Body and Mind

Sometimes the pain of the body overpowers the courage of the mind, and it is then that you realize that no matter how important you are to your mind, it cannot do without your body.
It seems trivial, but it is not if we think of the so much literature and philosophy that over the centuries has tried to distinguish the two parts, even foreseeing the possibility of domination of one over the other, but concluding, finally, by admitting that the dichotomy of bodies rather than a true duality is the intersection of one part with the other, leaving the task of discernment only to the conscience.
What an interesting topic! Especially in this period when I find myself forced to recognize that the body has more action than I have ever assigned to it.
Just think, my thought, so free, can’t get on paper because my hands ache and my body can’t keep me seated. Does he stop thinking and being free? No, because it is as if every thought, every image, every voice remained preserved in a tank until my hands allow me to give them shape in signs and words.
I discover, then, that there is still a new freedom to explore, the freedom of the link between a quick and awake mind and a fragile and slow body. It is an inclusive link, since it does not tend towards mutual elimination but rather towards growth.
It is not the body that limits the mind, in reality, but only asks it to be patient, to give it time to calibrate the free flight of thought with the physical art of reporting. It is not the mind that limits the body by asking it for more than it can offer, but it is a mutual exchange of tenacity and perseverance.
The one does not disdain the other, in short, since body and soul are the physical and ethereal structure of my freedom.

Qualche volta il dolore del corpo ha il sopravvento sul coraggio della mente, ed è allora che ti rendi conto che, per quanto tu dia più importanza alla tua mente, essa non può fare a meno del tuo corpo.
Sembra una banalità, ma non lo è se si pensa alla tanta letteratura e filosofia che nei secoli ha provato a distinguere le due parti prevedendo persino la possibilità del dominio dell’una sull’altra, ma concludendo, infine, con l’ammettere che la dicotomia dei corpi più che una vera dualità è l’intersecarsi di una parte con l’altra lasciando solo alla coscienza il compito del discernimento.
Che argomento interessante! Soprattutto in questo periodo in cui mi vedo forzata a riconoscere che il corpo ha più azione di quanta io gli abbia mai assegnata.
Pensate, il mio pensiero, così libero, non riesce a mettersi su carta perché le mani dolgono e il corpo non riesce a tenermi seduto. Smette forse di pensare e di essere libero? No, perché è come se ogni pensiero, ogni immagine, ogni voce rimanessero conservate in un serbatoio fino a quando le mani non mi consentano di dare loro forma in segni e parole.
Scopro, allora, che c’è ancora una nuova libertà da sondare, la libertà del legame tra una mente rapida e sveglia e un corpo fragile e lento. È un legame inclusivo, poiché non tende all’eliminazione reciproca quanto all’accrescimento.
Non è il corpo che limita la mente, in realtà, ma le chiede solo di avere pazienza, di dargli il tempo di calibrare il volo libero del pensiero con l’arte fisica del rendiconto. Non è la mente che limita il corpo chiedendogli più di quello che possa offrire, ma è un reciproco scambio di tenacia e di perseveranza.
Che l’uno non disdegni l’altro, insomma, poiché corpo e anima sono struttura fisica ed eterea della mia libertà.

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