I Do Fear

I would like to tell you that I am not afraid, but if I did I would be not only irresponsible and a liar, but also a thief because I would deprive you of the privilege of knowing and sharing my frailties.
Perhaps this is the right thing to do: learn about the new me that peeks out behind every new painful experience.
Who knows, sometimes I think this is precisely the peep, the arrival, the landing.
I have known a lot of pain in my life. An inner pain that made me stronger and able to grasp and embrace the pain of the other more easily.
Now, I experience physical pain with increasing frequency and strength and I discover that this also teaches me a lot: to welcome and embrace the closeness of the other, when there is and is sincere, and I experience that there is, that there is. and for me.
So, pain, in its multiform expressions, is always a sacred teacher who invites patience, resistance, courage, but also sharing, the ability to let go, the strength to let oneself be loved.
It is not obvious, letting oneself be loved and sometimes I even think that it is more difficult than loving, at least it is for me.
Allowing oneself to be loved means abandoning oneself to the other, trusting, believing that he will not take possession of your freedom, but that he will guard it and make it an ardent gift of love as you have indicated to him.
Letting oneself be loved means giving back to the other the courage of his choices and the recognition that he is ready and able to be something more than himself, something beyond his own selfishness, something inside the life of the other that makes it unique and special.
Allowing oneself to be loved is, perhaps, the highest step of one’s freedom that recognizes the strength of being part of the other.

Vorrei dirvi che non ho paura, ma se lo facessi sarei non solo irresponsabile e bugiarda, ma anche ladra perché vi priverei del privilegio di conoscere e condividere le mie fragilità.
Forse è proprio questa la cosa giusta da fare: imparare a conoscere la nuova me stessa che fa capolino dietro ogni nuova esperienza dolorosa.
Chissà, a volte penso che sia proprio questo il capolino, l’arrivo, l’approdo.
Ho conosciuto molto dolore nella mia vita. Un dolore interiore che mi ha resa più forte e capace di cogliere e abbracciare il dolore dell’altro più facilmente.
Ora, sperimento con sempre maggiore frequenza e forza il dolore fisico e scopro che anche questo mi insegna molto: ad accogliere e abbracciare la vicinanza dell’altro, quando c’è ed è sincera, e io sperimento che c’è, che c’è per me.
Allora, il dolore, nelle sue multiformi espressioni, è sempre un sacro maestro che invita a pazienza, resistenza, coraggio, ma anche a condivisione, a capacità di lasciarsi andare, alla forza di lasciarsi amare.
Non è scontato, lasciarsi amare e talvolta penso persino che sia più difficile che amare, almeno lo è per me.
Lasciarsi amare significa abbandonarsi all’altro, fidarsi, credere che non si impossesserà della tua libertà, ma che la custodirà e ne farà dono ardente di amore così come tu gli hai indicato.
Lasciarsi amare significa restituire all’altro il coraggio delle sue scelte e il riconoscimento che è pronto e in grado di essere qualcosa in più di sé stesso, qualcosa oltre il proprio egoismo, qualcosa dentro la vita dell’altro che la rende unica e speciale.
Lasciarsi amare è, forse, il gradino più alto della propria libertà che riconosce all’altro la forza di esserne parte.