“Tornare a galla” di M. Atwood

“Tornare a galla” (Ponte alle Grazie, 2020) di Margaret Atwood è un romanzo che sin dalle prime battute si può amare e odiare contemporanenamente. Odiare, perché lo zigzagare dell’auto che riconduce la protagonista alla sua casa dell’infanzia su un’isola del Quebec lungo percorsi misteriosi e fragili, alla ricerca di un corpo, quello del padre, di cui non si ha più notizia, corrisponde allo zigzagare inquieto della protagonista nella sua stessa esistenza fragile. Appare come se la sparizione di un essere umano fosse cosa ovvia, come se la sparizione di questo uomo in particolare non avesse nulla da significare, tanto che la protagonista, una pittrice poi vignettista, tace agli amici e al suo compagno il motivo reale del ritorno alla sua casa, camuffato in una gita alla conquista dell’isola selvatica dove si vive senza acqua corrente né elettricità. Un simbolico ritorno alla natura che richiama il ritorno alla culla della propria esistenza.
Sono molte le cose taciute, il suo passato, il suo aver avuto un figlio poi affidato al marito, il suo non amore o incapacità di amare un uomo.
Eppure, è anche un libro da amare, perché, via via che la narrazione si dipana, il romanzo diventa molto intimo della psiche della protagonista, dei suoi vuoti e dei suoi pieni, del dolore, delle mancanze, della riplorevole solitudine in cui ha chiuso sé stessa senza riuscire a trovare un ricongiungimento tra il prima e il dopo, anzi, senza neanche riuscire a prospettare un dopo per sé, da cui la mancanza di sentimenti profondi, almeno apparente.
La protagonista appare come una donna ribelle, una donna fuori dal canone, una donna che nel ricongiungersi con la sua casa, nella pseudo ricerca di un padre di cui per caso verrà rinvenuto il corpo, scopre, che il suo viaggio di ritorno era, in realtà, un viaggio dentro sé stessa, alla ricerca di un completamento e un compimento della sua propria esistenza.
La narrazione in prima persona rende più evidente questa separazione tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, tra la verità intima della sua ricerca di un posto nel mondo e la superficialità con cui il suo comagno di vita e quelli di viaggio restano fuori dal suo mondo interiore, dalla sua ricerca di sé, dal suo progressivo immedesimarsi nella natura dell’isola che diventa via via un oscuro male, un nemico da combattere, un araldo della metamorfosi.
Tutto ciò che ai suoi amici sembrerà un’avventura fuori dal comune nella natura selvaggia da usare e abusare a piacimento e fino alla noia, per lei diventerà l’apice del riconoscimento di sé e della sua verità. Se il progressivo inselvatichirsi, per i suoi compagni sarà un piacevole ma breve diversivo, per lei sarà un ritorno a sé stessa e, forse, la scoperta dei suoi sentimenti mai pronunciati, il coraggio di condividere con un altro essere umano la mutevolezza e fragilità della propria avventura e del proprio percorso nella vita.
In questo senso, l’assenza di un nome per la protagonista, fa immedesimare facilmete tutti i nomi nel suo essere e divenire.
Ritornare a galla, a respirare l’aria della superficie, sarà un dono possibile solo dopo aver percorso l’oscurità infida del proprio essere e malessere.
“Tornare a galla” (Ponte alle Grazie, 2021) di Margaret Atwood è un romanzo importante che narra delle voci che urlano in ciascuna persona senza essere spesso riconosciute.

“Tornare a galla” (Ponte alle Grazie, 2020) by Margaret Atwood is a novel that can be loved and hated simultaneously from the very beginning. Hate, because the zigzagging of the car that leads the protagonist back to her childhood home on an island in Quebec along mysterious and fragile paths, in search of a body, the one of her father, of whom we no longer know, corresponds to the the protagonist’s restless zigzagging in her own fragile existence. It appears as if the disappearance of a human being were an obvious thing, as if the disappearance of this man in particular had nothing to mean, so much so that the protagonist, a painter then a cartoonist, keeps silent about the real reason for the return home to her friends and her partner, disguised as a trip to the conquest of the wild island where one can live without running water or electricity. A symbolic return to nature that recalls the return to the cradle of one’s existence.
There are many unspoken things, her past, her having had a child then entrusted to her husband, her lack of love or inability to love a man.
Yet, it is also a book to be loved, because, as the narrative unfolds, the novel becomes very intimate with the protagonist’s psyche, with her voids and fullness, with the pain, the shortcomings, the regrettable loneliness in which she closed herself without being able to find a reunion between the before and the after, indeed, without even being able to envisage an after for herself, hence the lack of deep feelings, at least apparent.
The protagonist appears as a rebellious woman, a woman out of the canon, a woman who in reuniting with her home, in the pseudo search for a father whose body will be found by chance, discovers that her return journey was, in reality, a journey within herself, in search of a completion and a fulfillment of her own existence.
The first-person narrative makes more evident this separation between what is inside and what is outside, between the intimate truth of her search for a place in the world and the superficiality with which her life partner and those of travel remain outside the world, her inner world, from her search for herself, from her progressive identification with the nature of the island that gradually becomes a dark evil, an enemy to fight, a herald of metamorphosis.
Everything that will seem to her friends an out-of-the-ordinary adventure in the wilderness to be used and abused at will and to the point of boredom, for her will become the pinnacle of self-recognition and her truth. If the progressive growing wild, for her companions will be a pleasant but brief diversion, for her it will be a return to herself and, perhaps, the discovery of her never uttered feelings, the courage to share with another human being the mutability and fragility of her own adventure and her own path in life.
In this sense, the absence of a name for the protagonist makes all the names easily identified with her being and becoming.
Returning to the surface, to breathe the air of the surface, will be a gift possible only after having traveled the treacherous darkness of one’s being and malaise.
“Tornare a galla” (Ponte alle Grazie, 2021) by Margaret Atwood is an important novel that tells of the voices that scream in each person without being often recognized.

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