Simonetta Agnello Hornby: Punto Pieno

“Punto pieno” ( Feltrinelli, 2021) di Simonetta Agnello Hornby è un romanzo (terzo della trilogia dedicata alla Sicilia e alla famiglia Sorci) in cui l’autrice, con grazia obiettiva e accurata, racconta di una Sicilia, ma di un’Italia e anche di un’Europa in cui il passare del tempo acuisce la difformità del tempo presente i cui orrori infliggono dolorose sofferenze alla bellezza dei luoghi e delle persone.
Il racconto, che inizia il 6 aprile dei 1955 e si conclude con il tragico attentato a Giovanni Falcone il 23 maggio 1992, percorre la vita della famiglia Sorci -le scelte che li divideranno, il desiderio di riscatto, la triste rassegnazione dell’abbandono a se stessi- e lo fa come ricamando sulla trama della vita e segnando solchi indelebili in ciascuno dei protagonisti.
“Punto pieno”, allora, non è più solo il titolo fantasioso e artistico di un romanzo, ma l’incrocio di trama e ordito, di fili colorati o meno che segna la vita delle persone dando risalto alle loro esperienze. “Punto pieno” non è più solo il circolo delle ricamatrici organizzato dalle “Tre Sagge” (le zie capostipiti della famiglia Sorci), ma diventa occasione di scambio e di liberazione e redenzione per tante donne la cui vita è sofferta, tacitata dall’ego maschile, violata dalla subordinazione alle condizioni sociali e umane di cui sono succubi. Il ricamo diventa la forma di riscatto per molte di queste donne, ma anche l’occasione per narrare se stesse, per essere l’una accanto all’altra e sostenersi a vicenda, proprio come i fili che i punti da ricamo tengono uniti e creano armonia.
È per questa capacità “sovversiva” che lo stesso circolo diventerà obiettivo dei malavitosi. Infatti, ovunque ci sia un cuore che pulsa e una mente che pensa, la mafia teme di trovare ostacoli al suo dominio.
Molto interessante e gradito non solo lo stile della Hornby che non si smentisce mai per bravura e accuratezza, ma, in particolare, la scelta di far raccontare il romanzo da tutte le voci dei protagonisti in una specie di staffetta attraverso gli anni che consente di vederne la maturazione o l’involuzione, offrendo così al lettore la possibilità di una storia con molteplici punti di vista e svariegati punti di osservazione.
“Siamo fragili, e siamo imperfetti”, scrive l’autrice attraverso la voce di una delle sue protagoniste, ma aggiunge che “Imperfetto è il mondo, non l’amore. E noi ricamiamo, continuiamo a ricamare, con amore”.
Forse è proprio questa la ragione di un romanzo così, il discernimento tra ciò che l’essere umano ha reso imperfetto e ciò che, come l’amore, resta perfettto nonostante i nostri errori. L’amore come miraggio, forse, ma soprattutto come ricerca di un mondo che potremmo rendere possibile, nonostante tutto.
“Punto pieno” ( Feltrinelli, 2021) di Simonetta Agnello Hornby è un romanzo che dona la forza riparatrice del rammendo e la speranza che la bellezza possa esistere.

“Punto pieno” (Feltrinelli, 2021) by Simonetta Agnello Hornby is a novel (third in the trilogy dedicated to Sicily and the Sorci family) in which the author, with objective and accurate grace, tells of a Sicily, but of an Italy and also of a Europe in which the passage of time exacerbates the discrepancy of the present time, whose horrors inflict painful suffering on the beauty of places and people.
The story, which begins on April 6, 1955 and ends with the tragic attack on Giovanni Falcone on May 23, 1992, runs through the life of the Sorci family – the choices that will divide them, the desire for redemption, the sad resignation of abandonment to themselves – and does so as if embroidering on the weft of life and marking indelible furrows in each of the protagonists.
“Punto pieno”, then, is no longer just the imaginative and artistic title of a novel, but the intersection of weft and warp, of colored or not colored threads that marks people’s lives by highlighting their experiences. “Punto pieno” is no longer just the circle of embroiderers organized by the “Tre Sagge” (the founding aunts of the Sorci family), but becomes an opportunity for exchange and liberation and redemption for many women whose life is suffered, silenced by the ego male, violated by the subordination to the social and human conditions of which they are subjected. Embroidery becomes the form of redemption for many of these women, but also an opportunity to narrate themselves, to be next to each other and support each other, just like the threads that the embroidery stitches hold together and create harmony.
It is for this “subversive” capacity that the same circle will become the target of the criminals. In fact, wherever there is a heart that beats and a mind that thinks, the mafia is afraid of finding obstacles to its domination.
Very interesting and appreciated not only the style of Hornby who never denies herself for skill and accuracy, but, in particular, the choice to have all the voices of the protagonists tell the novel in a sort of relay race through the years that allows you to see it. maturation or involution, thus offering the reader the possibility of a story with multiple points of view and various points of observation.
“We are fragile, and we are imperfect”, writes the author through the voice of one of her protagonists, but adds that “Imperfect is the world, not love. And we embroider, we continue to embroider, with love”.
Perhaps this is precisely the reason for such a novel, the discernment between what the human being has made imperfect and what, like love, remains perfect despite our mistakes. Love as a mirage, perhaps, but above all as a search for a world that we could make possible, despite everything.
“Punto pieno” (Feltrinelli, 2021) by Simonetta Agnello Hornby is a novel that gives the restorative power of mending and the hope that beauty can exist.

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