Think Before Acting

Since I was a child I have learned two essential lessons: from every fall you can get up again, and action corresponds to a consequence. It is called responsibility. Responsibility towards oneself and towards others, the two are neither separate nor separable.
Falling and learning to get up gave me the strength of self-esteem and the courage not to consider myself perfect. Recognizing that every action has a consequence has given me on the one hand a little more foresight and thoughtfulness, on the other the ability to assume my responsibilities for choices made so that they never have to fall on others.
These days this discourse seems essential to me.
There is a lot of talk about freedom (I don’t even want to judge how much only a pseudo freedom is what one appeals to), but we forget that every freedom is made up of choices and that the consequences of each choice must fall on whoever makes it. does and does not expand like wildfire to damage the freedom of the other and damage the physical and / or emotional person as, in reality, it is happening.
If you choose to get vaccinated, for example, you do so by taking responsibility for possible reactions, but also in the awareness that that gesture can help not to infringe the freedom of others. By protecting myself, I protect others, I make economic recovery possible, I reduce the risks for the elderly and the sick and I make sure that children and young people can be better protected.
Those who choose not to get vaccinated are free to do so, but must accept the consequences even when they are limited by taking on the load responsibly instead of turning everything upside down and even starting violent processes that have very little to do with the freedom to be and to do. see, indeed.
I do not criticize the choices of others, but I want mine to be protected and my need for serenity and cooperation to be respected in favor of the good for all.
We really get to the pointless exhilaration and for reasons that, I am sure, many troublemakers feed to create discontent and pursue interests that have very little to do with the vaccine.
We do not make war among the poor, we do not kill each other to feel the winners, we do not annihilate the rights of the other in order to charge attention on their own.
Hospitals are increasingly overloaded, Covid restrictions in hospital areas harm those who suffer and increase the emotional suffering of patients and their families. This is a fact.
As a cancer patient who has to undergo a major surgery shortly, this condition of anxiety and precariousness does not help me.
Not being able to see or feel the consoling caress of those who love us while facing such a dramatic moment in their life is not good for the sick person, but not even for his family.
I think about how I will do it and when I can get in touch with them by phone after the surgery, how I can make my voice calm so that they do not get scared, how I can talk to the doctors and serenely understand what will come next, how I can manage my stress emotional of having to face alone the possibility of a non-awakening.
This is but one example, one of the millions possible, since I am not alone in this condition. I ask myself: is it possible that none of those who with such ferocity are contributing to build up so much hatred and so much confusion, is it possible that no one has found himself experiencing a similar condition of pain?
Let’s stop for a moment, stop for a moment, and before making your choices know that you have to take responsibility for it, a responsibility whose load is made heavier by so much pain and so much anxiety that you don’t know how to take into account.

Sin da piccola ho imparato due insegnamenti essenziali: da ogni caduta ci si può rialzare, e ad azione corrisponde conseguenza. Si chiama responsabilità. Responsabilità verso sé stessi e verso gli altri, le due cose non sono disgiunte né disgiungibili.
Cadere e imparare a rialzarmi mi ha dato la forza dell’autostima e il coraggio di non ritenersi perfetti. Riconoscere che ad ogni azione c’è una conseguenza, mi ha donato da una parte un po’ più di lungimiranza e ponderazione, dall’altra l’abilità di assumermi le mie responsabilità per scelte fatte in modo che mai esse debbano ricadere sugli altri.
In questi giorni questo discorso mi sembra imprescindibile.
Si fa tanto un parlare di libertà (non voglio neanche stare a giudicare di quanto sia solo una pseudo libertà quella cui ci si appella), ma si dimentica che ogni libertà è fatta di scelte e che le conseguenze di ciascuna scelta devono ricadere su chi le compie e non allargarsi a macchia d’olio per ledere la libertà dell’altro e danneggiarne la persona fisica e/o emotiva come, in realtà, sta accadendo.
Se si sceglie di vaccinarsi, per esempio, lo si fa assumendosi la responsabilità delle possibili reazioni, ma anche nella consapevolezza che quel gesto può aiutare a non infrangere la libertà degli altri. Proteggendo me, proteggo gli altri, rendo possibile la ripartenza economica, riduco i rischi per gli anziani e i malati e faccio in modo che i bambini e i giovani possano essere più tutelati.
Chi scegli di non vaccinarsi, è libero di farlo, ma deve accettarne le conseguenze anche quando sono limitatitve assumendosene il carico responsabilmente invece di capovolgere ogni cosa e, addirittura, avviare processi violenti che con la libertà di essere e di fare hanno ben poco a che vedere, anzi.
Io non critico le scelte degli altri, ma voglio che le mie siano tutelate e che sia rispettato il mio bisogno di serenità e cooperazione a favore del bene per tutti.
Si arriva davvero all’esaperazione inutile e per motivi che, ne sono certa, molti facinorosi alimentano per creare malcontento e perseguire interessi che con il vaccino hanno ben poco a che fare.
Non ci si fa guerra tra i poveri, non ci si uccide gli uni con gli altri per sentirsi i vincitori, non si annientano i diritti dell’altro per caricare le attenzioni sui propri.
Gli ospedali sono sempre più sovraccarichi, le restrizioni Covid nelle areee ospedaliere danneggiano chi soffre e accrescono la sofferenza emotiva dei malati e delle loro famiglie. Questo è un fatto.
Da malata oncologica che deve a breve subire un importante intervento chirurgico, questa condizione di ansia e precarietà non mi aiuta.
Non poter vedere o sentire la carezza consolatrice di chi ci ama mentre si affronta un momento così drammatico della propria vita non fa bene al malato, ma neanche alla sua famiglia.
Penso a come farò e quando potrò mettermi in contatto con loro telefonicamente dopo l’intervento, come potrò rendere serena la mia voce affinché non si spaventino, come potrò parlare con i medici e capire serenamente quello che verrà dopo, come potrò gestire il mio stress emotivo del dover affrontare da sola anche la possibilità di un non risveglio.
Questo non è che un esempio, uno tra i milioni possibili, poiché non sono la sola a vivere questa condizione. Mi domando: possibile che nessuno di chi con tale ferocia sta contribuendo a costruire tanto astio e tanta confusione, possibile che nessuno si sia trovato a vivere una simile condizione di dolore?
Fermiamoci un attimo, fermatevi un attimo, e prima di compiere le vostre scelte sappiate che dovete assumervene la responsabilità, una responsabilità il cui carico è reso più pesante dal tanto dolore e dalla tanta ansia di cui non sapete tener conto.

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