Stolen Life

I look around while I am at my desk and I am moved to see that all my orchids are benefiting me from the beauty of their flowers.
Each plant has flowers of different colors and streaks, each plant is a gift that has become a memory. There are those that my husband gave me, then that of a dear friend, and, very sweet, the one that an ex-student of mine gave me over time who has become increasingly close and dear to me.
I look at the flowers, at least four for each plant, and, while waiting for the other buds they are full of to ripen, I think of the beauty of the gift that is renewed every year as a caress of good, a caress that we all need, a caress that supports in difficulty and offers warmth and light in the current storm of my life.
On the computer, meanwhile, the images of war from newspapers around the world that I have the habit of reading in the morning before engaging in my study of the cultures of the world, my world, your world, the world of all, scroll by, but of which many do not appreciate the beauty and variety.
The contrast between the life of my flowers and death on the screen is really strong, it creates discomfort, they are different pieces of the same world, but the human world sows too much hatred and little fraternity, managing to obscure the beauty of the eyes transformed into fear and distrust.
I think of us humans as lifeless buds, unable to blossom because they are unable to give their beauty in a selfish attempt to keep it only for themselves. I think of us humans as rotting buds on a plant that begins to dry out because its roots are not cared for and quenched, the leaves uncleaned and the buds uninvited to give their best.
In envy and recriminations we dissolve the power of our breath and push ourselves towards a beyond without return or pity or love.
I look back at my flowers, I can’t stop a tear from running down my face as I offer all that beauty as a gift, like a flower on the pitless graves of too many from which the joy of beauty has been stolen.

Mi guardo attorno mentre sono alla scrivania e mi commuovo nel vedere che tutte le mie orchidee mi stanno beneficiando della bellezza dei loro fiori.
Ogni pianta ha fiori di colori e striature diverse, ogni pianta è un dono che si è fatto memoria. Ci sono quelle che mi ha regalato mio marito, poi quella di una cara amica, e, dolcissima, quella che mi ha donato una mia ex-alunna diventata nel tempo sempre più vicina e cara.
Guardo i fiori, almeno quattro per ogni pianta, e, nell’attesa che maturino gli altri boccioli di cui sono cariche, penso alla bellezza del dono che si rinnova ogni anno come una carezza di bene, una carezza di cui tutti abbiamo bisogno, una carezza che sostiene nella difficoltà e offre calore e luce nella tempesta attuale della mia vita.
Sul computer, intanto, scorrono le immagini di guerra dai giornali di tutto il mondo che ho l’abitudine di leggere al mattino prima di impegnarmi nel mio studiare le culture del mondo, il mio mondo, il vostro mondo, il mondo di tutti, ma di cui tanti non apprezzano la bellezza e la varietà.
Il contrasto tra la vita dei miei fiori e la morte sullo schermo è veramente forte, mi crea disagio, sono pezzi diversi di uno stesso mondo, ma il mondo umano semina troppo odio e poca fraternità riuscendo ad offuscare la bellezza degli sguardi mutata in paura e diffidenza.
Penso a noi umani come a boccioli privi di vita, incapaci di sbocciare perché incapaci di donare la proria bellezza in un egoistico tentativo di tenerla solo per sé. Penso a noi umani come a boccioli che marciscono su una pianta che comincia a seccare perché le sue radici non sono curate e dissetate, le foglie non ripulite e i boccioli non invitati dall’esposizione al a dare il meglio di sé.
Nell’invidia e nelle recriminazioni dissolviamo il potere del nostro respiro e ci spingiamo verso un oltre senza ritorno né pietà né amore.
Torno a guardare i miei fiori, non riesco a impedire che una lacrima mi scorra sul volto mentre offro tutta quella bellezza come un dono, come un fiore sulle tombe senza fossa dei troppi cui è stata sottratta la gioia della bellezza.