Jesters

We are not jesters of our life, we are not ridiculous puppets who act following the step of those who pull our strings with no choice, we are not hateful clowns who hide behind custom-made masks to hide the truth of which we are not spokespersons.
Only kindness is what we really need, the courage of kindness against the exhibitionist nonsense that makes us jesters in a life we ​​don’t love and don’t respect.
We don’t need exhibits, false laughter, simulated images of an existence we don’t live, we need the courage of truth.
I see many jesters, servants of several masters, who are agitated, move the air, but do not give a meaning to their movement or a path to their frenzy. They agitate in the name of the exhibition god, they sell themselves in the name of an apparent momentary notoriety that deludes them that they count for something because others look at them, they do not know that the gaze of others says many things, many of which we do not want to see or hear, many of which they ridicule us without speaking and use our dedication to the exhibition for the ambiguous purposes of their own petty business.
They are looks that make you believe appreciation, but they are looks that deride in flattery and it could not be otherwise since it is unpleasant, but really unpleasant, to observe these jesters who perform hopping happy like teenagers at the first meeting (deprived, however, of their genuine emotion ), who scream with old and croaking voices as if they were new to everything in a world that has measured, weighed and found them losers.
They are adults who have no ideas and wear those of others in turn, without even too much sense, without caring about the before and after, without paying attention to the contradictions because on the contrary, they enjoy these because they allow the mockery of the immature and deafening shrieks they surround themselves with. deluded to benefit from attention because they are “great”, but unable to admit that they are considered only “great fools”.
Where is the dignity of the person, of the word, of the action, of the choices? How is it possible to depreciate so much as to believe in that moment of notoriety child of disgust and not of appreciation, of ignorance and not of value, of the possibility of obtaining a profit and not a direction.
Trivial jesters of a life screamed without being heard, these are the false idols of the void.

Non siamo giullari della nostra vita, non siamo ridicole marionette che agiscono seguendo il passo di chi tira i nostri fili senza possibilità di scelta, non siamo odiosi pagliacci che si nascondono dietro maschere costruite su misura per nascondere la verità di cui non siamo portavoce.
Solo gentilezza è quello di cui davvero necessitiamo, il coraggio della gentilezza contro le fandonie esibizioniste che ci rendono giullari in una vita che non amiamo e non rispettiamo.
Non abbiamo bisogno di esibizioni, di false risate, di immagini simulate di un’esistenza che non viviamo, abbiamo bisogno del coraggio della verità.
Vedo tanti giullari, servitori di più padroni, che si agitano, muovono l’aria, ma non danno un significato al loro muoversi né un percorso al loro scalmanarsi. Si agitano in nome del dio esibizione, si vendono in nome di una apparente momentanea notorietà che li illude di contare qualcosa perché gli altri li guardano, non sanno che lo sguardo degli altri dice tante cose, molte delle quali non vogliamo vedere né sentire, molte delle quali ci ridicolizzano pur senza parlare e usano la nostra dedizione all’esibizione per gli scopi ambigui dei propri meschini affari.
Sono sguardi che fanno credere apprezzamento, ma sono sguardi che nell’adulazione deridono e non potrebbe essere altrimenti poiché è sgradevole, ma davvero sgradevole, osservare questi giullari che si esibiscono saltellando felici come adolescenti al primo incontro (privati, però, della loro genuina emozione), che urlacchiano con voci anziane e gracchianti come fossero nuovi a ogni cosa in un mondo che li ha misurati, pesati e trovati perdenti.
Sono adulti che non hanno idee e indossano quelle degli altri a turno, senza neanche troppo senso, senza curarsi del prima e del dopo, senza badare alle contraddizioni poiché anzi, di queste godono poiché consentono il ludibrio degli strilletti immaturi e assordanti di cui si circondano illusi di beneficiare di attenzione perché “grandi”, ma incapaci di ammettere di essere considerati solo “grandi sciocchi”.
Dov’è la dignità della persona, della parola, dell’azione, delle scelte? Come è possibile deprezzarsi così tanto da credere in quell’attimo di notorietà figlio del disgusto e non dell’apprezzamento, dell’ignoranza e non del valore, della possibilità di ottenerne un profitto e non una direzione.
Giullari banali di una vita urlata senza essere ascoltata, sono questi i falsi idoli del vuoto.

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