It’s Embarrassing!

It’s embarrassing!
Cancer disease is embarrassing as it confronts people with the truth about themselves.
I am not referring only to the cancer patient who has a lot to do to restore to himself the strength not to give up while waiting for the end as an inevitable condemnation because, in fact, his time can and must live it worthily by continuing to give value to his being and his existence.
No, I am referring to those who surround the sick person (not the close relatives who have to deal with the condition of the person they love), but to those more distant, suddenly good and generous to wash their conscience, especially when the sick it is distant and it costs nothing to speak kind words and concentrate on useful gestures.
Then, suddenly, that sick person is no longer far away and, once an acknowledgment of reality has taken place, fear prevails, one’s own fear and the fear of the other who calls to it.
The death of the other is frightening, perhaps because it forces one to think about one’s own, certainly not because of the feeling of emptiness that the other could create.
The illness of the other terrifies because one fears that one day it may also become one’s own and then it would be more difficult to remain indifferent.
The illness of the other is frightening because in the face of real pain, no one can pretend nothing has happened but, unlike those who experience that pain on their own skin, those who stand by and watch are tempted to move away, unable to find a balance between the one’s fear and the need of those who suffer … and the first, one’s fear, always prevails in the general feeling because it is one’s own and in some way one must protect oneself from it.
However, it is embarrassing!
It is embarrassing to be on the other side, the part of those who experience the disease within themselves without being able to remove it.
It is embarrassing to observe the vain and emptiness that tends to transform you into a freak phenomenon while you would like to be free and unhindered to know, face and live your new reality.
You instinctively oppose and refuse these appearances, you have no time to waste with such ambitions. What you need is to be able to continue, as far as it goes, your journey in freedom, without prejudice and fear, without pity and regret, accepting the good and the bad of your daily life as an opportunity to continue being the person you are.
They pretend interested phone calls, take badly respected pseudo appointments, bring you little gifts that you don’t know what to do with, as if they were a reward for your suffering, but without them transmitting the heart of their love to you.
It’s embarrassing!
You and your suffering become guinea pigs and experience their fear for themselves while what you really feel disappears behind ritual phrases, fake and useless, behind clichés acquired as truth, but which tell nothing about you and the person you are .
You would like them, then, to stop with this stage set in which they have configured your life and their piety as if it were their own life, with no room for your truth and your freedom.
They are afraid to listen to you, to look at your emaciated face and your thin body, the pale complexion and the stumbling step. They are afraid of your wheezing voice and of that hand with which every now and then he presses the wounds that hurt you.
They are afraid of the truth, not for you, but because recognizing it means getting involved, recognizing their mistakes, asking forgiveness for the harm they have done to you.
Unfortunately, they are unable to live the truth, theirs is always the same scenario of lies. It is too embarrassing to know that you have contributed to your pain in the past, now that your body gives in to the blows of the disease.
Do not come, do not pretend, do not wash your conscience with actions that, in reality, make it even more dirty and iniquitous.
Let life flow as it should and let the sufferer free in their pain.

È imbarazzante!
La malattia di cancro è imbarazzante poichè pone le persone dinanzi alla verità di sé stesse.
Non mi riferisco solo all’ammalato di cancro che ha un bel po’ da fare per restituire a sé stesso la forza di non arrendersi nell’attesa della fine come a una condanna inevitabile poichè, difatti, il suo tempo può e deve viverlo degnamente continuando a dare valore al suo essere e alla sua esistenza.
No, mi riferisco a quelli che circondano l’ammalato (non i parenti stretti che devono fare i conti con la condizione della persona che amano), ma a quelli più distanti, improvvisamente buoni e generosi per lavarsi la coscienza, soprattutto quando l’ammalato è distante e non costa nulla proferire parole gentili e concentrarsi su gesti utili.
Poi, d’improvviso, quell’ammalato non è più lontano e, occorsa una presa d’atto della realtà, prevale la paura, la propria paura e la paura dell’altro che a essa richiama.
La morte dell’altro fa paura, forse perché costringe a pensare alla propria, non certo per il sentimento di vuoto che l’altro potrebbe creare.
La malattia dell’altro terrorizza perché si teme che, un domani, essa possa diventare anche la propria e allora più difficile sarebbe restare indifferenti.
La malattia dell’altro fa paura perché dinanzi al dolore reale, nessuno può fare finta di niente ma, a differenza di chi quel dolore lo sperimenta sulla propria pelle, chi resta a guardare ha la tentazione di allontanarsi, incapace di trovare un equilibrio tra la propria paura e il bisogno di chi soffre… e la prima, la propria paura, prevale sempre nel sentimento generale perché è la propria e in qualche modo bisogna proteggersene.
Però, è imbrazzante!
È imbarazzante stare dall’altra parte, la parte di chi la malattia la vive dentro di sé senza poterla allontanare.
È imbarazzante osservare il vano e il vacuo che tende a trasformarti in un fenomeno da baraccone mentre tu non vorresti che essere libero e senza intralci per conoscere, affrontare e vivere la tua nuova realtà.
Istintivamente ti opponi e rifiuti queste apparenze, non hai tempo da perdere con simili velleità. Ciò di cui hai bisogno è di poter proseguire, fin dove arriva, il tuo cammino in libertà, senza pregiudizio e timori, senza commiserazione e compianto, accogliendo il bene e il male del tuo quotidiano come occasione per continuare a essere la persona che sei.
Loro, fingono telefonate interessate, prendono pseudo appuntamenti mal rispettati, ti portano regalini di cui non sai che fartene, come fossero un premio per la tua sofferenza, ma senza che essi ti trasmettano il cuore del loro amore.
È imbarazzante!
Tu e la tua sofferenza diventate cavie e sperimetazione della loro paura per sé stessi mentre quello che tu provi davvero sparisce dietro frasi di rito, finte e inutili, dietro luoghi comuni acquisiti come verità, ma che non raccontano nulla di te e della persona che sei.
Vorresti, allora, che la smettessero con questo apparato scenico in cui hanno configurato la tua vita e la loro pietà come fosse la loro stessa vita, senza spazio per la tua verità e la tua libertà.
Loro hanno paura di ascoltarti, di guardare il tuo volto emaciato e il tuo corpo smagrito, il colorito pallido e il passo stentato. Hanno timore della tua voce che affanna e di quella mano con cui ogni tanto pressi le ferite che ti fanno male.
Hanno paura della verità, non per te, ma perché riconoscerla significa mettersi in gioco, riconoscere i propri errori, chiedere perdono per il male che ti hanno fatto.
Purtroppo, non sono capaci di vivere la verità, il loro è sempre lo stesso scenario di menzogna. È troppo imbarazzante sapere di aver concorso al tuo dolore in passato, ora che il tuo corpo cede ai colpi della malattia.
Non venite, non fingete, non lavatevi la coscienza con azioni che, in realtà, la rendono ancora più sporca e iniqua.
Lasciate che la vita scorra come deve e lasciate chi soffre libero nel suo dolore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.