Margaret Atwood: L’altra Grace

“L’altra Grace” (Ponte alle Grazie, 2021) di Margaret Atwood è un romanzo appassionante ispirato a fatti veramente accaduti in Canada nel luglio del 1843.
Eppure, sebbene appena iniziata la lettura il lettore ambisca a scoprire la verità quasi fosse uno dei tanti avvocati, ispettori o medici che hanno analizzato il “caso Grace”, ci si accorge via via che la vera domanda da porsi non è se Grace sia davvero responsabile dell’assassinio di Mr Keanner e della sua amante e concubina Mrs Montgomery, ma, invece, chi sia Grace, che cosa si nasconda dietro la sua dolcezza apparente, che cosa abbia vissuto e come sia possibile che lei sia così calma e rassegnata, eppure così determinata e consapevole sul “come” narrare la sua storia.
L’attenzione del lettore, infatti, resta sempre più coinvolta dalla personalità di Grace, in grado di aver lasciato un segno profondo nella vita di quanti l’hanno affiancata, di cui forse è stata complice, di quanti vogliono riscattarla e liberarla da una prigionia che la condanna a vita a restare reclusa in un carcere o in manicomio senza poter ricevere giustizia.
La domanda, però, è anche “Quale giustizia? Quale verità?”. Difatti, Grace resta dal principio alla fine un personaggio enigmatico, capace di attrarre a sé le attenzioni nonostante l’apparenza remissiva che è però elaborata su una grande intuizione di “cosa sia meglio fare per evitare il peggio”. Ci si domanda, allora, se il suo modo di essere e comportarsi dipenda da ingenuità o calcolo.
Così, quando il Dottor Jordan comincia a farle visita per stabilire se sia effettivamente pazza o meno, se sia stata consapevolmente responsabile dei delitti o ne sia essa stessa una vittima, Grace, nel suo gioco di specchi, rivela e non rivela la verità mantenendo una calma e una serentià che, lungi dal placare la curiosità del medico, lo trascinano nel suo vortice narrativo coinvolgendolo a tal punto che egli stesso non riesce più a discernere il vero dal falso non solo in relazione alla verità di Grace, ma alla sua stessa verità.
Il Dottor Jordan si troverà a rivivere in qualche modo il rischio della stessa esperienza di Grace, potrebbe egli stesso restare coinvolto e rendersi complice di un delitto a causa di un’altra donna, così abbandona tutto e tutti, compresa Grace, la quale, sebbene porti dentro di sé il peso dell’allontanamento come se fosse un nuovo abbandono, riuscirà, ancora una volta a sopravvivere. La conclusione della storia sembra riabilitare alcuni dei personaggi, ma la verità resta nebulosa: chi sia Grace, resta un enigma mai rivelato.
La scrittura della Atwood è affascinante e coinvolgente, le descrizioni non sono mai futili e anche quando rappresentano gli ambienti esterni sembrano offrire, in realtà, altri piccoli agganci per riconoscere la personalità dei personaggi. La tecnica narrativa adoperata, cioè la narrazione in prima persona di ciascuno dei molteplici personaggi che si affianca a parti del romanzo narrate in forma epistolare per consentire la rivelazione del punto di vista individuale dei protagonisti, offre uno sguardo interiore sulle vicende che entrano a far parte del mistero personale di ciascun narratore come anche di ciascun lettore.
Una domanda resta “chi è Grace”, “l’altra Grace” come con intelligenza ci indica la Atwood sin dal titolo del suo romanzo. Non c’è risposta, o meglio non c’è una risposta unica. Anche per questo il romanzo appare corale, gustoso, intelligente, bello da leggere e scoprire.

“L’altra Grace” (Ponte alle Grazie, 2021) by Margaret Atwood is a thrilling novel inspired by real events in Canada in July 1843.
Yet, although as soon as the reading begins, the reader aspires to discover the truth as if he were one of the many lawyers, inspectors or doctors who have analyzed the “Grace case”, one realizes gradually that the real question to ask is not whether Grace is really responsible for the murder of Mr Keanner and his mistress and concubine Mrs Montgomery, but, instead, who Grace is, what lies behind her apparent sweetness, what she experienced and how it is possible that she is so calm and resigned, yet so determined and aware of “how” to tell her story.
The reader’s attention, in fact, remains increasingly involved in Grace’s personality, able to have left a profound mark in the lives of those who have supported her, of whom perhaps she was an accomplice, of those who want to redeem her and free her from imprisonment. that he condemns her for life to remain imprisoned in a prison or asylum without being able to receive justice.
The question, however, is also “What justice? What truth?”. In fact, Grace remains from beginning to end an enigmatic character, capable of attracting attention to herself despite the submissive appearance which is however elaborated on a great intuition of “what is best to do to avoid the worst”. One wonders, then, if her way of being and behaving depends on ingenuity or calculation.
Thus, when Dr. Jordan begins to visit her to determine whether she is actually mad or not, whether she was knowingly responsible for the crimes or is a victim herself, Grace, in her game of mirrors, reveals and does not reveal the truth while maintaining a calm and a seriousness that, far from appeasing the doctor’s curiosity, drag him into his narrative vortex involving him to the point that he himself is no longer able to discern the true from the false not only in relation to Grace’s truth, but to her own truth .
Doctor Jordan will somehow find himself reliving the risk of Grace’s own experience, he could himself get involved and become complicit in a crime because of another woman, so he abandons everything and everyone, including Grace, who, although carry within you the weight of removal as if it were a new abandonment, you will be able, once again, to survive. The conclusion of the story seems to rehabilitate some of the characters, but the truth remains nebulous: who Grace is remains an enigma never revealed.
Atwood’s writing is fascinating and engaging, the descriptions are never futile and even when they represent the external environments they seem to offer, in reality, other small hooks to recognize the personality of the characters. The narrative technique used, that is the first-person narration of each of the multiple characters that is accompanied by parts of the novel narrated in epistolary form to allow the revelation of the individual point of view of the protagonists, offers an inner look at the events that become part of the story. of the personal mystery of each narrator as well as of each reader.
One question remains “who is Grace”, “the other Grace” as Atwood intelligently indicates to us right from the title of her novel. There is no answer, or rather there is no single answer. Also for this reason the novel appears unanimous, tasty, intelligent, beautiful to read and discover.

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