Essential vs Inessential

In the race towards the inessential we forget about ourselves, who we really are, what our real needs.
Yet, it is precisely the inessential or the lack of it that highlights what, in reality, one is not experiencing.
This is how the essential and the inessential become complementary, one needs the other to express joy or bewilderment.
Of course, the inessential “things” cannot replace the essential ones, a glass of water when you are thirsty is better than a glass of wine, but that little “extra” helps to make you more carefree.
Here, however, the deception arises. It is not a matter of lightheartedness, but of appeasing one’s senses by forgetting the essence.
Attributing disproportionate value to inessential tells the story of a “well-staying” that has nothing to do with the “well-being”.
The search for “more” wears down the sense of being by reducing it to pure biology and the chemistry of pleasure.
There is more than this, much more and it is not in the things but in the essence of one’s own spirit recognizable thanks not only to the conscience and awareness of being, but to the virtue of discernment.

Nella corsa verso l’inessentiale ci dimentichiamo di noi stessi, di chi siamo davvero, quali i nostri bisogni reali.
Eppure, è proprio l’inessenziale o la sua mancanza che evidenzia quanto, in realtà, non si stia vivendo.
È così che l’essenziale e l’inessenziale diventano complementari, l’uno ha bisogno dell’altro per esprimere la gioia o lo sbigottimento.
Certo, le “cose” inessenziali non possono sostituirsi a quelle essenziali, un bicchiere di acqua quando si ha sete è meglio di un bicchiere di vino, ma quel poco “in più” contribuisce a rendere più spensierati.
Qui, però, nasce l’inganno. Non di spensieratezza si tratta, ma di placare i propri sensi dimenticando l’essenza.
Attribuire all’inessenziale valore spropositato racconta la storia di un “bene-stare” che nulla ha a che vedere con il “ben-essere”.
La ricerca del “di più” logora il senso dell’essere riducendolo a pura biologia e chimica del piacere.
C’è più di questo, molto di più e non è nelle cose quanto nell’essenza del proprio spirito riconoscibile grazie non solo alla coscienza e consapevolezza dell’essere, ma alla virtù del discernimento.