I Dream of a Morning

I dream of a possible time in which each person can decide to be themselves and do so in freedom and justice, dignity and honesty without this being considered an insult, without inventing false enemies where people struggle to be nothing but themselves and to see affirmed those rights that arise with the person as free.
I dream of a time when women from all over the world can see themselves freed from oppression, from prejudice, conditioned to fear their own body, forced to abandon their studies, work and their interests.
I dream of a time in which every person, man or woman, regardless of their culture, their faith, their skin color or their language or their sexual orientation, each person can express themselves and make sense of their time.
I dream of a time in which the right is not “bestowed” as a reward according to who is in charge, but is part of each person who marks his present with the footprints of his daily life.
I dream of a time in which everyone, absolutely everyone, will be able to stand up against abuses and prevent one party from being subjected to violence.
I dream of a time when alongside those women who risk their lives to exercise their right, there are women and men from all over the world and from every culture who support that right to freedom and life.
I walk invisibly alongside those women of Kabul who do not give up on determining themselves, on obtaining obvious rights for all but them (and for too many others whose stories remain prisoners of silence). I walk next to them so that theirs is not a solitary voice, but the voice of law that screams all over the world.

Sogno di un tempo possibile in cui ciascuna persona possa decidere di essere sé stessa e farlo in libertà e giustizia, dignità e onestà senza che questo venga considerato un insulto, senza che si inventino falsi nemici laddove delle persone lottano per non essere altro che sé stesse e di vedere affermati quei diritti che nascono con la persona in quanto libera.
Sogno di un tempo in cui le donne di ogni parte del mondo possano vedere sé stesse liberate dall’oppressione, dal pregiudizio, condizionate a temere il proprio corpo, costrette ad abbandonare gli studi, il lavoro e i loro interessi.
Sogno di un tempo in cui ogni persona, uomo o donna, a prescindere dalla cultura, dalla sua fede, dal colore della sua pelle o dalla lingua che parla o dal suo orientamento sessuale, ogni persona possa esprimersi e costruire senso al proprio tempo.
Sogno un tempo in cui il diritto non sia “elargito” come premio a secondo di chi comanda, ma sia parte di ciascuna persona che segna il proprio presente con le impronte del suo quotidiano.
Sogno un tempo in cui tutti, ma proprio tutti, si sia capaci di ergersi contro i soprusi e impedire che una parte debba subirne la violenza.
Sogno un tempo in cui accanto a quelle donne che rischiano la propria vita per esercitarne il diritto, ci siano donne e uomini di tutto il mondo e di ogni cultura che sostengano quel diritto alla libertà e alla vita.
Cammino invisibile accanto a quelle donne di Kabul che non rinunciano a determinare sé stesse, a ottenere diritti ovvi per tutti tranne che per loro ( e per le troppe altre le cui storie restano prigioniere del silenzio). Cammino accanto a loro affinché la loro non sia una voce solitaria, ma la voce del diritto che urla in tutto il mondo.

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