Bernard Quiriny: L’affare Mayerling

“L’affare Mayerling” (L’Orma edizione, 2018), scritto con intelligenza e ironia da Bernard Quiriny, è un romanzo che obbliga il lettore a leggere la storia tutta di un fiato e non solo perché la suddivisione in brevi paragrafi delle tre parti che lo compongono e la scrittura semplice e agile ne facilitino la lettura, ma perché si resta affascinati da una serie di eventi che sembrano far parte del quotidiano di ciascuno.
Apparentemente una distopia, “L’affare Mayerling” finisce con l’essere una chiave di lettura possibile del modo di vivere del presente, una rappresentazione corale del disagio reale che si nasconde dietro l’apparente benessere circostanziale di una società che non punta più sulle relazioni umane, ma sui circuiti di interesse economico. Dico “apparente” distopia, poiché non si tratta di una proiezione in un futuro possibile di una condizione reale, quanto, invece, di una condizione già reale portata alle sue estreme conseguenze.
Il “Mayerling” è una grossa struttura condominiale di cui tutti i condomini vogliono possedere un pezzo, ma in cui tutti restano via via prigionieri. L’enorme edificio sembra avere vita propria, di più, sembra strappare ai suoi inquilini la vita dimostrando quanto ciascuna persona senza la sua capacità di relazione con gli altri finisca con l’essere un ingranaggio in uno strumento di guerra e aggressione grazie al quale, nel tentativo di ottenere il meglio per sé, si privano gli altri ma anche sé stessi del senso e del significato della vita.
Così, tutti gli inquilini, nella loro diversità, appena entrano in possesso del loro appartamento nel condominio, cambiano. Chi era riservato diventa spregiudicato, chi era innamorato diventa solo capace di rancore e odio, chi era dignitosamente discreto diventa accumulatore di sporcizia, chi dovrebbe cercare una mediazione tra sé e l’altro nutre solo sentimenti di rivalsa e paura.
Il tutto condito dalla sensazione che le vite rubate agli inquilini abbiano ora un’esistenza nuova nella struttura stessa che, oltre alla forma statica del suo apparire struttura di cemento, assume anche la struttura interiore del disfacimento umano e sociale causata dalla mancanza di relazioni.
C’è una sola possibilità, capiranno, infine, i condomini: invece di vivere e patire individualmente il proprio scontento, metterlo in comune e insieme lottare contro il nemico comune, il Mayerling (cioè, il condizionamento sociale che rende ciascuno sempre più individuo e sempre meno capace di umanità).
A tale scopo, gli inquilini si uniscono in “Consorzio” per lottare contro il Mayerling. Riusciranno nel loro intento di distruggere la reincarnazione del male? Riusciranno a riprendere possesso della propria parte di umanità perduta? E a quale costo?
“L’affare Mayerling” (L’Orma edizione, 2018), di Bernard Quiriniy, indaga con acume e ironia un immaginario non troppo distante dalla realtà e offre spunti di interessante riflessione.

“The Mayerling Affair” (L’Orma edition, 2018), written with intelligence and irony by Bernard Quiriny, is a novel that obliges the reader to read the story in one breath and not just because the subdivision into short paragraphs of the three parts that compose it and the simple and agile writing facilitate reading, but because one is fascinated by a series of events that seem to be part of everyone’s daily life.
Apparently a dystopia, “The Mayerling affair” ends up being a possible key to interpreting the present way of life, a choral representation of the real discomfort that hides behind the apparent circumstantial well-being of a society that no longer focuses on human relations, but on the circuits of economic interest. I say “apparent” dystopia, since it is not a projection into a possible future of a real condition, but rather an already real condition taken to its extreme consequences.
The “Mayerling” is a large condominium structure of which all the condominiums want to own a piece, but in which all remain gradually prisoners. The huge building seems to have a life of its own, moreover, it seems to snatch life from its tenants by demonstrating how each person without his ability to relate to others ends up being a cog in an instrument of war and aggression thanks to which, in an attempt to obtain the best for oneself, others but also themselves are deprived of the meaning and significance of life.
Thus, all tenants, in their diversity, as soon as they come into possession of their apartment in the condominium, change. Those who were reserved become unscrupulous, those in love only become capable of resentment and hatred, those who were decently discreet become accumulators of dirt, those who should seek mediation between themselves and the other only nurture feelings of revenge and hatred.
All seasoned with the feeling that the lives stolen from tenants now have a new existence in the structure itself which, in addition to the static form of its appearing concrete structure, also takes on the inner structure of human and social decay caused by the lack of relationships.
There is only one possibility, finally, the condominiums will understand: instead of living and suffering individually their discontent, put it in common and at the same time fight against the common enemy, the Mayerling (that is, the social conditioning that makes everyone more and more individual and less and less capable of humanity).
For this purpose, the tenants unite in “Consortium” to fight against the Mayerling. Will they succeed in their intent to destroy the reincarnation of evil? Will they be able to regain possession of their lost part of humanity? And at what cost?
“The Mayerling Affair” (L’Orma edition, 2018), by Bernard Quiriniy, investigates with wit and irony an imaginary not too far from reality and offers interesting insights.

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