The Forgotten Dream

Death scares most people, yet it is but a forgotten dream.
Modern Peter Pan we lose contact with reality or we build one in our dimension so that every discomfort can be controlled and / or excluded without serious consequences remaining in the experience that we want to believe real.
Yet, it is precisely those forgotten dreams (or nightmares) that make the present more real and also our struggle so that that present finds the voice it deserves in the confused panorama of our sometimes impassable choices.
Death is one of those dreams that we want to forget because they frighten us, because they contain, we think, the finitude of our unfinished being. What if we’re wrong? What if death gives us life instead of depriving us of it? What if what we believe to be life is nothing more than preparation for life, a kind of life experiment?
Why should we consider life with death over? Why must those we love be closed in the time of finitude and unloved in that of their infinity?
Illnesses frighten us, pain frightens us … but what if these were the most capable of confirming the value and meaning of our life?
Today there are so many questions and few answers, because everyone has their own, because when it comes to life and death there is only one word that shortens the distance: love. Love life and love death because it is the pure essence of eternity.

La morte fa paura ai più, eppure, essa non è che un sogno dimenticato.
Novelli Peter Pan perdiamo il contatto con la realtà o ne costruiamo una a nostra dimensione affinchè ogni disagio possa essere controllato e/o escluso senza che restino conseguenze serie nel vissuto che vogliamo credere reale.
Eppure, sono proprio quei sogni (o incubi) dimenticati che rendono più reale il presente e anche la nostra lotta affinché quel presente trovi la voce che merita nel panorama confuso delle nostre scelte talvolta impercorribili.
La morte è uno di quei sogni che vogliamo dimenticare perché ci fanno paura, perché contengono, pensiamo, la finitezza del nostro essere incompiuto. E se ci sbagliassino? E se la morte ci donasse la vita invece di privarcene? E se quello che crediamo vita non fosse che la preparazione alla vita, una sorta di esperimento di vita?
Perché dobbiamo considerare finita la vita con la morte? Perché coloro che amiamo devono essere chiusi nel tempo della finitezza e non amati in quello della loro infinitezza?
Le malattie ci fanno paura, il dolore ci fa paura… ma se fossero proprio questi i più atti a confermare il valore e il significato della nostra vita?
Oggi tante domande e poche risposte, perché ciascuno ha le sue, perché quando si parla di vita e di morte c’è una sola parola che accorcia le distanze: amore. Amare la vita e amare la morte perché essenza pura di eternità.

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