Like a Swing

Whoever surrenders is a slave to his fears. Yet, cancer forces you to live in a state of continuous tension that reduces physical and psychological energies and places you continually and repeatedly in front of a choice, to surrender or resist?
It is like being on a swing, what you see varies continuously while always remaining the same. When the swing points up, you only have the illusion of being able to embrace the sky, but you don’t have the time, as you are immediately dragged down and taken back to the dry grasses at the foot of your tomb. The arid landscape in which the swing swings, in fact, reclaims your horizon, your flight, your gentle or unrestrained rocking until you stop so that you can return with your feet on the ground.
The problem really isn’t stopping, but the stressful swing that doesn’t give you the time or the way to understand what’s really going on inside and around you.
Ups and downs, small goals that make you happy and make you smile at the sky soon destroyed by blood tests that plunge you with a thud towards the dry ground that no longer knows how to welcome you.
Getting used to being tired, also because how can you get used to something that ends up changing your destiny from time to time?
Slowly my head turns into a wood because the hair grows back quickly and thickly, as well as the eyelashes and eyebrows, but beyond the contentment for all this, I still look for the sky to welcome me and tenderly give me rest. I don’t need answers to my questions, just a hug to convince me that all of this has a meaning.
Nothing is as before and nothing could, even what is outside and which has remained the same no longer has the possibility of corresponding to me.
The more time appears finite, the more I feel it as infinite. With a certain weariness I entrust myself to a time that is not determined but of which I am aware, a time that is already beyond and that frees me, a time that I cannot calculate in seconds, minutes, hours, but that already lives in my gaze and in my smile and that offers me shelter and refreshment.
I wonder, then, what the eternal is, not eternity which is, for me, the continuation in the other of the traces that one has left of oneself, but the eternal.
I try more clearly to look at my condition and take a breath that means something. Who knows, perhaps the sense of continuity is in this search, the symbol of a heart that does not give up and that wishes to continue to leave signs of itself.
Ups and downs, empty and full, goals achieved and to be overcome, courage not to give up, resistance and weighting … it seems like a fairy tale, but it is my life, the life I have and that I love.

Chi si arrende è schiavo delle sue paure. Eppure, il cancro costringe a vivere in una condizione di tensione continua che riduce le energie fische e psicologiche e pone continuamente e ripetutamente dinanzi a una scelta, arrendersi o resistere?
È come trovarsi su un’altalena, quello che vedi varia continuamente pur restando sempre uguale. Quando l’altalena punta in alto, hai solo l’illusione di poter abbracciare il cielo, ma non ne hai il tempo, poiché subito vieni trascinato giù e riportato tra le erbe aride ai piedi del tuo sepolcro. Il paesaggio arido in cui l’altalena oscilla, infatti, si riappropria del tuo orizzonte, del tuo volo, del tuo dondolio gentile o sfrenato fino a fermarti affinché tu possa ritornare con i piedi per terra.
Il problema, in realtà, non è il fermarsi, ma la stressante oscillazione che non ti dà il tempo né il modo di comprendere quello che accade davvero dentro e intorno a te.
Alti e bassi, piccoli traguardi che ti rendono felice e ti fanno sorridere al cielo presto distrutti da analisi del sangue che ti precipitano con un tonfo verso il suolo rinsecchito che non sa più accoglierti.
Abituarsi stanca, anche perché come ci si può abituare a qualcosa che finisce di volta in volta col mutare il tuo destino?
Lentamente in un bosco si trasforma la mia testa poiché i capelli ricrescono rapidi e folti, come pure le ciglia e le sopracciglia, ma oltre la contentezza per tutto questo, io cerco ancora con lo sguardo il cielo che mi accolga e che teneramente mi dia riposo. Non ho bisogno di risposte alle mie domande, solo di un abbraccio che mi convinca che tutto questo ha un significato.
Nulla più è come prima e nulla potrebbe, persino ciò che è fuori e che è rimasto uguale a sé stesso non ha più la possibilità di corrispondermi.
Quanto più il tempo appare finito, più lo sento come infinito. Con una certa stanchezza mi affido a un tempo non determinato ma di cui sono consapevole, un tempo che è già oltre e che mi libera, un tempo che non posso calcolare in secondi, minuti, ore, ma che già vive nel mio sguardo e nel mio sorriso e che mi offre rifugio e ristoro.
Mi chiedo, allora, che cosa sia l’eterno, non l’eternità che è, per me, il prosieguo nell’altro delle tracce che si è lasciati di sé, ma l’eterno.
Cerco con più lucidità di guardare alla mia condizione e di trarne un respiro che significhi qualcosa. Chissà, forse è in questa ricerca il senso della continuità, il simbolo di un cuore che non si arrende e che desidera continuare a lasciare segni di sé.
Alti e bassi, vuoto e pieno, traguardi raggiunti e da superare, coraggio di non arrendersi, resistenza e ponderazione… sembra una favola, ma è la mia vita, la vita che ho e che amo.

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