Embroidering Life

I think back to the experiences of my life as if they were the stitches of an ancient embroidery, colored, assembled or extended; they fill and empty the fabric of a painful but never denied existence.
So here they are, those points on the fabric of my life that chase each other, seek each other, deny each other but find themselves.
The “grass point”, elegant and sober in its simplicity, like all the experiences loved and lived in the relationship with others, always marked with decorum and modesty; follows the “full point”, round, perfect even when it is oblong, so perfect as to make the ephemeral whims of a “written point” that always needs a return back so that the images and thoughts are really clear and clear, just like doubts and uncertainties, just like the determined and most thoughtful step of a life that writes itself every moment and dedicates its care to every moment.
“Point a day”, “flat point”, “daisy point” or “scallop”, all points capable of defining every situation in the enchantment of a diversity that enriches and makes a precious boast of itself.
What about, finally, among others, that delicate inlay of voids and solids, cuts and “carvings” that build barriers on the fabric against emptying in this desired mixture of weft and warp that of emptiness and fullness acquire the beauty and both honor because the fabric of life is often only in constant balance between the fullness of the sky and the might of the abyss.
We are that thread that passes the fabric from side to side, decorates it, embellishes it even when the obstacle of empty space seems to be able to mark the end of any direction.
Yet, it is precisely that obstacle that laps the thin thread of our existence that also determines the ability and courage to know how to weave again, to know how to combine fragility and strength together in a mending so that the overall vision is never a waste of their own life, but of supreme beauty and harmony.
It is thus, finally, that those embroidery stitches that make up my life are suddenly transformed into notes on a staff whose staves gracefully surpass the fullness of the carefully woven sheet known to our gaze and allow new and never played notes to have life in a time that is not yesterday, it is not today, it is not tomorrow, but it is forever.

Ripenso alle esperienze della mia vita come se fossero i punti di un ricamo antico, colorati, assembrati oppure estesi; essi riempiono e svuotano il tessuto di un’esistenza sofferta, ma mai negata.
E allora eccoli, quei punti, sul tessuto della mia vita che si rincorrono, si cercano, si negano ma si ritrovano.
Il “punto erba”, elegante e sobrio nella sua semplicità, come tutte le esperienze amate e vissute nella relazione con gli altri improntate sempre con decoro e pudore; segue il “punto pieno”, tondo, perfetto anche quando è oblungo, così perfetto da far arrossire i capricci effimeri di un “punto scritto” che ha bisogno sempre di un ritorno indietro affinché le immagini e i pensieri siano realmente limpidi e chiari, proprio come i dubbi e le incertezze, proprio come il passo determinato e quello più pensieroso di una vita che scrive sé stessa ogni attimo e a ogni attimo dedica la sua cura.
“Punto a giorno”, “punto piatto”, “punto margherita” o “smerlo”, tutti punti atti a definire ogni situazione nell’incanto di una diversità che arricchisce e che di sé fa un prezioso vanto.
Che dire, infine, tra gli altri, di quell’intarsio delicato di vuoti e di pieni, di tagli e “intagli” che costruiscono sul tessuto barriere contro lo svuotamento in questa commistione desiderata di trama e ordito che del vuoto e del pieno acquisiscono la bellezza ed entrambi onorano poiché il tessuto della vita non è spesso che in equilibrio costante tra la pienezza del cielo e la possenza dell’abisso.
Noi siamo quel filo che passa il tessuto da parte a parte, lo decora, lo impreziosisce anche quando l’ostacolo dello spazio vuoto sembra poter segnare la fine di ogni direzione.
Eppure, è proprio quell’ostacolo che lambisce il sottile filo della nostra esistenza a determinare anche la capacità e il coraggio di saper tessere ancora, di saper comporre insieme in un rammendo la fragilità e la forza affinché la visione complessiva non sia mai di spreco della propria vita, ma di bellezza suprema e di armonia.
È così, infine, che quei punti di ricamo che compongono la mia vita si trasformano d’improvvisio nelle note su un pentagramma i cui righi sorpassano leggiadri la pienezza del foglio tessito con cura e noto al nostro sguardo e consentono a note nuove e mai suonate di aver vita in un tempo che non è ieri, non è oggi, non è domani, ma è per sempre.

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