It’s a Must

And you know you must. You know that you have to deal with yourself, with what continues to happen to you, with what is not only under the eyes of all and under yours, but that is inside you, where while others can only imagine it, you can feel it.
Confronting this “inside” is impossible, you too learn the violent impact of this cancer in your body as well as in your existence. Yet it is there and you cannot help but consider its presence and deal with it.
You have to deal with the pain, with the mutilation that transforms your body, with the blood that does not belong to you. It is as if there were two parallel existences that have not yet learned to recognize and meet each other. Maybe it will and maybe it won’t. The point is that beyond your body there is that inner dimension currently being pulled from one side to the other and that pulls you from side to side without you being able to be aware of either.
What makes it more complex is the awareness of the pain of those who love you and your inability to ease it.
Your pains are so strong that you cannot deny them, although you tend to diminish them; they are marked on your face even if your gaze lights up and opens to a smile. They are written in your gaunt body that struggles to move even if your words are light and direct and straight and courageous.
You cannot prevent those who love you from suffering and perhaps you don’t even have to, although you would like to see on their faces the serenity of those who feel strong and sure that everything will turn out for the best, but you yourself cannot promise it because you do not know if it is true.
You would like to have the opportunity to hug and caress them and make their eyes calm and their voices safe, but you can only wait.
All you can is to let yourself be seen even in this way, in your pain and in your human frailty and let this too of you educate them to love.

E sai che devi. Sai che devi fare i conti con te stessa, con quello che continua a capitarti, con quello che non solo è sotto gli occhi di tutti quanto sotto i tuoi, ma che è dentro di te, dove mentre gli altri possono solo immaginarlo, tu puoi sentirlo.
Confrontarsi con questo “dentro” è impossibile, troppo impari l’impatto violento di questo cancro nel tuo corpo come nella tua esistenza. Eppure c’è e non puoi fare a meno di considerarne la presenza e farci i conti.
Devi fare i conti con il dolore, con la mutilazione che ti trasforma il corpo, con il sangue che non ti appartiene. È come se ci fossero due esistenze parallele che ancora non hanno imparato a riconoscersi e incontrarsi. Forse accadrà e forse no. Il punto è che oltre il tuo fisico c’è quella dimensione interiore attualmente tirata da una parte e dall’altra e che ti tira da una parte e dall’altra senza che tu riesca ad avere consapevolezza né dell’una né dell’altra.
Ciò che rende tutto più complesso è la consapevolezza del dolore di chi ti ama e la tua incapacità di affievolirlo.
I tuoi dolori sono così forti che non puoi negarli, sebbene tu tenda a sminuirli; sono segnati sul tuo volto anche se il tuo sguardo si illumina e si apre al sorriso. Sono scritti nel tuo corpo macilento che fa fatica a muoversi anche se le tue parole sono lievi e dirette e diritte e coraggiose.
Non puoi impedire a chi ti ama di soffrire e forse neanche devi, sebbene vorresti scorgere sui loro volti la serenità di chi si sente forte e sicuro che ogni cosa volgerà al meglio, ma tu stessa non puoi prometterlo perché non sai se è vero.
Vorresti avere modo di abbracciarli e accarezzarli e rendere sereni i loro sguardi e sicure le loro voci, ma non puoi che attendere.
Tutto ciò che puoi è lasciarti scorgere anche così, nel tuo dolore e nella tua umana fragilità e lasciare che anche questo di te li educhi all’amore.

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