreranno probabilmente, ma forse anche no.
Forse, diranno, io sono un’inguaribile romantica, oppure una che non ha altro da fare, ma non è così, sono solo una che ama dare il giusto peso a ogni cosa anche al poter condividere nel silenzio dell’alba il ringraziamento e la meraviglia e lo stupore di essere ancora vivi.
Augurare il buongiorno al giorno è una cosa che ho sempre fatto, sin da piccola, una sorta di rituale, una preghiera silenziosa nel riconoscimento di qualcosa per cui valga la pena lottare: la bellezza del respiro di ogni giorno.
Augurare il buongiorno al giorno è, per me, come assumersi la responsabilità di quello che accadrà nel corso delle ore per esserne consapevolmente artefici e non succubi, nonostante la routine possa rischiare di condizionare le azioni del nostro tempo.
Cerco nel celo al mattino la nobile umiltà dei cuori semplici che non cancellano il proprio respiro nell’affanno né castrano il battito delle proprie ali perché sottoposti al tran tran consueto delle cose, ma che, oltre di esse, sanno ancora scorgere e amare la luce del sole e sentire sulla pelle la carezza della luna accogliente.
Buongiorno, allora, e che non solo sia un buon giorno, ma un giorno buono.

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