The Letters of J. R. R. Tolkien

“The Letters of JRR Tolkien” (Harper & Collins, 2006) collected in volume thanks to Humphrey Carpenter with the collaboration of C. Tolkien, represents a path through the maturation of the great writer and scholar and allows to reconstruct the fine and intelligent imagery as much as Tolkien’s witty mind and capable of lexical, historical, literary, social research.
One aspect that I found particularly interesting is that the editor, Humphrey Carpenter, after the introduction in which he explains how Tolkien’s letters were collected and displayed, never interfered within the chapters with comments and explanations, leaving readers the task of doing it and also the space and the way to immerse himself in Tolkien’s mind and emotions. Carpenter kept for himself the role of the “accurate editor”, in the sense that there are numerous notes and references at the end of the book, but they explain without ever replacing or interfering, bibliographic references and historians.
It follows that the volume, of 500 pages, can be read in two different ways, even alternating them: reading carried away by emotions and the desire to meet, reading marked by study and research. Either way, the result is surprising and surprisingly human.
Another peculiarity, for which I thank the editor, is that the letters are not organized according to the sender / recipient, nor on a thematic basis, but follow the course of the years thus illustrating the writer’s life through his words, in the points of strength and weakness, in the heated criticisms and in the familiar emotions that, at the end, offer the illusion to the reader of having been part of a life and an intense, honest life, attentive to the family as to the study, to the evolution of its characters as to the linguistic care and to the historical research of the narrated areas.
“The Letters of JRR Tolkien” (Harper & Collins, 2006), began in 1914 and continued until 1973, the last dates back to four days before his death on September 2, 1973. These are letters addressed to the family, for friends, universities, scholars, but also his readers, commentators, critics. They are letters that not only accompany a journey through a lifetime, but of this life and of this writing offer a deeply human real dimension.
Towards the end of his life, J.R.R. Tolkien lost the use of his right hand for a few weeks, a tragedy for him who wrote everything by hand. I feel I can fully share the sentence she uttered to describe her painful emotion, I think I would feel the same way: “I found not being able to use a pen or a pencil as defeating as the loss of her beak would be to a hen »(In The Letters of JRR Tolkien, Harper and Collins, p.1).
I believe that even this statement is indicative of a way of interpreting writing as a life to be witnessed even in the fantastic variety of his choice of narratives.
“The Letters of JRR Tolkien” is certainly a book that those who love literature must read, perhaps one piece at a time, to savor the depth of a soul and the spirit that envelops the writing of an author of Tolkien’s reach and depth.

“The Letters of J.R.R. Tolkien” (Harper & Collins, 2006) raccolte in volume grazie a Humphrey Carpenter con la collaborazione di C. Tolkien, rappresentano un percorso attraverso la maturazione del grande scrittore e studioso e consentono di ricostruire l’immaginario fine e intelligente quanto la mente arguta e capace di ricerca lessicale, storica, letteraria, sociale di Tolkien.
Un aspetto che ho trovato particolarmente interessante è che il curatore, Humphrey Carpenter, dopo l’introduzione in cui spiega la modalità di raccolta ed esposizione delle lettere di Tolkien, non ha mai interferito all’interno dei capitoli con commenti e spiegazioni lasciando ai lettori lo spazio e il modo per immergersi nella mente e nelle emozioni di Tolkien e conservando per sé il ruolo del “curatore accurato”, nel senso che numerose sono le note e i riferimenti alla fine del libro, ma essi spiegano senza mai sostiuirsi o interferire, riferimenti bibliografici e storici.
Ne consegue che il volume, di 500 pagine, può essere letto con due modalità diverse, persino alternandole: la lettura trascinata dalle emozioni e dal desiderio di incontro, la lettura segnata da studio e ricerca. In entrambi i casi, il risultato è sorprendente e sorprendentemente umano.
Un’altra particolarità, di cui ringrazio il curatore, è che le lettere non sono organizzate in base al mittente/destinatario, né su base tematica, ma seguono il corso degli anni illustrandoci così la vita dello scrittore attraverso le sue parole, nei punti di forza e debolezza, nelle critiche accese e nelle emozioni familiari che, al termine offrono l’illusione di aver fatto parte di una vita e una vita intensa, onesta, attenta alla famiglia quanto allo studio, all’evoluzione dei suoi personaggi quanto alla cura linguistica e alla ricerca storica degli ambiti narrati.
“The Letters of J.R.R. Tolkien” (Harper & Collins, 2006), cominciano nel 1914 e proseguono fino al 1973, l’ultima risale a quattro giorni prima della sua morte avvenuta il 2 settembre 1973. Si tratta di lettere indirizzate alla famiglia, ad amici, alle univeristà, a studiosi, ma anche ai suoi lettori, commentatori, critici. Sono lettere che non solo accompagnano un viaggio lungo una vita, ma di questa vita e di questa scrittura offrono una dimensione reale profondamente umana.
Verso la fine della sua vita, J.R.R. Tolkien perse per alcune settimane l’uso della mano destra, una tragedia per lui che scriveva tutto a mano. Sento di poter condividere pienamente la frase che pronunciò per descrivere la sua emozione dolorosa, credo che mi sentirei nello stesso modo: «I found not being able to use a pen or a pencil as defeating as the loss of her beak would be to a hen» ( in The Letters of J.R.R. Tolkien, Harper and Collins, p.1).
Credo che anche quest’affermazione sia indicativa di un modo di interpretare la scrittura come vita di cui essere testimonianza pur nella varietà fantastica della scelta delle sue narrazioni.
“The Letters of J.R.R. Tolkien” è certamente un libro che chi ama la letteratura deve leggere, magari un pezzo alla volta, per assaporare la profondità di un’anima e lo spirito che avvolge la scrittura di un autore della portata e dello spessore di Tolkien.

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