Dream or Reality?

Who knows if it was a dream or reality!
Tonight I dreamed or saw a woman, which was me, who, in turn, was watching me.
Who was dreaming? Who was awake?
Perhaps none, perhaps both or perhaps, simply, the inside and outside of me manifested themselves simultaneously and I could observe and listen to their dense and subdued dialogue.
I knew I was awake as I watched that woman inside me untangle the maze of her thoughts. Her gaze was out of her, towards me, her lips spoke to me and I could hear in the breath of my heart the placid calm with which she faced everything without letting herself be upset although everything overwhelmed her.
Another, however, was the awareness that moved me: she too could observe me and keep in her heart that link with my reality which, in our common hidden image, allowed us that strong and heartfelt embrace between reality and fantasy, dream and real life.
No compromise in our embrace, just a promise. The promise that the bond that keeps us both tied to life and dreams cannot be broken and worn down by the vicissitudes that shatter the real and debase it in the unreal.
Those two women are but one woman. The woman who in dreams as in reality finds the courage not to back down, the strength to welcome the beautiful and the ugly and to transform both as best as possible without taking anything away from the pain or debasing the joy.
That woman is me; and, although I know how to recognize a good dream from a bad nightmare, I do not abandon either one, because in joy I hope and in pain I grow.

Chissà se era un sogno o la realtà!
Stanotte sognavo o vedevo una donna, che ero io, che, a sua volta, mi osservava.
Chi sognava? Chi era desta?
Forse nessuna, forse entrambe o forse, semplicemente, il dentro e il fuori di me si manifestavano contemporanenamente e io potevo osservare e ascoltare il loro dialogo fitto e sommesso.
Io sapevo di essere desta mentre osservavo quella donna dentro di me che si districava nei meandri dei suoi pensieri. Il suo sguardo era fuori, verso di me, le sue labbre mi parlavano e io potevo udire nel respiro del mio cuore la calma placida con cui affrontava ogni cosa senza lasciarsi stravolgere sebbene ogni cosa la travolgesse.
Un’altra, però, era la consapevolezza che mi commuoveva: anche lei poteva osservarmi e custodire nel suo cuore quel legame con la mia realtà che, nella nostra comune immagine nascosta, ci consentiva quell’abbraccio forte e accorato tra realtà e fantasia, sogno e vita reale.
Nessun compromesso nel nostro abbraccio, solo una promessa. La promessa che il vincolo che ci tiene entrambe legate alla vita e al sogno non possa lasciarsi spezzare e logorare dalle vicissitudini che frantumano il reale e lo sviliscono nell’irreale.
Quelle due donne non sono che una donna sola. La donna che nei sogni come nella realtà trova il coraggio di non tirarsi indietro, la forza di accogliere il bello e il brutto e di trasformare entrambi nel meglio possibile senza senza nulla togliere al dolore né nulla svilire della gioia.
Quella donna sono io; e, sebbene io sappia riconoscere un bel sogno da un brutto incubo, non abbandono l’uno né l’altro, perché nella gioia spero e nel dolore cresco.

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