Be Proud of your Loyalty

There are words that seem to have fallen into disuse, loyalty, for example. Yet these are the very words that give meaning and direction to the cosmic void in which humanity is getting lost.
Loyalty. Being loyal is the principle and the origin of every relationship, even the one with yourself.
One cannot get in tune with the other, one cannot open any dialogue if at the origin of the openness there is no disposition to be mutually loyal, with all that this entails – admission of responsibility, perception of the work to be carried out to change the situation, honesty, dignity, awareness of the common good, etc.
It is always possible to get up from one’s falls, from the mistakes, from the misunderstandings that have isolated us, what you need to do is to give yourself and the other the possibility of doing it.
However, this possibility must be truly desired, with all the commitment that it entails, with all the mutual responsibility that it includes. Do we really want it? Do we really want to get up from the mud? Or do we prefer, perhaps, that it is only the others to lift us up and take on their shoulderds our burden?
This is a crucial point of understanding who we are and what we want.
If it is true, in fact, that the help of the other is indispensable, it is more true that no one can help us if we are not willing to take a step towards ourselves. No one can share our burden if we do not share it with the awareness of the limitation and the error that made us fall into the abyss.
We are not perfect beings, but perfectible. The goal of our existence is not perfection, but sharing.
I suffer a lot when this is lacking, when the hand that pretends to stretch out towards you is clothed in falsehood and disguised pity.
It is also true, however, that the cry for help to the other must be sincere and loyal, without frills and exaggerations, it must reveal the truth of the need, the nakedness. You must be able to show yourself in your fragile nakedness to be able to ask for the protection of a warm cloak that shelters you from the bad time you yourself were the cause of.
Yet this is sometimes not enough.
It is a pious delusion to believe that your loyalty is sufficient and effective in winning hardened hearts to truth. Those who get used to the lie make it a rule of life and have perhaps fallen lower than those who in real suffering put their resistance and fidelity to life to the test.
I am still a person who believes in honesty and justice and who is sure that these can become a plan of encounter and mutual maturation, and I do not surrender to the treachery that hurts, but does not humiliate except those who exercise it as a way of life.
I have often thought that my fidelity and loyalty to people were my weakness, it is the opposite, instead, they are my strength, since I do not need to lie, to pretend other than who I am and, over time, I have developed more and more strongly the intuition of the falsity of others and I have learned to ignore it, defeat it, not let it touch me.
Those who learn to get up honestly from their falls, those who know how to recognize their weaknesses and limitations without these falling as faults on the shoulders of others, the one who knows how to be kind and proud of the little or nothing he is and has, this is a person with a an extra gear, a person who knows how to smile for better or for worse as he always knows how to find his way home.

Ci sono parole che sembrano entrate in disuso, lealtà, per esempio. Eppure, sono proprio queste le parole che danno un significato e una direzione al vuoto cosmico nel quale l’umanità si sta smarrendo.
Lealtà. Essere leali, è il principio e l’origine di ogni relazione, anche di quella con se stessi.
Non si può entrare in sintonia con l’altro, non si può aprire nessun dialogo se all’origine dell’apertura non c’è la disposizione a essere reciprocamente leali, con tutto ciò che questo comporta -ammissione di responsabilità, percezione del lavoro da svolgere per cambiare la situazione, onestà, dignità, consapevolezza del bene comune, ecc.
È sempre possibile rialzarsi dalle proprie cadute, dagli errori, dalle incomprensioni che ci hanno isolati, basta darne a se stessi e all’altro la possibilità.
Questa possibilità, però, bisogna volerla davvero, con tutto l’impegno che essa comporta, con tutta la responsabilità reciproca che essa include. Lo vogliamo davvero? Vogliamo davvero rialzarci dal fango? O preferiamo, forse, che siano solo gli altri a sollevarci e farsi carico del nostro fardello?
Questo è un punto cruciale di comprensione di chi siamo e di ciò che vogliamo.
Se è vero, infatti, che l’aiuto dell’altro è indispensabile, è più vero che nessuno può aiutarci se non siamo disposti a fare un passo verso noi stessi. Nessuno può condividere il nostro fardello se noi non lo mettiamo in comune con la consapevolezza anche del limite e dell’errore che ci hanno fatto cadere nell’abisso.
Non siamo esseri perfetti, ma perfettibili. L’obiettivo del nostro esistere non è la perfezione, ma la condivisione.
Soffro molto quando questa viene a mancare, quando la mano che finge di tendersi verso di te è rivestita di falsità e finta pietà.
È anche vero, però, che il tuo grido di aiuto all’altro deve essere sincero e leale, senza fronzoli ed esagerazioni, deve rivelare la verità del bisogno, la sua nudità. Devi poterti mostrare nella tua fragile nudità per poter chiedere la protezione di un caldo mantello che ti ripari dalle intemperie di cui tu stesso sei stato causa.
Eppure, questo talvolta non basta.
È una pia illusione credere che la tua lealtà sia sufficiente ed efficace nel conquistare alla verità i cuori induriti. Chi si abitua alla menzogna ne fa regola di vita ed è forse caduto più in basso di chi nella sofferenza reale mette alla prova la propria resistenza e fedeltà alla vita.
Sono ancora una persona che crede nell’onestà e nella giustizia e che è certa che queste possano diventare piano di incontro e maturazione reciproca, e non mi arrendo alla slealtà che ferisce, ma non umilia se non chi la esercita come condotta di vita.
Ho spesso pensato che la mia fedeltà e lealtà verso le persone fossero un mio punto debole, è il contrario, invece, sono il mio punto di forza, poiché non ho bisogno di mentire, di fingermi altro da ciò che sono e, nel tempo, ho sviluppato sempre più fortemente l’intuizione della finzione altrui e ho imparato a ignorarla, sgominarla, non lasciarmene sfiorare.
Chi impara a rialzarsi onestamente dalle proprie cadute, chi sa riconoscere le proprie fragilità e i limiti senza che questi ricadano come colpe sulle spalle degli altri, chi sa essere gentile e fiero del poco o nulla che è e che ha, questa è una persona con una marcia in più, una persona che sa sorridere nel bene e nel male poichè sa sempre ritrovare la strada di casa.

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