A Simple Daily Life

The everyday becomes extraordinary again in the patient and careful work of its reconstruction.
Every little thing seemed to be lost, but then, slowly, you rediscover its roots and essence in every small gesture that gives value to resistance, to struggle, to research, to that sacred word which, full of humanity, is a beneficial caress for anyone who suffers and does not boast of his suffering to be pitied, but rather use it as a bridge, as a link, between his own reality and the reality of all those who live next to us.
The daily life resumes its course to the extent that, despite and thanks to everything, we are able to receive one of the messages that life directs us in every circumstance: to give value to what we are and what we do.
This means not remaining closed in on oneself, but making sure that one’s own experience is a participant in the life of the other, no one excluded. There is no need to feel sorry for yourself and waste the possibilities of existing. Everything, good or bad, is a lesson whose weight we can carry on our shoulders, even if we fold ourselves double, and the solution of which may not be the desired one, as long as we know how to be aware and conscious of its gift.
Living does not mean that things must go as we would like them, living means accepting and choosing the enrichment that life offers us even when enduring pain becomes difficult, even when we believe we are excessively oppressed by suffering, even when we feel lost and broken and even unable to get up. Well, these are precisely the moments in which life offers us all of itself, because it offers us pain, but also the possibility of redeeming ourselves from the darkness in which we risk remaining imprisoned to become, instead, capable of rendering with a smile even the pain, to endure suffering with patience, to admire the beauty of life that unties its knots even when the role that such knots should have for us seems imprecise and confused.
The everyday becomes a playing field, a working field, a practice of smiles and tears, resistance and conquest. It is not always easy to “win”, but the greatest victory is not joy illuminated by smiles, but the conquest that occurred consciously in the equitable and constant acceptance of one’s being and being able to be in every dimension and situation nothing but profoundly human, nothing other than sincerely true.
It is not a hymn to pain, but a hymn to life which, even when it is not exactly as we expected or as we would have liked it to be, has, however, a lesson in love for us; it is, however, the sign of a greater love that endows us with the courage and strength of patient and active resistance, with a pure and sincere gaze, with the sacred word of a love that always grows and renews itself, even when we do not understand it and we suffer from what we consider “whims”.
The simple everyday life of every lived life is a balm and caress of love, it is an example of serenity and courage, it is a gentle voice that whispers the good and the joy of loving.

Il quotidiano torna a essere straordinario nell’opera paziente e attenta della sua ricostruzione.
Ogni piccola cosa sembrava poter essere smarrita, ma poi, lentamente, ne riscopri le radici e l’essenza in ogni piccolo gesto che dà valore alla resistenza, alla lotta, alla ricerca, a quella parola sacra che, piena di umanità, è carezza benefica per chiunque soffra e della sua sofferenza non si faccia vanto per essere commiserato, quanto piuttosto la impieghi come ponte, come legame, tra la propria realtà e la realtà di tutti coloro che vivono accanto a noi.
Il quotidiano riprende il suo corso nella misura in cui, nonostante e grazie ogni cosa, siamo in grado di recepire uno dei messaggi che la vita ci indirizza in ogni circostanza: dare valore a ciò che siamo e a ciò che facciamo.
Questo significa non restare chiusi su sé stessi, ma fare in modo che il proprio vissuto sia partecipe della vita dell’altro, nessuno escluso. Non serve compiangersi e sprecare le possibilità dell’esistere. Ogni cosa, bella o brutta, è una lezione il cui peso possiamo portare sulle spalle, anche se ci pieghiamo in due, e la cui soluzione può anche non essere quella desiderata, purché del suo dono sappiamo essere consapevoli e coscienti.
Vivere non significa che le cose debbano andare come le vorremmo, vivere siginifica accogliere e scegliere l’arricchimento che la vita ci offre anche quando sopportare il dolore diventa difficile, anche quando crediamo di essere eccessivamente vessati dalla sofferenza, anche quando ci sentiamo persi e affranti e persino incapaci di rialzarci. Ebbene, sono proprio questi i momenti in cui la vita ci offre tutto di sé, perché ci offre la pena, ma anche la possibilità di riscattarsi dal buio nel quale rischiamo di restare imprigionati per diventare, invece, capaci di rendere con un sorriso anche il dolore, di sopportare con pazienza anche la sofferenza, di ammirare la bellezza della vita che scioglie i suoi nodi anche quando impreciso e confuso ci sembra il ruolo che tali nodi debbano avere per noi.
Il quotidiano diventa campo di gioco, campo di lavoro, pratica di sorrisi e lacrime, resistenza e conquista. Non sempre è facile “vincere”, ma la maggior vittoria non è la gioia illuminata da sorrisi, ma la conquista occorsa consapevolmente nell’accettazione equa e costante del proprio essere e poter essere in ogni dimensione e situazione null’altro che profondamente umani, null’altro che sinceramente veri.
Non è un inno al dolore, ma un inno alla vita che, anche quando non è esattamente come ce l’aspettavamo o come avremmo voluto che fosse, ha, comunque, una lezione d’amore per noi; è, comunque, il segno di un amore più grande che ci dota del coraggio e della forza della resistenza paziente e attiva, dello sguardo puro e sincero, della parola sacra di un amore che cresce e si rinnova sempre, anche quando non lo comprendiamo e ne patiamo quelli che consideriamo “capricci”.
Il quotidiano semplice di ogni vita vissuta è balsamo e carezza d’amore, è esempio di serenità e coraggio, è voce mite che sussurra il bene e la gioia di amare.

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