Strawberry Red Lipstick

Who knows, maybe in that strand of strawberry red lipstick I place the desire to find my body, to meet it along an arduous and insidious path which, if it has made the mind and spirit stronger and more steadfast, has also certainly changed the body although it hasn’t has changed the gaze, the inner gaze, at least.
Perhaps I begin to have some energy to devote to that healthy vanity that is never a show of oneself, but a charming acceptance of one’s limits that are transformed into strengths with courage. It is a recognition and reunification which body and soul have long coveted.
That strawberry red lipstick, so contrasting with the still invisible lashes and absent hair, with pale cheeks and sunken eyes, is like a flicker of life, the lighting of a lighthouse on one of the darkest nights I’ve ever spent.
That straw of strawberry red lipstick on my lips is the desire that you look more at my smile that has never ceased to exist instead of at my gaunt and hollow face, since in the smile of those who suffer there is all the good in the world and the docile caresses towards a life in which one never despairs, but of which both good and evil are always welcomed, that life of which one is part and to which one must honor.
What is the use of suffering if not to learn to recognize yourself in your smile? What is the use of suffering if suffering does not teach that love in a smile is more immense than all the pains in the world precisely because pain does not deprive but increases love?
That strawberry red lipstick, flashy and fun, vain and inviting, inpulsive and welcoming, is the entrance to a new phase of my life in which pain is never absent, but never translates into despair, and waiting it is never fear but an anxiety for knowledge.
How is this whole long story of pain going to end? I don’t know, nor do I care.
What I know is that with my strawberry red lipstick and my innocent and sly vanity, I continue to smile for better or for worse and I see deeper horizons growing before me, closer, more stormy and impetuous yet docile and fragile. I also see, however, that every horizon is a step towards pure awareness and awareness of the meaning of time and life; each horizon is a strawberry red line that traces the destination of my life.

Chissà, forse in quel filo di rossetto rosso fragola ripongo il desiderio di ritrovare il mio corpo, di incontrarlo lungo un percorso impervio e insidioso che, se ha reso la mente e lo spirito più forti e saldi, ha anche certamente mutato il corpo sebbene non ne abbia cambiato lo sguardo, lo sguardo interiore, almeno.
Forse comincio ad avere qualche energia da dedicare a quella vanità sana che non è mai esibizione di sé, ma vezzosa accettazione dei propri limiti che si trasformano in punti di forza con coraggio. Si tratta di un riconoscimento e ricongiungimento cui corpo e anima ambivano da tempo.
Quel rossetto rosso fragola, così contrastante con le ciglia ancora invisibili e i capelli assenti, con le guance pallide e gli occhi scavati, è come un guizzo di vita, l’accensione di un faro in una delle notti più buie che io abbia mai trascorso.
Quel filo di rossetto rosso fragola sulle mie labbra è il desiderio che si guardi di più al mio sorriso che non ha mai smesso di esistere invece che al mio volto scarno e scavato, poiché nel sorriso di chi soffre c’è tutto il bene del mondo e le carezze docili verso una vita nella quale mai si dispera, ma di cui si accoglie sempre sia il bene che il male, quella vita di cui si è parte e cui bisogna rendere onore.
A che serve soffrire se non a imparare a riconoscersi nel proprio sorriso? A che serve soffrire se la sofferenza non insegna che l’amore in un sorriso è più immenso di tutti i dolori del mondo proprio perché il dolore non priva ma accresce l’amore?
Quel rossetto rosso fragola, vistoso e divertente, vanitoso e invitante, inpulsivo e accogliente, è l’ingresso a una nuova fase di questa mia vita in cui il dolore non è mai assente, ma non si traduce mai in disperazione, e l’attesa non è mai paura ma ansia di conoscenza.
Come andrà a finire tutta questa lunga storia di dolore? Non lo so, né mi importa.
Quello che so è che con il mio rossetto rosso fragola e la mia innocente e sorniona vanità, continuo a sorridere nel bene e nel male e vedo crescere dinanzi a me orizzonti più profondi, più vicini, più tempestosi e impetuosi eppure docili e fragili. Vedo anche, però, che ogni orizzonte è un passo verso la pura consapevolezza e coscienza del senso del tempo e della vita; ogni orizzonte è una linea rosso fragola che della mia vita traccia la destinazione.