Philip Roth: Pastorale americana

Il romanzo di Philip Roth, Pastorale americana (Einaudi, 1997), è un romanzo complesso, di “ricostruzione”, si potrebbe dire, ma un tentativo di ricostruzione che si verifica quando tutto ciò che era stato immaginato è andato distrutto e “ricostruire” significa solo cercare di porre rimedio all’inevitabile, a quel mondo che era sfuggito e di cui, se ci si fosse resi conto, avrebbe potuto essere diverso.
È un romanzo in cui l’entusiasmo si svuota del suo apparire e si rivela in una realtà opposta in cui ciò che dava gioia diventa fonte di dolore e, soprattutto, incapacità di comprenderne i motivi.
La scansione in tre parti del romanzo (Paradiso ricordato/La caduta/Paradiso perduto), sembra raccontare di una malinconica perdita che, all’indietro, ricongiunge la fantasia alla realtà, ma si tratta di una realtà piena di dubbi e interrogativi, una realtà che non soddisfa le esigenze dei protagonisti e non ne spiega la caduta nell’abisso.
La società americana che Roth ci presenta, è una società tirata e divisa tra estremi che non si ricompongono, in cui ogni cosa è collegata, eppure non sembrano esserci legami reali e profondi tra le persone né tra le situazioni e le persone. Ciò che sembra essere privilegiato è il percorso di commistione tra reale e ideale, tra come si immagina che le persone siano e come lo siano realmente.
È una società che, pur se intrisa di lotte e conflitti, pone il piano di osservazione distante dagli eventi, come se l’osservatore fosse esterno e non in grado di comprendere le contraddizioni di una società e un’epoca in cui apparenza e inganno camminano insieme, in cui democrazia e libertà si scontrano con la compiutezza di guerre (Vietnam) non volute e di movimenti antiviolenti che, però, diventano i primi fomentatori di nuove ingiustizie e violenze.
La storia narrata in “Pastorale americana” è la storia di personaggi che si incontrano nel presente per scoprire di non essersi mai veramente conosciuti o, forse, imparare a scoprire di sé e dell’altro quanto ciascuno non voleva conoscere e vedere né dell’altro né di sé stesso.
Lo scrittore Nathan Zuckerman si ritrova coinvolto, ormai anziano, nella storia cupa e sosprendente di un suo idolo di gioventù, Seymour Irving Levov incredibilmente bello e bravissimo nel football, ma obbligato dal padre a seguire la sua strada di guantaio a Newark, invidiato dal fratello Jerry che poi diventerà medico psichiatra rivelandosi forse più libero di quanto abbia potuto essere Seymour, soprannominato da tutti lo Svedese per la bellezza del suo volto e del suo fisico atletico.
Il punto di vista dello scrittore prova a restare fedele all’ideale di cui aveva colmato la sua infanzia e adolescenza idolatrando lo Svedese, per rendersi via via conto che tale idolatria aveva privato dell’umano una persona che aveva le sue sofferenze, i suoi pieni e i suoi vuoti, le sue sconfitte grandi e una profonda solitudine. Quando, tramite Jerry, Nathan riuscirà a ricostruire tutta la storia dello Svedese, ne scoprirà non solo la grande umanità e fragilità, ma il dolore profondo; purtroppo, sarà troppo tardi per recuperare un rapporto e poter aiutare il suo idolo nel momento del bisogno a causa della scelta di Merry, figlia del suo primo matrimonio, che si trasformerà sotto lo sguardo incredulo del padre in una violenta terrorista.
Il romanzo, molto intricato, come solo l’animo segreto di ogni essere umano può essere, è un chiaro atto di accusa contro ogni forma di banale ma colpevole ipocrisia nascosto in quei sogni di pace e prosperità che non tengono conto della vita delle persone che soffrono veramente per costruire quel sogno che sfuma dinanzi alla disillusione della verità.

Philip Roth’s novel, Pastorale americana (Einaudi, 1997), is a complex novel of “reconstruction”, one might say, but an attempt at reconstruction that occurs when everything that had been imagined has been destroyed and “rebuilt” it just means trying to remedy the inevitable, that world that had escaped and which, if one had realized, could have been different.
It is a novel in which enthusiasm empties of its appearance and reveals itself in an opposite reality in which what gave joy becomes a source of pain and, above all, the inability to understand the reasons.
The three-part scan of the novel (Remembered Paradise / The Fall / Lost Paradise), seems to tell of a melancholy loss which, backwards, rejoins fantasy with reality, but it is a reality full of doubts and questions, a reality which does not meet the needs of the protagonists and does not explain their fall into the abyss.
The American society that Roth presents to us is a society drawn and divided between extremes that do not come together, in which everything is connected, yet there do not seem to be real and deep bonds between people or between situations and people. What seems to be privileged is the path of mixing between the real and the ideal, between how people are imagined and how they really are.
It is a society that, although steeped in struggles and conflicts, places the observation plane far from events, as if the observer were external and unable to understand the contradictions of a society and an era in which appearance and deception walk. together, in which democracy and freedom collide with the completion of unwanted wars (Vietnam) and anti-violence movements which, however, become the first fomenters of new injustices and violence.
The story told in “American Pastoral” is the story of characters who meet in the present to discover that they have never really known each other or, perhaps, learn to discover about themselves and the other what each did not want to know and see or the other nor of himself.
The writer Nathan Zuckerman finds himself involved, now an elderly, in the dark and surprising story of his youth idol, Seymour Irving Levov, incredibly handsome and very good in football, but forced by his father to follow his path as a glover in Newark, envied by his brother. Jerry who later became a psychiatrist, revealing himself perhaps freer than Seymour could have been, nicknamed the Swede by all for the beauty of his face and his athletic body.
The writer’s point of view tries to remain faithful to the ideal with which he had filled his childhood and adolescence by idolizing the Swede, to gradually realize that such idolatry had deprived of the human a person who had his sufferings, his full and its emptiness, its great defeats and a profound loneliness. When, through Jerry, Nathan manages to reconstruct the whole history of the Swede, he will discover not only his great humanity and fragility, but his deep pain; Unfortunately, it will be too late to recover a relationship and be able to help his idol in time of need due to the choice of Merry, the daughter of his first marriage, who will transform under the incredulous gaze of her father into a violent terrorist.
The novel, very intricate, as only the secret soul of every human being can be, is a clear indictment against all forms of banal but guilty hypocrisy hidden in those dreams of peace and prosperity that do not take into account the lives of people who they really suffer to build that dream that fades before the disillusionment of the truth.

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