The Good

Writing in the morning is not a ritual, but a good day in hindsight that remains. Every time I take the pen between my fingers I ask myself: “What will I leave of myself?”
The mind, in fact, never goes on vacation and perhaps never should at a time when becoming disaffected seems to have become the instrument of a pseudo-freedom. You feel free if you don’t take on history and stories and become intoxicated with nonsense, yet it is precisely at that moment that we are forging the bars for our prison.
My holidays this year are strange, they have the flavor of forced imprisonment, which is why I look more forcefully for a rhythm to the passing of time, a meaning to give to this suffering imprisonment too and I find it in my thoughts for the other.
Thus, each resource becomes like a rope to cling to so as not to fall. Fantasy overcomes resignation and industriousness accompanies the spirit on its path of disability and loneliness.
Writing, reading, crocheting become living tools in the hands of those who suffer and narrating a human possibility that does not stop at pain, but builds new bridges on pain also paved with tears, of course, why not, but also of innocent power of one’s resistance.
My distress is physical not moral. I do not run after the impossible to possess it and then be dissatisfied with it, but I walk calmly towards a goal that I do not know, but that I build with dedication and trust.
I am discovering the value of trusting which for me has always been very complicated, not only of having trust, but of entrusting one’s life in the hands of those who can take care of it with kindness.
I am moved by the closeness of those who love me because they know me and those who love me because they are beginning to know me. I believe that this good is not only an immense gift that I receive and for which I am grateful, but it is also my legacy, what I leave behind me … the good, what else?
The good is the most important thing, it is the resource in suffering, it is the encouragement not to get lost and lost more than in the suffering itself, in the fear of suffering.
Good is energy, source and nourishment for every life that does not shatter its meaning by falling into cliffs hidden by lies.
Good is tender, mild, uncontrollable and yet never intrusive, good is the pure breath of those who plunge into the immense without fear of suffocating.
Good is the caress of my destiny and the legacy of the memory of me.

Scrivere al mattino non è un rituale, ma un buon giorno al senno che rimane. Ogni volta che prendo la penna tra le dita mi domando: “Che cosa lascerò di me?”
La mente, difatti, non va mai in vacanza e forse mai dovrebbe in un tempo in cui disaffezionarsi sembra essere diventato lo strumento di una pseudo libertà. Ci si sente liberi se non ci si fa carico della storia e delle storie inebriandosi di nonsenso, eppure è proprio in quel momento che stiamo forgiando le sbarre per la nostra prigione.
Le mie vacanze quest’anno sono strane, hanno il sapore della prigionia forzata, per questo con più forza cerco un ritmo al tempo che scorre, un significato da dare anche a questa sofferente prigionia e lo trovo nel pensiero per l’altro.
Così, ogni risorsa diventa come una fune cui aggrapparsi per non precipitare. La fantasia supera la rassegnazione e l’operosità accompagna lo spirito nel suo percorso di invalidità e solitudine.
Scrivere, leggere, lavorare all’uncinetto diventano strumenti vivi tra le mani di chi soffre e voce narrante di una possibilità umana che non si ferma al dolore, ma sul dolore costruisce nuovi ponti lastricati anche di lacrime, certo, perché no, ma anche del potere innocente della propria resistenza.
Il mio affanno è fisico non morale. Non corro dietro l’impossibile per possederlo e poi esserne insoddisfatta, ma cammino con calma verso una meta che non conosco, ma che costruisco con dedizione e fiducia.
Sto scoprendo il valore dell’affidarsi che per me è stato sempre molto complicato, non solo dell’avere fiducia, ma di affidare la propria vita nelle mani di chi possa averne cura con gentilezza.
Mi emoziona la vicinanza di chi mi vuole bene perché mi conosce e di chi mi vuole bene perché sta cominciando a conoscermi. Credo che questo bene sia non solo un immenso dono che io ricevo e di cui sono grata, ma è anche la mia eredità, quello che lascio dopo di me… il bene, what else?
Il bene è la cosa più importante, è la risorsa nella sofferenza, è l’incoraggiamento a non smarririsi e perdersi più che nella sofferenza in sé, nella paura di soffrire.
Il bene è l’energia, fonte e nutrimento per ogni vita che non sfracelli il suo significato precipitando in dirupi nascosti dalle menzogne.
Il bene è tenero, mite, incontrollabile eppure mai invadente, il bene è il respiro puro di chi si tuffa nell’immenso senza timore di soffocare.
Il bene è la carezza al mio destino e il lascito della memoria di me.