World Refugee Day

The cover photo is taken from the following link
https://leverageedu.com/blog/world-refugee-day/

We are all a little bit refugees in this precarious and confused time and we remain such because we are unable to look beyond the walls, but rather, building new ones.
It is difficult to feel “at home” when we close our hearts and block our intelligence by defrauding every opportunity for far-sightedness; when politics and economics do everything to confuse ideas without having any idea to lead and propose.
Perhaps we do not realize it, but even we who believe we are solidly anchored to our land, in reality we are not because we have no guarantee of a secure and stable future.
We are refugees because not knowing who to trust, we only trust ourselves and, deluding ourselves to find a time and a space in which we can cultivate hope, we close ourselves in the fortified bunker of our solitude and indifference without realizing that we leave out the another means taking the future away from oneself.
We are all refugees, we too escape from our present, but we do not sail on dilapidated boats or walk along inaccessible and dangerous paths; we do not have the strength and the courage, perhaps, but perhaps it is because we surrender to the inevitable, disappointed by the promise of freedom and democracy in which we had believed.
Democracy, however, is not a dogma, it does not exist in itself, it is the people who must build it by renouncing individualisms and personal interests. Are we capable of it?
Those men, those women, those children who go through evil and suffering to reach us hoping to be welcomed, imagining a future without wars and fear, are men and women and children who will soon discover how much we have lied and how much we have betrayed them. .
Many will be exploited, deprived of dignity and hope, yet, I see that even in the deepest depression, they do not lose their gaze without closed horizons or the smile that pushes them not to give up.
They are men and women and children to whom our darkness appears less dark than the darkness from which they come, we should learn from their perseverance and we too believe in a possibility for our time even if it is a remote possibility.
I don’t perceive refugees as strangers, I feel them part of my physical and inner landscape. I would like them to have the same opportunities as everyone, since a land without borders and walls is the land in which I believe, it is the concrete hope of giving a meaning to one’s own existence.
We are not distant, we are not different, we are just scattered and in disarray in an age in which the sense of humanity has almost completely disappeared because it has been suffocated by profound selfishness.
We are all refugees in this time that does not welcome us, all strangers to the earth, to their own land, since the meaning and value of the earthly community resides not in things but in free and active thought.
We can no longer divide ourselves into isolated and other privileged lands, we can no longer pursue the dream of an instrumental supremacy over the other.
The borders have widened, the thread that separates has broken and not only is it inevitable that cultures meet and intersect, but it is even essential and providential.
In the voice of the other I seek and find my own voice, in his decisive step I find shelter and encouragement to my tired step.
We are all guests on this earth that we believe we possess and dominate, but which, in reality, we rub and deface without restraint as if we were not part of it.
We are all refugees and in unison we should express the desire to build a house without locked doors and windows, without fences and traps for strangers, but a dwelling that everyone can truly call “home”.

La foto di copertina è presa dal segunete link
https://leverageedu.com/blog/world-refugee-day/

Siamo tutti un po’ rifugiati in questo tempo precario e confuso e tali restiamo poiché incapaci di guardare oltre i muri, ma, anzi, costruendone di nuovi.
Difficile è sentirsi “a casa” quando chiudiamo i nostri cuori e blocchiamo la nostra intelligenza defraudando ogni occasione di lungimiranza; quando la politica e l ‘economia fanno di tutto per confondere le idee senza avere alcuna idea da condurre e proporre.
Forse non ce ne accorgiamo, ma anche noi che ci crediamo solidamente ancorati alla nostra terra, in realtà non lo siamo poiché non abbiamo garanzia di un futuro sicuro e stabile.
Siamo rifugiati perché non sapendo bene a chi affidarci, ci fidiamo solo di noi stessi e, illudendoci di trovare un tempo e uno spazio in cui si possa coltivare speranza, ci chiudiamo nel bunker fortificato della nostra solitudine e indifferenza senza accorgerci che lasciare fuori l’altro significa togliere a sé stessi il futuro.
Siamo tutti rifugiati, anche noi scappiamo dal nostro presente, ma non navighiamo su barconi fatiscenti né camminiamo lungo percorsi impervi e pericolosi; non ne abbiamo la forza e il coraggio, forse, ma forse è perché ci arrendiamo all’inevitabile, delusi dalla promessa di libertà e democrazia in cui avevamo creduto.
La democrazia, però, non è un dogma, non esiste di per sé, sono le persone che devono costruirla rinunciando agli individualismi e agli interessi personali. Ne siamo capaci?
Quegli uomini, quelle donne, quei bambini che attraversano il male e la sofferenza per raggiungerci sperando di essere accolti, immaginando un futuro senza più guerre e paura, sono uomini e donne e bambini che non tarderanno a scoprire quanto abbiamo mentito e quanto li abbiamo traditi.
Molti saranno sfruttati, privati della dignità e della speranza, eppure, io vedo che anche nell’avvilimento più profondo, non perdono lo sguardo privo di orizzonti chiusi né il sorriso che li spinge a non arrendersi.
Sono uomini e donne e bambini cui il nostro buio appare meno fosco dell’oscurità da cui provengono, dovremmo imparare dalla loro perseveranza e credere anche noi in una possibilità per il nostro tempo anche se è una possibilità remota.
Io non percepisco i rifugiati come estranei, li sento parte del mio paesaggio fisico e interiore. Vorrei che avessero le stesse occasioni di tutti, poiché una terra senza confini e muri è la terra in cui credo, è la speranza concreta di dare un sgnificato alla propria stessa esistenza.
Non siamo distanti, non siamo diversi, siamo solo sparpagliati e allo sbaraglio in un’epoca in cui il senso dell’umanità è scomparso quasi del tutto perché soffocato dal profondo egoismo.
Siamo tutti rifugiati in questo tempo che non ci accoglie, tutti stranieri alla terra, alla propria terra, poiché non nelle cose ma nel pensiero libero e attivo risiede il senso e il valore della comunità terrestre.
Non possiamo più dividerci in terre isolate e altre privilegiate, non possiamo più inseguire il sogno di una supremazia strumentale sull’altro.
I confini si sono allargati, il filo che separa si è spezzato e non solo è inevitabile che le culture si incontrino e intersechino, quanto è addirittura essenziale e provvidenziale.
Nella voce dell’altro cerco e ritrovo la mia voce, nel suo passo deciso trovo riparo e incoraggiamento al mio passo stanco.
Siamo tutti ospiti su questa terra che crediamo di possedere e dominare, ma che, in realtà, sfregiamo e deturpiamo senza ritegno come se non ne fossimo parte.
Siamo tutti rifugiati e all’unisono dovremmo esprimere il desiderio di costruire una casa senza porte e finestre serrate, senza recinti e trappole per gli estranei, ma una dimora che tutti possano davvero nominare “casa”.