The Smile of Innocence

The after chemotherapy is worse than the chemotherapy itself. It is a fact. Just like the postwar period, in which rebuilding from the external and internal rubble is not easy, this is why my incomprehension towards any war or threat of it increases.
Seeking consolation from so much foolishness and from so much pain, I look at the buds on my orchids that are preparing to give me again the joy of their beauty and I think of the patience of every little regurgitation of life that I see slowly swell like a mother’s womb before the birth of a son. This is life. Why cultivate death?
I also think that if so much beauty can be loved and cultivated, then it is worth resisting the elements, hatred, any form of repulsion of the other, since from the patience to love and wait for what blossoms will only be the fruit of love. .
It will be love even if you fail to see it, because love lives, love reigns, love remains immortal beyond your finitude.
What physically lasts is not infinite, but what leaves its mark forever; we should make sure that every sign of us is a sign of good, good, loyalty, love.
Here, then, that cultivating the patience of resistance becomes a resource of courage, motivation, reasonableness, awareness that one’s metamorphosis, however painful and sometimes unsettling, is not devoid of sense and meaning, because everything is a promise and has its destination, because everything can have the smile of innocence and faithfulness.

Il dopo chemioterapia è peggiore della chemioterapia stessa. È un fatto. Proprio come il dopoguerra, in cui ricostruire dalle macerie esterne e interne non è cosa semplice, per questo si accresce la mia incomprensione verso ogni guerra o minaccia di essa.
Cercando consolazione da tanta stoltezza e da tanto dolore, guardo i boccioli sulle mie orchidee che si preparano a donarmi di nuovo la gioia della loro bellezza e penso alla pazienza di ogni piccolo rigurgito di vita che vedo gonfiarsi piano piano come ventre materno prima della nascita di un figlio. È questa la vita. Perché coltivare la morte?
Penso, ancora, che se tanta bellezza può essere amata e coltivata, allora vale la pena resistere alle intemperie, all’odio, a ogni forma di repulsione dell’altro, poiché dalla pazienza di amare e aspettare ciò che sboccia sarà solo frutto di amore.
Sarà amore anche se tu non riuscissi a vederlo, perché amore vive, amore regna, amore resta immortale oltre la tua finitezza.
Non è infinito ciò che dura fisicamente, ma ciò che lascia il suo segno in eterno; dovremmo fare in modo che ogni segno di noi sia un segno di bene, di buono, di lealtà, di amore.
Ecco, allora, che coltivare la pazienza della resistenza diventa risorsa di coraggio, di motivazione, di ragionevolezza, di consapevolezza che la propria metamorfosi, per quanto dolorosa e talvolta spiazzante, non è priva di senso e significato, perché ogni cosa è una promessa e ha la sua destinazione, perché ogni cosa può avere il sorriso dell’innocenza e della fedeltà.