The Scent of Death

The smell of death is a powerful pole of attraction for those who want to wash their conscience.
The most attracted are those who disappear, the ones that think about their problems, attract pity and pain on themselves and do not even notice your life, what happens to you, indeed, knowing it bothers them, reminds them of a responsibility that they do not want to take on defending themselves with their own dismal problems, not false, but not unique.
Then, suddenly, they wake up, it is death that calls them, your death.The gravity of your illness is no longer something that they can keep silent and, then, like flowers suddenly sprouting from the snow that covers the lawn, they peep out and they think they can take their place again, that they have the right to have their say, that they can be next to you.
Perhaps they do not know that snow is often not snow, but a violent frost that does not nourish the hidden seeds, but dries them up to dry. It is not enough to remember having been absent to break through that expanse of ice that has stratified over time until it is more like transparent rock than that ice that the heat can melt.
One cannot be protagonist in the pain of the other, one cannot remember that the other exists when there is the risk that one is losing him. People are not lost when they die, but when they are still alive; in life is the time for sharing, in death there is only respect and expectation.
I know, death causes upheavals of conscience, but these should not enter the life of the forgotten when it is late, before honoring their death one should learn to honor their life.

L’odore di morte è un potente polo di attrazione per coloro che vogliono lavarsi la coscienza.
I più attratti sono quelli che spariscono, pensano ai propri problemi, attirano su di sé commiserazione e pena e neanche si accorgono della tua vita, di quello che ti capita, anzi, saperlo li infastidisce, li richiama a una responsabilità che non vogliono assumersi difendendosi con le proprie lugubri problematiche, non false, ma non uniche.
Poi, d’improvviso, si risvegliano, è la morte che li chiama, la tua morte.La gravità del tuo male non è più qualcosa che possono tacere e, allora, come fiori spuntati improvvisi dalla neve che ricopre il prato, fanno capolino e pensano di poter riprendere il loro posto, di avere il diritto di dire la propria, di poter esserti accanto.
Forse non sanno che la neve spesso non è neve, ma una violenta gelata che non nutre i semi nascosti, ma li inaridisce fino a seccarli. Non basta ricordarsi di essere stati assenti per sfondare quella distesa di ghiaccio stratificatasi nel tempo fino a essere più simile a roccia trasparente che a quel ghiaccio che il calore possa sciogliere.
Non si può essere protagonisti nel dolore dell’altro, non ci si può ricordare che l’altro esiste quando c’è il rischio che lo si stia perdendo. Le persone non si perdono quando muoiono, ma quando sono ancora vive; è nella vita il tempo della condivisione, nella morte c’è solo il rispetto e l’attesa.
Lo so, la morte provoca sommovimenti della coscienza, ma questi non dovrebbero entrare nella vita dei dimenticati quando è tardi, prima di onorare dell’altro la sua morte bisognerebbe imparare ad onorarne la vita.

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